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Google avverte: bolla intelligenza artificiale può travolgere tutti

- di: Jole Rosati
 
Google avverte: bolla intelligenza artificiale può travolgere tutti
L’allarme del ceo di Alphabet cambia il clima globale.

La scossa arriva da chi l’intelligenza artificiale la guida ogni giorno. Sundar Pichai (foto), amministratore delegato di Alphabet, ha pronunciato parole che hanno gelato il settore. In un’intervista approfondita pubblicata dalla Bbc, Pichai ha definito quella attuale “una fase straordinaria, carica di investimenti e aspettative”, precisando però che dentro questa corsa “si nasconde anche una dose di irrazionalità”.

Poi la frase che ha ribaltato l’umore degli investitori di mezzo mondo: “Se questa bolla dovesse scoppiare, nessuna azienda sarebbe immune, neppure noi”, ha dichiarato il ceo di Alphabet. Parole nette, difficili da derubricare come semplice cautela finanziaria. Sono un avvertimento politico, economico e industriale.

Perché proprio ora Google rompe il silenzio

Il tempismo pesa: il mercato è in attesa della nuova trimestrale della grande produttrice di chip per l’IA, attesa come cartina al tornasole del settore. Negli ultimi tre anni i titoli della filiera AI hanno accumulato crescite vertiginose, mentre i colossi del cloud hanno speso centinaia di miliardi per alimentare data center e modelli sempre più complessi.

Secondo analisi pubblicate da Fortune e Reuters, gli investitori hanno già iniziato a scontare l’ipotesi che le valutazioni non trovino un corrispettivo sufficiente in ricavi e marginalità. E quando è il ceo di uno dei giganti miliardari della Silicon Valley a parlare apertamente di rischio sistemico, il messaggio diventa più di un semplice monito.

Il cortocircuito degli investimenti

Per anni, l’IA è stata percepita come il motore inevitabile del progresso tecnologico. Ma ora emergono interrogativi pesanti: i modelli generativi, per quanto dirompenti, hanno costi di sviluppo e gestione enormi; l’adozione nelle imprese procede, ma con tempi più lenti del previsto; e le aspettative degli azionisti si sono gonfiate oltre i fondamentali.

Anche figure di spicco del mondo finanziario hanno espresso dubbi. Michael Burry, celebre per aver previsto la crisi dei mutui subprime nel 2008, ha piazzato scommesse al ribasso sui titoli simbolo dell’IA. Peter Thiel, investitore storico del settore, ha ridotto esposizioni considerate eccessivamente rischiose. Le loro mosse, riportate nel weekend da varie testate internazionali, hanno amplificato la sensazione di un settore entrato in zona-tensione.

Le Borse europee reagiscono subito

Le piazze finanziarie del Vecchio continente erano già in terreno negativo, ma le parole di Pichai hanno accentuato la percezione di vulnerabilità. Milano ha ceduto oltre due punti percentuali, mentre Madrid, Parigi e Francoforte hanno chiuso con perdite tra l’1,5% e il 2%. Una reazione che non nasce dai listini in sé — già esposti da giorni — ma dall’idea che questa volta il rischio non sia settoriale, bensì strutturale.

Cosa significa davvero “nessuno è immune”

La dichiarazione del ceo di Alphabet ha un peso specifico enorme: Google è uno dei tre protagonisti globali della corsa all’IA insieme a Microsoft e Meta. Dire apertamente che nemmeno il gruppo di Mountain View sarebbe in grado di reggere lo scoppio di una bolla è un messaggio che ridisegna le mappe del potere tecnologico.

Gli analisti lo interpretano come un invito a considerare l’IA non più un sentiero inevitabile di crescita immediata, ma un percorso lungo, costoso e potenzialmente accidentato. Il mercato, insomma, deve imparare a separare il mito dalla sostenibilità.

Le prossime settimane: un banco di prova

Il vero test arriverà con i risultati delle grandi aziende del settore: non solo la produttrice di chip, ma anche i colossi del cloud e della cybersicurezza impegnati in investimenti multi-miliardari. Se i conti confermeranno un rallentamento o un allungamento dei tempi di ritorno, il rischio di un rimbalzo negativo molto più profondo diventerà concreto.

Per ora, la frase di Pichai resta scolpita come spartiacque. Un ammonimento che mette fine all’euforia e inaugura la fase della verifica: i bilanci dovranno dimostrare ciò che le narrazioni non possono più garantire.

La bolla dell’intelligenza artificiale non è un’ipotesi teorica

Nella storia recente della tecnologia, poche frasi hanno avuto la forza di spostare l’equilibrio emotivo dei mercati come quella pronunciata dal ceo di Alphabet. La bolla dell’intelligenza artificiale non è un’ipotesi teorica né un fantasma agitato dai critici: è un rischio concreto, riconosciuto apertamente da uno dei principali architetti del nuovo ecosistema digitale.

Se “nessuno è immune”, come ha detto Pichai, la sfida è chiara: costruire un futuro dell’IA che non viva soltanto di aspettative, ma di risultati solidi e duraturi. Il mercato aspetta la prova. E non aspetterà a lungo.

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