Germania: il dopo elezioni determina uno scenario indecifrabile

- di: Diego Minuti
 
La Germania politica, quella uscita dal voto di ieri, mai come oggi rappresenta la frammentazione di una società che, negli ultimi tre lustri, ha vissuto sotto l'ala protettrice di Angela Merkel per ritrovarsi oggi orfana di una guida sicura e comunque capace di capitalizzare al meglio il consenso di una parte consistente dell'elettorato.

Olaf Scholz e Armion Laschet, aspiranti cancellieri rispettivamente per l'Spd e per l'alleanza Cdu-Csu, giungendo quasi appaiati hanno confermato che il Paese, arrivato impreparato all'esito incerto di questo appuntamento elettorale, è combattuto tra spinte egualmente forti, egualmente identitarie e per questo incapaci di accettare una formula di compromesso che costringa uno dei due a fare un passo indietro. Ma si sa che l'ambizione si può accantonare, ma non certo cancellare ed è questo che fa temere che una soluzione possa arrivare solo tra qualche tempo, quando i furori elettorali saranno scemati e si comincerà a ragionare sui contenuti e non solo sui numeri.

Lo scarto risicato tra Spd e Cdu (all'incirca un punto e mezzo in percentuale) autorizza a guardare come molto probabile un governo di coalizione in cui possano essere rappresentati partiti sino a ieri avversari, ma che, davanti alla ragion di Stato (di garantire al Paese una governabilità degna di tale nome) , possano trovare consapevolezza di mettersi insieme. Una ipotesi che però, almeno oggi, è di difficile definizione viste le divisioni che sussistono tra i vari programmi che hanno trovato solo in un comune afflato ambientalista (presente, comunque, in dimensioni diverse) un argomento condiviso.

Germania: lo scenario post elezioni appare indecifrabile

Forse per meglio orizzontarsi nel nuovo scenario che il voto di ieri ha provocato bisogna dare un'occhiata ai numeri. La composizione del nuovo Bundestag vede 735 deputati (nel precedente erano 709). L'Spd ha 206 parlamentari; gli alleati Cdu e Csu ne hanno 196; 118 i Verdi; 92 i Liberal Democratici; 83 l'AfD (la formazione di estrema destra); 39 La Sinistra. Ci sarà anche un parlamentare in rappresentanza del piccolo partito SSW, che rappresenta la minoranza danese nel Land dello Schleswig-Holstein.

La maggiore sorpresa del voto di ieri - se il suo esito viene confrontato con i sondaggi di qualche settimana fa - è data dal risultato dei Verdi, che, nel momento della nomina a leader di Annalena Baerbock, veleggiavano intorno al 25-28 per cento dei consensi e che invece hanno ottenuto il 14,8 per cento dei voti. Che è comunque molto meglio del risultato del 2017, quando avevano ricevuto l'8,9 per cento dei voti. Un incremento importante rispetto alle elezioni di quattro anni fa, ma che in casa Verde viene visto come una mezza batosta.
Se la logica presiedesse alle cose della politica, un alleanza tra i primi due ''classificati'' sarebbe l'opzione più scontata potendo contare, nel prossimo Bundestag 402 deputati. Ma nel 2017 l'Spd non volle la Grosse Koalition, finendola per accettarla, obtorto collo, solo dopo il fallimento dell'ipotesi di una maggioranza composita (quella che fu definita ''giamaicana''). Ma le maggiori resistenze sono in casa Cdu-Csu dove per molti sarebbe inconcepibile passare da forza principale della coalizione a "junior partner" della maggioritaria Spd.

Le difficoltà del futuro politico della Germania possono essere riassunte nelle reazioni dei principali candidati alla cancelleria alle prime notizie sull'esito del voto. Nei giorni scorsi Armin Laschet, candidato della Cdu-Csu, aveva detto che nulla impediva ad un partito che non avesse vinto le elezioni di cercare di formare una coalizione. Cosa che ha ripetuto, nella sostanza, ieri sera, davanti all'esito delle prime proiezioni: ''Faremo tutto il possibile per formare un governo guidato dalla Cdu-Csu'', pur prendendo atto di un ''risultato non soddisfacente''.

Completamente diverse le partole di Olaf Scholz: ''Oggi un gran numero di elettori ha votato per l'Spd perché vogliono un cambio di governo e che il prossimo cancelliere si chiami Olaf Scholz''. E a molti questo riferirsi a sé stesso parlando in terza persona ha creato sorpresa, forse anche perché il discorso è stato pronunciato nella grande hall della sede dell'Spd, accanto alla statua dell'ex cancelliere Willy Brandt che forse mai avrebbe fatto ricorso a questo vezzo.
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