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Istat, l’intelligenza artificiale entra nelle imprese

- di: Anna Montanari
 
Istat, l’intelligenza artificiale entra nelle imprese
L’intelligenza artificiale smette di essere un orizzonte lontano e diventa una tecnologia sempre più concreta nel tessuto produttivo italiano. In un solo anno l’uso dell’IA raddoppia, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 tra le imprese con almeno dieci addetti. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istat, che fotografano una trasformazione rapida, anche se ancora disomogenea, del sistema economico nazionale.

Istat, l’intelligenza artificiale entra nelle imprese

Il dato più significativo riguarda le imprese di maggiori dimensioni. Nel 2025 l’intelligenza artificiale coinvolge oltre la metà delle grandi imprese, confermando come siano soprattutto queste realtà a trainare l’adozione delle tecnologie più avanzate. La capacità di investire, la disponibilità di competenze interne e la pressione competitiva sui mercati internazionali rendono l’IA una leva strategica per aumentare produttività, efficienza e capacità di analisi.

Un’accelerazione senza precedenti

La crescita appare ancora più evidente se osservata su un arco temporale più ampio. Nel 2023 solo il 5,0% delle imprese utilizzava soluzioni di intelligenza artificiale. In due anni la quota è più che triplicata. Un’accelerazione che segnala un cambio di passo strutturale, favorito dalla maturazione delle tecnologie, dalla riduzione dei costi e dall’ingresso sul mercato di strumenti sempre più accessibili anche per le aziende non tecnologiche.

Il freno delle competenze


Accanto alla spinta innovativa, l’Istat evidenzia però un ostacolo rilevante. Quasi il 60% delle imprese che hanno valutato investimenti in intelligenza artificiale ma hanno poi rinunciato indica nella mancanza di competenze adeguate il principale fattore frenante. Un limite che riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, dove la difficoltà nel reperire profili specializzati o nel formare il personale interno rallenta la trasformazione digitale.

Software gestionali e cloud in crescita

L’adozione dell’IA si inserisce in un quadro più ampio di digitalizzazione dei processi aziendali. Nel 2025 l’utilizzo di software gestionali raggiunge il 56,0% delle imprese con almeno dieci addetti, con una crescita di circa 7 punti percentuali rispetto al 2023. Parallelamente aumenta il ricorso al cloud computing: il 68,1% delle imprese acquista servizi cloud di livello intermedio o avanzato, segno che l’infrastruttura tecnologica sta diventando sempre più centrale nei modelli di business.

Il boom dell’analisi dei dati

Un altro indicatore chiave riguarda la gestione e l’analisi dei dati. Nell’ultimo biennio le imprese che svolgono analisi dei dati, utilizzando personale interno o affidandosi a organizzazioni esterne, passano dal 26,6% al 42,7%. Un salto che conferma come dati e algoritmi stiano diventando un asset strategico per le decisioni aziendali, dalla logistica al marketing, dalla produzione alla gestione delle risorse umane.

Un impatto economico crescente


La diffusione dell’intelligenza artificiale ha implicazioni economiche rilevanti. L’adozione dell’IA consente alle imprese di ridurre costi operativi, migliorare la qualità dei prodotti e accelerare i tempi decisionali. Nei settori più avanzati, l’intelligenza artificiale è già utilizzata per ottimizzare le catene di fornitura, prevedere la domanda, personalizzare l’offerta e rafforzare la competitività sui mercati globali.

Il divario da colmare

Resta però aperta la questione del divario tecnologico. Se le grandi imprese avanzano rapidamente, una parte significativa del sistema produttivo rischia di restare indietro. La carenza di competenze digitali, unita alla difficoltà di accesso agli investimenti, potrebbe ampliare le differenze tra aziende e territori, con effetti anche sull’occupazione e sulla crescita economica.

La sfida dei prossimi anni

I dati Istat raccontano un’Italia che accelera sull’innovazione, ma che deve ancora affrontare nodi strutturali. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la crescita dell’uso dell’intelligenza artificiale in un vantaggio diffuso, investendo in formazione, competenze e accompagnamento delle imprese più piccole. Perché l’IA non resti un privilegio di pochi, ma diventi un motore di sviluppo per l’intero sistema economico.
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