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Operai in buca, colpiti da malore: uno in coma, allarme caldo sul lavoro

- di: Vittorio Massi
 
Operai in buca, colpiti da malore: uno in coma, allarme caldo sul lavoro

Caldo e possibili esalazioni tolgono il respiro: a Vicenza tragedia sfiorata, in Fvg i sindacati gridano “basta”.

(Foto: immagine generica di operai al lavoro in una giornata calda)

Malore in cantiere: calore o gas killer?

Alle 15:30 di oggi due operai impegnati in scavi in una buca a Tezze sul Brenta (Vicenza) sono stati colti da un malore improvviso: uno è caduto in coma, l’altro ha accusato sintomi meno gravi. Le emergenze invocate – calore intenso o possibili esalazioni tossiche – restano al vaglio degli inquirenti.

Il lavoratore più grave è stato intubato e trasportato in elicottero all’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa. Le condizioni restano riservate.

L’episodio ha acceso i riflettori sull’emergenza: l’Italia è in piena morsa africana con picchi prossimi ai 40 °C nelle regioni settentrionali. Secondo alcune previsioni, la prima settimana di luglio si preannuncia tra le più calde di sempre, e solo un fronte temporalesco, atteso dal 4 luglio, potrà portare un poco di sollievo.

Nordest in trincea: cantieri-fabbriche diventano forni

L’allarme si estende: i sindacati, in particolare la Fim Cisl del Friuli Venezia Giulia, descrivono condizioni “insostenibili” nelle fabbriche metalmeccaniche regionali.

Misure tampone? Non basta. Tra le contromisure suggerite:

  • orari spezzati per evitare le ore più calde;
  • pause aggiuntive e idratazione garantita;
  • accesso ad ambienti climatizzati;
  • installazione di impianti di raffreddamento nei reparti.

“Non tutte le imprese hanno la stessa sensibilità… dove il sindacato non è presente i lavoratori sono lasciati a se stessi”, sottolinea Pasquale Stasio, segretario generale Fim Cisl Fvg.

Normative regionali: tra ordinanze e piani caldo

Il Veneto, preoccupato dal cosiddetto “bollino rosso”, sta predisponendo linee guida: sospensione delle attività nelle ore più calde, rotazione del personale, vigilanza sanitaria e idratazione controllata.

Altre regioni come Lombardia, Abruzzo, Emilia Romagna, Sicilia e Puglia hanno già emesso ordinanze simili: stop al lavoro all’aperto dalle 12:30 alle 16 nelle giornate a rischio caldo elevato.

In Friuli Venezia Giulia si documenta l’urgenza di un intervento regionale: temperature interne alle fabbriche 3 °C sopra la media, con incidenti e malori. Si chiede una sospensione strutturata delle attività.

Oltre l’emergenza: serve un piano strutturale

Le soluzioni attuali – più pause, più acqua – sono misure temporanee. I sindacati chiedono investimenti strutturali in infrastrutture produttive: sistemi di climatizzazione industriale, monitoraggio proattivo basato sul WBGT e sul PHS, e protocolli condivisi da Regione e imprese.

Vetri e tetti riflettenti, ventilazione meccanica controllata, aree di raffrescamento, riprogrammazione dei turni su base meteo: servono fondi regionali per queste opere.

La sicurezza non è un optional

La vicenda di Tezze sul Brenta non è un fatto isolato: emerge la connessione tra caldo record e sicurezza sul lavoro. Quando lavoro pesante e calore si combinano, l’impatto diventa potenzialmente letale.

Le norme esistono, ma senza attuazione efficace restano vuote.

Per evitare che incidenti come questo diventino la regola, c’è bisogno di:

  • Politiche regionali attive: ordinanze puntuali, monitoraggio, fondi.
  • Aziende responsabili: investimenti in impianti di raffrescamento e formazione continua.
  • Sindacati presenti: contrattazione attiva e controllo degli standard.
  • Stato forte: aggiornamento delle normative, includendo il rischio caldo nei DVR.

“Non indugiate. Un piano organico nazionale-regionale è urgente. Le vittime evitate oggi saranno cittadini più sani domani”, chiedono i sindacati alle istituzioni.

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