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Legacoop: “Dall’Irlanda un segnale economico forte sulle etichette dell’alcol: educazione, non divieti”

- di: Alberto Venturi
 
Legacoop: “Dall’Irlanda un segnale economico forte sulle etichette dell’alcol: educazione, non divieti”

Per Legacoop Agroalimentare, la decisione del governo irlandese di introdurre nuove etichettature informative per le bevande alcoliche non è un passo verso il proibizionismo, ma l’indicazione di una possibile via europea in cui salute pubblica, informazione ai consumatori e tutela economica delle filiere possono coesistere. L’Italia, principale produttore ed esportatore mondiale di vino, osserva con attenzione un modello che potrebbe diventare un precedente normativo capace di influire sugli equilibri del mercato e sulle strategie dei produttori.

Legacoop: “Dall’Irlanda segnale forte sulle etichette dell’alcol”

Il vicepresidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti (nella foto), legge la scelta di Dublino come un segnale politico con ricadute industriali: “Non è la strada del divieto quella che sostiene il settore, ma quella dell’educazione”. Un’interpretazione che punta a trasformare un rischio potenziale – una normativa più severa sul consumo di alcol – in una leva per valorizzare il prodotto e rafforzare la domanda attraverso nuove forme di comunicazione.

Giovani consumatori, nuovi linguaggi
Il nodo economico è chiaro: la crescita del comparto passa anche dalla capacità di parlare alle nuove generazioni, che oggi orientano una quota crescente del mercato e mostrano comportamenti di consumo in netto cambiamento. La Generazione Z, sottolinea Maretti, “si avvicina al vino, ma cerca strumenti semplici, linguaggi nuovi ed esperienze inclusive”. È una trasformazione che ha implicazioni dirette su marketing, posizionamento e formazione professionale.

Per Legacoop, l’educazione al consumo responsabile diventa parte integrante della strategia competitiva delle aziende cooperative, chiamate a investire in informazione, accessibilità e innovazione culturale. Un percorso che punta a restituire al vino una collocazione quotidiana, legata alle tradizioni e alla qualità, lontana dall’immaginario dello “sballo” che danneggia mercato e reputazione.

Filiera, territori e valore economico

Dietro il dibattito sull’etichettatura c’è un tema di sistema: la forza economica del vino italiano. La filiera vale oltre 30 miliardi di euro, coinvolge centinaia di migliaia di addetti e rappresenta uno dei principali asset del Made in Italy nei mercati globali. Da qui l’appello delle cooperative a un approccio regolatorio europeo che non penalizzi i produttori di qualità e che riconosca la specificità del modello mediterraneo del consumo, storicamente basato sulla moderazione e sull’integrazione con la dieta.

Secondo Maretti, “le cooperative vitivinicole sono pronte a contribuire a una politica nazionale che valorizzi il modello mediterraneo del bere giusto”. Il settore, spiega, ha già imboccato la strada della sostenibilità, della tracciabilità e della divulgazione culturale, investendo in processi produttivi a basso impatto, certificazioni, percorsi formativi e iniziative di promozione territoriale.

Verso un fronte europeo comune

La scelta irlandese, pur non priva di criticità per alcuni esportatori, viene letta da Legacoop come un’opportunità per consolidare un fronte europeo che concili competitività e responsabilità sociale. La richiesta è di costruire un quadro normativo omogeneo, capace di garantire certezza alle imprese, tutelare i consumatori e preservare il valore economico delle denominazioni.

Maretti sottolinea la necessità di “un fronte europeo stabile”, ricordando che il vino è, insieme, economia, lavoro e identità culturale per molte comunità rurali. In questo senso, l’educazione al consumo diventa non solo una misura di salute pubblica, ma uno strumento strategico per proteggere un comparto che rappresenta una parte essenziale della competitività agroalimentare italiana.

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