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Italia-Germania, zero a zero: Pil fermo ma l’Eurozona accelera

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Italia-Germania, zero a zero: Pil fermo ma l’Eurozona accelera

L’Italia cresce, ma di fatto non si muove. Il Pil del terzo trimestre si ferma a zero, confermando che la ripresa resta più una speranza che una realtà. Dopo il -0,1% di primavera, l’economia si è arenata in estate, segnando comunque un +0,4% su base annua. È quanto emerge dalle stime preliminari dell’Istat, che fotografano un Paese immobile mentre il resto dell’eurozona – almeno in parte – torna a muoversi.

Italia-Germania, zero a zero: Pil fermo ma l’Eurozona accelera

Non è una sorpresa. A Firenze, dove si è riunito il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, il governatore di Bankitalia Fabio Panetta lo ha detto senza giri di parole: “La crescita piatta era ampiamente attesa. Non cambia le nostre previsioni”. Tradotto: nessun allarme, ma neppure segnali di svolta.
La spiegazione dell’Istat è tecnica ma chiara: agricoltura in lieve rialzo, industria in frenata contenuta, servizi stabili. Sul fronte della domanda, l’export tiene, ma i consumi e gli investimenti interni restano in apnea. Il quadro, spiega l’istituto, è coerente con l’andamento del sentiment economico, che continua a oscillare tra cautela e incertezza.

Mercato del lavoro: unica luce
Unico dato positivo: il lavoro. A settembre gli occupati crescono di 67 mila unità (+0,3%), e la disoccupazione scende al 6,1%, ai minimi storici. Numeri che, almeno per ora, fanno da paracadute a una congiuntura debole e offrono margini di tenuta sociale. Ma gli occhi restano puntati sui dati dei consumi attesi nei prossimi giorni e sulla stima dell’inflazione di ottobre.

La Germania non corre
E non è che vada meglio a Berlino. Anche la Germania segna zero crescita nel trimestre, +0,3% sull’anno. Le due locomotive d’Europa marciano fianco a fianco, ma in folle.
A fare la differenza sono Francia e Spagna, che trainano l’eurozona con rispettivamente +0,5% e +0,6%. Nel complesso, secondo Eurostat, l’economia dell’area euro cresce dello 0,2% (e dello 0,3% nell’Ue), in accelerazione rispetto al trimestre precedente. In vetta Svezia (+1,1%), Portogallo (+0,8%) e Repubblica Ceca (+0,7%).

Lagarde: “Non lamentiamoci troppo”
A stemperare le preoccupazioni, da Firenze arriva la voce di Christine Lagarde. La presidente della Bce invita a guardare il bicchiere mezzo pieno: “Il +0,2% dell’area euro è leggermente sopra le attese, non lamentiamoci troppo”. La Bce lascia fermi i tassi – depositi al 2%, rifinanziamento principale al 2,15%, marginale al 2,40% – e ribadisce che “l’inflazione resta prossima al 2% a medio termine”.
Ma Lagarde non nasconde i rischi: dazi, guerre commerciali, tensioni geopolitiche e volatilità finanziaria restano incognite pesanti. “Le prospettive sono incerte – spiega – e le pressioni inflazionistiche potrebbero sia raffreddarsi sia risvegliarsi, a seconda di come evolveranno commercio e catene di fornitura globali”.

Attesa per dicembre

Dalla riunione fiorentina non arrivano indizi sulle prossime mosse della Bce. Tutto è rimandato a dicembre, quando saranno diffuse le nuove proiezioni macroeconomiche. Se le stime sull’inflazione di lungo periodo dovessero scendere sotto l’1,7%, molti analisti prevedono un taglio dei tassi all’inizio del 2026.
Per ora, l’obiettivo resta mantenere la stabilità, in un equilibrio complicato tra prudenza e stimolo.

Un Paese che resiste ma non decolla
L’Italia, intanto, resta sospesa. La stagnazione non spaventa ma neppure rassicura. L’export salva i conti, i servizi reggono, ma l’industria resta debole e la domanda interna latita.
È una crescita “di resistenza”, come la definiscono a Palazzo Chigi, che spera in un quarto trimestre più vivace grazie agli investimenti del Pnrr e al buon andamento occupazionale.
Ma nel frattempo, la fotografia resta quella di oggi: Italia e Germania inchiodate sullo zero, mentre il resto d’Europa si muove a passo moderato.

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