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Liverani (Ania): “Unione del risparmio e degli investimenti sia una priorità vera"

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Liverani (Ania): “Unione del risparmio e degli investimenti sia una priorità vera'

Nel suo intervento di apertura al convegno “The saving and investments union”, il presidente di Ania, Giovanni Liverani, ha rimesso al centro uno dei dossier strategici della nuova legislatura europea: l’Unione del risparmio e degli investimenti. “Orientare i risparmi dei cittadini verso investimenti produttivi, preferibilmente dentro lo spazio europeo, è un obiettivo ambizioso ma necessario”, ha sottolineato, ricordando che l’Europa dispone di una delle più alte quote di risparmio privato al mondo ma non riesce ancora a trasformarlo in capitale per imprese, infrastrutture e innovazione.

Liverani (Ania): “Unione del risparmio e degli investimenti sia una priorità vera"

La questione è sistemica: se i risparmi dei cittadini restano parcheggiati in strumenti a brevissimo termine o finiscono intermediati da mercati extra Ue, le imprese europee restano più dipendenti dal credito bancario e meno competitive rispetto ai concorrenti Usa e asiatici, che possono contare su filiere di finanziamento più articolate. In questo scenario, Liverani sostiene che le assicurazioni possano essere un “ponte naturale” tra risparmio e investimento a lungo termine, ma che finora “le prime iniziative europee non hanno riconosciuto pienamente il nostro potenziale”.

Incentivi fiscali: la durata come chiave
Il punto sollevato da Ania è chiaro: se Bruxelles vuole davvero spostare enormi masse di risparmio verso progetti di sviluppo, deve legare la fiscalità alla durata dell’investimento. “Subordinare gli incentivi al lungo periodo è una necessità evidente”, ha detto Liverani, spiegando che la logica non deve essere quella del prodotto, ma quella del tempo. Il risparmio paziente è ciò che rende finanziabili le trasformazioni profonde: energetica, tecnologica, infrastrutturale. E questo è storicamente il campo naturale degli strumenti assicurativi, che nascono per accompagnare l’arco di vita e non il trimestre finanziario.

Norme più leggere per canalizzare capitali
Sul versante regolatorio, Liverani ha chiesto un’evoluzione del quadro Solvency II: non per ridurre i requisiti di stabilità, ma per semplificare le procedure che generano costi senza reale beneficio. L’esempio citato è il test sulla disponibilità degli utili futuri a livello di gruppo, ritenuto “un aggravio non proporzionale”. Allo stesso modo è considerato essenziale preservare il volatility adjustment, misura che ha permesso alle compagnie di reggere le oscillazioni dei mercati senza contrarre la loro capacità di investimento.

L’Unione del risparmio come politica industriale, non solo finanziaria
La posta in gioco è più ampia del perimetro assicurativo. Per Ania, il progetto europeo ha senso solo se diventa politica industriale: l’Unione del capitale deve trasformarsi in un ecosistema che premi chi trasferisce ricchezza privata verso produttività futura e non verso immobilizzazione di liquidità. È un cambio di mentalità che riguarda la competitività dell’intero continente. Finché l’Europa rimane area di risparmio più che di investimento, continuerà a innovare con lentezza e a dipendere da capitali esterni per crescere.

Per Liverani, dunque, non basta “dichiarare” la priorità europea: serve costruire gli strumenti perché quella priorità diventi economia reale. Il potenziale c’è, il capitale privato anche. Il tema è liberarlo senza erodere la fiducia. E qui, ricorda Ania, l’industria assicurativa può passare da attore regolato ad attore di sviluppo. Non un ruolo accessorio, ma uno dei cardini del nuovo mercato unico dell’investimento europeo.

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