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Mediobanca e la “mina Pellicioli” nell’Ops su Banca Generali

- di: Vittorio Massi
 
Mediobanca e la “mina Pellicioli” nell’Ops su Banca Generali
Mediobanca e la “mina Pellicioli”: OPS su Banca Generali
Strategie, sospetti e stakeholder si scontrano: esplode la partita sul wealth management.

In queste ore Mediobanca è al centro di una sfida strategica e politica non di poco conto. Il gruppo guidato da Alberto Nagel punta all’acquisizione di Banca Generali, mosso da logiche di crescita nel wealth management e in risposta alla minaccia ostile di Monte dei Paschi di Siena (MPS)—una battaglia che si gioca anche a colpi di governance e sospetti interni.

Il contesto e i valori in gioco

L’offerta pubblica di scambio (OPS) per Banca Generali si innesta in un contesto finanziario turbolento: Mediobanca ha respinto l’attacco in azioni di MPS, definendolo sottovalutato del 32% rispetto al prezzo equo indicato da consulenti come Centerview, Goldman Sachs ed Equita SIM. Per contrastare la manovra, Mediobanca propone di acquisire il 50,2% di Banca Generali da Generali, finanziando l’operazione con il proprio 13% in Assicurazioni Generali.

Stakeholder in movimento

  • ISS, advisor di governance, raccomanda il voto favorevole alla delibera, considerandola fondata e non preclusiva rispetto ad altre opzioni strategiche.
  • Anche il Norwegian sovereign wealth fund, con quasi l’1,5% di Mediobanca, appoggia l’operazione.
  • Generali, nel frattempo, dice di essere disponibile a proseguire le trattative, anche rivedendo l’accordo distributivo tra le due realtà.

La “mina Pellicioli” e i sospetti di governance

Nel fuoco della battaglia emerge il nome di Lorenzo Pellicioli, consigliere nel board di Generali. Secondo indiscrezioni, avrebbe proposto di acquistare azioni Mediobanca per sostenere l’OPS su Banca Generali, iniziativa però bloccata dal CEO di Generali, Philippe Donnet. La Consob ha confermato di aver attivato le consuete procedure di vigilanza, inquadrando il caso come routine, ma non esclude approfondimenti qualora emergessero elementi sul confine tra informazione e insider trading.

Deadline in vista

L’assemblea degli azionisti è fissata per il 21 agosto 2025, slittata rispetto alla data inizialmente prevista di giugno. È l’appuntamento chiave: se passasse, l’operazione darebbe a Mediobanca un significativo impulso competitivo in Italia e in Europa, stimando sinergie nell’ordine delle centinaia di milioni e un incremento di redditività oltre il 20%.

Operazione da sei miliardi di euro

Un’operazione da oltre sei miliardi che promette trasformazioni profonde nel gruppo milanese. Ma alla posta in gioco si aggiunge un elemento di fragilità: la percezione dei conflitti e dell’influenza nascosta può farsi detonatore, e Pellicioli è diventato simbolo di questa incognita. Mediobanca deve vincere sia sul piano industriale sia su quello delle regole non scritte del potere e della trasparenza.

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