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Francia - Il mostro in camice bianco: ex chirurgo accusato di 312 stupri su minori

- di: Jean Aroche
 
"Fumando la mia sigaretta nei bagni dell'ospedale di Lorient, ho riflettuto sul fatto che sono un grande pervertito, sono allo stesso tempo esibizionista, voyeur, sadico, masochista, scatologico, feticista, pedofilo. E sono molto felice". Sembrerebbe l'incipit di un romanzo nero, ed invece sono le righe scritte da Joël Le Scouarnec, un ex medico chirurgo sessantanovenne, sotto processo davanti alla corte d'assise di Saintes per violenza sessuale ai danni di quattro donne, all'epoca tutte minorenni, anche se, secondo altre inchieste, gli stupri sarebbero centinaia.
Quando in un'aula di giustizia si sentono pronunciare dei numeri che non riguardano gli articoli del codice penale e che invece sono riferiti a persone, bisogna alzare l'attenzione.
Come il 312, un numero scandito lentamente, quasi senza alzare gli occhi dai suoi appunti, da Stéphane Kellemberger, pubblico ministero della corte d'assise di Saintes, dove s'è celebrato il processo a carico di Le Scouarnec.

312 come le vittime identificate, alle quali se ne dovrebbero aggiungere altre 31, identificate, ma i cui casi sono stati considerati "impossibili da caratterizzare sufficientemente" o "definitivamente prescritti". Per le quattro violenze sessuali, l'imputato è stato condannato a venti anni di reclusione, ma il suo cammino nelle aule di giustizia è molto lontano dal dirsi concluso, viste le accuse che pendono ancora su di lui.

Le centinaia di violenze sessuali accertate non sono emerse nell'ambito delle indagini (che hanno solo confermato i sospetti), ma soprattutto dalla lettura dei diari nei quali Joël Le Scouarnec, quotidianamente, riportava ogni sua "impresa". Diari che coprono trent'anni, raccontando come l'ex chirurgo abusava sia di minorenni (di entrambi i sessi) della cerchia di conoscenze e parentela, che di bambini che avevano la sfortuna di incontrarlo quando esercitava in ospedale e istituti.

Per il suo difensore, l'avvocato Thibault Kurzawa, i diari non raccontano fatti realmente avvenuti, ma riguardavano le torbide fantasie sessuali dell'imputato, trovato in possesso, nel corso della perquisizione della sua abitazione (disposta, nel 2017, dopo la denuncia contro di lui fatta da un giovane vicino di casa), anche di migliaia di immagini pedopornografiche.
Dalla lettura dei diari gli inquirenti hanno cominciato la difficile opera di identificazione delle vittime che, molto piccole all'epoca delle violenze, in molti casi avevano rimosso dalla memoria quanto avevano subito. Poi, confrontandosi tra di loro, le vittime hanno ricordato tutto, rimpiombando nell'incubo.

In aula, quando la presidente della corte, Isabelle Fachaux, ha letto la sentenza che condannava Le Scouarnec a quindici anni di reclusione, l'imputato è rimasto impassibile, confermando l'autocontrollo che ha mostrato durante le udienze. In aula c'erano anche le quatto vittime, alcune delle quali oggi madri, che hanno avuto un leggero sussulto nell'ascoltare l'entità della sentenza.

Poco prima della lettura della sentenza, l'ex chirurgo - che nelle precedenti udienze aveva fatto delle ammissioni, anche se infarcite di "non ricordo" - ha rivolto alcune parole alla corte: "Non sto chiedendo indulgenza, perdono o compassione, voglio solo il diritto di diventare di nuovo un uomo migliore".
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