H2IT, il presidente Dossi: "L'Idrogeno cruciale per la transizione ecologica"

- di: Redazione
 
I Il ruolo dell’idrogeno nella decarbonizzazione e nella transizione ecologica, la filiera italiana dell’idrogeno, il ruolo di H2IT - Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile e la spinta per assicurare un ruolo di leadership per l’Italia nel mercato mondiale del settore. Intervista al Presidente di H2IT, Alberto Dossi.

Dottor Dossi, cos’è H2IT e qual è a sua mission? Quali attività porta avanti?

H2IT è l’associazione italiana idrogeno e cella a combustibile e ha come obiettivo principale la promozione dell’idrogeno in Italia come vettore energetico chiave per la decarbonizzazione di diversi settori e come opportunità economica per il comparto industriale. Sin dal 2005 H2IT si è posta l’obiettivo di diventare la voce degli operatori del settore idrogeno in Italia, nei confronti degli enti di riferimento come le Istituzioni politiche e gli enti normatori. H2IT è costituita da aziende, centri di ricerca, università e cluster tecnologici che operano su tutta la catena del valore dalla produzione dell’idrogeno fino al suo utilizzo nella mobilità, nell’industria, nella produzione di energia e calore. H2IT dialoga costantemente con il decisore politico che può legiferare su temi chiave per lo sviluppo del settore idrogeno in Italia e attraverso gli associati offre un network di competenze ed esperienze grazie al quale la filiera diventa sempre più forte e coesa.

Lei ha affermato che “l’idrogeno può giocare un ruolo fondamentale nella decarbonizzazione e nella transizione ecologica sia in Italia che nel resto d’Europa” e che “le grandi opportunità offerte dall’idrogeno non sono passate inosservate”. Può farci un quadro di questo ruolo fondamentale e delle opportunità correlate ad esso?
L’idrogeno è un vettore energetico considerato chiave per la transizione energetica perché se, bruciato o utilizzato all’interno di una cella a combustibile, non emette CO2 ma solo vapore acqueo. E’ un gas, e come tale può essere compresso e fungere da vettore per lo stoccaggio dell’energia e poi riutilizzato nuovamente per produrre energia. Inoltre essendo un vettore energetico, possiamo riscontrare la possibilità di utilizzarlo in diversi settori; nella mobilità alimentando auto, camion, navi, treni, nell’industria sostituendo altri combustibili più inquinanti, nel settore residenziale e nella produzione di energia. Possiamo dire che sarà complementare al vettore elettrico e arrivare dove esso non riesce. Se prodotto da fonti rinnovabili è considerato completamente pulito e a zero emissioni su tutto il ciclo di vita; per questo l’obiettivo primario è lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di idrogeno verde.

Per quanto riguarda specificatamente la sostenibilità economica dell’idrogeno per essere immesso sul mercato?
Ad oggi i costi dell’idrogeno rinnovabile sono molto elevati perché dipendono dalle tecnologie, che sono pronte ma non ancora industrializzate in grandi quantità, e dai costi variabili dell’energia elettrica. Ad oggi l’idrogeno da fonti rinnovabili costa 5 volte quello prodotto da combustibili fossili facendo risultare negativo il business case dei progetti pensati in questo senso. L’obiettivo è andare sotto i 2 €/kg in modo tale che venga scelto come alternativa ai combustibili fossili. Per questo è necessario un primo supporto agli utilizzatori per arrivare ad avere grandi consumi di idrogeno e ai produttori, affinché lavorino sulla produzione su larga scala di tecnologie.

Come si sta sviluppando la filiera italiana dell’idrogeno, che H2IT rappresenta, e quali sono le sue prospettive? Quali sono le priorità d’azione per lo sviluppo dell’idrogeno in Italia e quali ancora le barriere esistenti?
La filiera diventa sempre più complessa e diversi attori si stanno affacciando al mondo dell’idrogeno, non solo costruttori di tecnologie, produttori di componenti e impianti, ma anche aziende di consulenza ingegneristica, testing e certificazione, banche e società d’investimento. Piccole medie imprese si stanno associando ad H2IT, a dimostrare che non solo i grandi player stanno spingendo sull’idrogeno, ma anche il comparto delle PMI è pronto a supportare la crescita del settore. Quello di cui la filiera ha bisogno è un piano strategico chiaro per il settore che si inserisca nei piani energetici nazionali e un percorso con passi ben tracciati, al fine di abilitare gli investimenti. Dobbiamo continuare a lavorare su ricerca e innovazione lungo tutta la filiera, incoraggiare la collaborazione strategica su progetti di Hydrogen Valleys e non da ultimo promuovere una corretta informazione e diffusione della conoscenza delle tecnologie idrogeno in Italia.

Quale ruolo vede per l’Italia nella grande partita dell’idrogeno? Il nostro Paese può davvero giocare un ruolo da protagonista?
L’Italia può posizionarsi strategicamente in tutti i settori di riferimento della filiera idrogeno: produzione, logistica e trasporto, usi finali nella mobilità, industria e nel residenziale. Sono presenti grandi player e aziende nel contesto nazionale che stanno avendo un ruolo nella spinta allo sviluppo di un mercato idrogeno a livello europeo e internazionale, e PMI, che saranno in grado di fornire le tecnologie e competenze per sviluppare progetti in Italia, e non solo, attraendo investimenti dall’estero. Abbiamo centri di ricerca di eccellenza in grado di supportare le aziende in questo percorso di innovazione e sviluppo sperimentale fino alla realizzazione del prodotto commerciale. La posizione strategica dell’Italia dal punto di vista geografico, ci permette di avere disponibilità non solo di risorse rinnovabili, ma anche di punti logistici come i porti. Non da ultimo la nostra rete gas, tra le più sviluppate in Europa, può già accogliere idrogeno in basse percentuali e cominciare ad abilitare gli utilizzi finali.

Già dal 2016 la vostra Associazione ha supportato i Ministeri competenti nell’elaborazione del “Piano Nazionale per la Mobilità ad Idrogeno”, aggiornato nel 2019. Avete avuto poi tutta una fitta di serie di interlocuzioni. Quali segni avete colto da parte delle Istituzioni?
Abbiamo visto passare tanti governi e ogni volta abbiamo dovuto cominciare da capo con l’interlocuzione istituzionale. Quello che ci auspichiamo con questa svolta di consapevolezza nei confronti di questo vettore energetico, è continuità e supporto. Abbiamo lavorato bene con le Istituzioni e continueremo a farlo per supportarle nello sviluppo dei Piani strategici dando la visione degli operatori del settore.

Restando sul tema, quali sono i punti cardine del report “Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”, che lei ha presentato in audizione alla Camera dei deputati nell’ambito dell’esame del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza)?
H2IT ha deciso lungo il 2020 di affrontare tutta la catena del valore dell’idrogeno analizzando concretamente le barriere che gli operatori del settore stanno sperimentando, per poi fornire un quadro di proposte per superare i gap esistenti e rispondere alle esigenze di un settore in forte crescita. Abbiamo quindi pubblicato il report da lei citato, dove affrontiamo alcuni punti prioritari; il supporto a tutta la filiera dalla produzione fino all’utilizzo, avviando progetti sulle infrastrutture e lanciando iniziative pilota di scala significativa che fungano da volano per l’intera filiera, la semplificazione di iter burocratici e autorizzativi su tutte le tecnologie dell’idrogeno, compresa le rinnovabili per la produzione di idrogeno verde; puntare su ricerca e sviluppo ci renderà ancora più competitivi.

Come si sta muovendo il Governo, anche in relazione al Pnrr e ai fondi stanziati per progetti idrogeno? Quanto previsto nel Pnrr è all’altezza delle vostre richieste e aspettative?
L’idrogeno viene considerato in maniera significativa all’interno del PNRR. E’ chiaro attraverso gli investimenti previsti, di 3,64 miliardi, di come l’Italia sia consapevole del ruolo che può giocare questo vettore energetico. Serve un’azione su più fronti affinché si possa costruire rapidamente un mercato dell’idrogeno, quindi queste intenzioni devono essere accompagnate da misure, incentivi e piani strategici.

Lei ha parlato varie volte di ‘asse tra idrogeno e metano’. Quali le sinergie e integrazioni con le altre forme di energie rinnovabile?
La nostra rete gas è un asset strategico e ad oggi può accogliere in blending l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. La capillarità della rete abiliterà l’avvio di progetti idrogeno e le applicazioni finali. Alcune tecnologie ad esempio sono già pronte a utilizzare mix idrogeno metano in diverse percentuali, pensiamo alle celle a combustibile e alle turbine a gas. La tendenza europea è che questa soluzione funga da transitorio per poi passare all’utilizzo di idrogeno puro in reti dedicate.

Trasporto e stazioni di rifornimento dell’idrogeno. Quali le problematiche?
Non abbiamo una rete di stazioni di rifornimento idrogeno. La stazione a Bolzano, che è un’eccellenza anche a livello europeo, è l’unica in Italia, e da sola non costituisce una rete. La Germania arriverà a breve 100 stazioni. È positiva l’intenzione, contenuta nel PNRR, di creare un primo nucleo di stazioni di rifornimento idrogeno per lo sviluppo della mobilità. Tale investimento deve essere accompagnato da azioni di sistema, con attenzione ai corridoi strategici, con azioni relative allo sviluppo di flotte locali (auto e bus), ai veicoli pesanti su gomma, al traporto ferroviario e al trasporto marittimo.
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