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Inflazione, a novembre rallenta all’1,1%. Scende il carrello della spesa, pesa il calo di trasporti ed energia

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Inflazione, a novembre rallenta all’1,1%. Scende il carrello della spesa, pesa il calo di trasporti ed energia

L’inflazione rallenta lievemente a novembre, confermando un quadro di progressiva normalizzazione dei prezzi. Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al netto dei tabacchi, registra una flessione dello 0,2% su base mensile e una crescita dell’1,1% su base annua, in lieve decelerazione rispetto all’1,2% di ottobre e leggermente al di sotto della stima preliminare.

Inflazione, a novembre rallenta all’1,1%. Scende il carrello della spesa, pesa il calo di trasporti ed energia

La dinamica tendenziale più contenuta è spiegata principalmente dal rallentamento dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che scendono dal +2,0% al +0,9%, e dalla moderazione dei prezzi alimentari. Gli alimentari non lavorati passano dal +1,9% all’1,1%, mentre quelli lavorati rallentano dal +2,5% al +2,1%. Si attenua anche la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che scendono dal +3,3% al +3,0%.

A contribuire in modo significativo alla decelerazione è l’ampliarsi della flessione dei prezzi degli energetici regolamentati, che passano dal -0,5% al -3,2%, insieme al calo dei servizi di comunicazione, che scendono dal -0,3% al -0,8%. Questi effetti sono solo in parte compensati dalla lieve ripresa dei prezzi degli energetici non regolamentati, che restano comunque in territorio negativo (-4,3% da -4,9%).

Inflazione di fondo in rallentamento

Prosegue il raffreddamento anche dell’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che scende dall’1,9% all’1,7%. Analogo andamento per l’indice calcolato escludendo i soli beni energetici. Il dato conferma un indebolimento delle pressioni di fondo, segnale rilevante in chiave di stabilizzazione del quadro dei prezzi.

Beni e servizi: si riduce il divario

Nel dettaglio, la crescita tendenziale dei prezzi dei beni rallenta ulteriormente, passando dal +0,2% al +0,1%, mentre quella dei servizi scende dal +2,6% al +2,3%. Ne consegue una riduzione del differenziale inflazionistico tra servizi e beni, che si porta a +2,2 punti percentuali, dai +2,4 punti del mese precedente, pur restando su livelli storicamente elevati.

Carrello della spesa in frenata


Un segnale rilevante per i consumi arriva dal rallentamento dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che passano dal +2,1% al +1,5%. In lieve attenuazione anche i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che crescono del 2,0% contro il 2,1% di ottobre. Dati che indicano una moderazione delle tensioni sul cosiddetto “carrello della spesa”, dopo mesi di forte pressione sui bilanci delle famiglie.

La dinamica mensile

La flessione congiunturale dello 0,2% dell’indice generale riflette soprattutto il calo dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,6%) e dei servizi relativi ai trasporti (-1,3%), influenzati anche da fattori stagionali. Il calo è stato parzialmente compensato dall’aumento dei prezzi degli energetici non regolamentati (+0,7%) e degli alimentari non lavorati (+0,4%).

Inflazione acquisita e indicatori armonizzati

L’inflazione acquisita per il 2025 si attesta al +1,5% per l’indice generale e al +1,8% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra a sua volta una flessione dello 0,2% su base mensile e una crescita dell’1,1% su base annua, in rallentamento dal +1,3% di ottobre e in linea con la stima preliminare.

L’indice Foi, utilizzato anche per l’adeguamento di canoni e assegni, segna una variazione congiunturale del -0,1% e una crescita tendenziale dell’1,0%.

Il quadro complessivo

Nel complesso, i dati di novembre delineano uno scenario di inflazione contenuta, sostenuta più dai servizi che dai beni, ma con segnali di progressivo raffreddamento anche su questo fronte. Un quadro che contribuisce a ridurre la pressione sul potere d’acquisto delle famiglie e che si inserisce in un contesto di maggiore stabilità dei prezzi, osservato con attenzione anche in chiave di politica monetaria e di prospettive per i consumi interni.

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