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La Fed verso un secondo taglio dei tassi: economia in rallentamento, ma lo shutdown lascia la banca centrale quasi “al buio”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
La Fed verso un secondo taglio dei tassi: economia in rallentamento, ma lo shutdown lascia la banca centrale quasi “al buio”

La Federal Reserve si prepara a ridurre nuovamente il costo del denaro. Dopo il taglio di settembre, un secondo intervento dovrebbe portare i tassi nel corridoio 3,75%-4%, tornando su livelli più compatibili con un’economia che ha perso spinta senza però precipitare in recessione. Il taglio viene letto come mossa preventiva: sostenere domanda e occupazione prima che l’indebolimento diventi strutturale.

La Fed verso un secondo taglio dei tassi: economia in rallentamento

Il presidente Trump spinge da mesi nella direzione di tassi più bassi, coerenti con la sua piattaforma “pro crescita”: tagli fiscali, deregulation e dazi doganali come leva industriale. Per la Casa Bianca un costo del denaro più leggero serve a sostenere investimenti e credito al consumo. La Fed, al contrario, si è mossa finora con cautela per evitare che la fiammata dei prezzi torni a riaccendersi.

Inflazione meno aggressiva, mercato del lavoro più fragile
I prezzi sono tornati a salire negli ultimi mesi, ma non con l’intensità temuta. Il vero fronte debole è il lavoro: non perché la disoccupazione sia esplosa, ma perché la creazione di posti si è quasi fermata. La dinamica è insolita: meno nuove assunzioni, senza un aumento equivalente del numero di disoccupati. Gli economisti attribuiscono il fenomeno alla riduzione della forza lavoro disponibile, legata anche alla stretta migratoria che ha compresso l’offerta di lavoratori.

Lo shutdown che oscura i dati

A complicare le decisioni c’è la paralisi di bilancio: dallo scorso 1° ottobre lo shutdown blocca la pubblicazione dei dati ufficiali di molte agenzie federali. La banca centrale sta quindi valutando i prossimi passi con indicatori parziali, senza statistiche aggiornate su occupazione, consumi e produzione. La Fed, di fatto, vola con gli strumenti essenziali ma senza il cruscotto completo.

Rallentamento senza allarme
Al momento gli elementi disponibili non indicano emergenze: le richieste di sussidi di disoccupazione restano contenute e i consumi non mostrano crolli. Tuttavia il ritmo dell’economia è meno sostenuto rispetto ai mesi precedenti, e le imprese hanno congelato programmi di assunzione per assorbire l’aumento dei costi legati ai dazi. In questo contesto, un intervento sui tassi serve a impedire che la frenata si trasformi in spirale negativa.

Un mercato del lavoro meno contrattuale
Rispetto al biennio 2021-2022, quando la scarsità di lavoratori dava ai dipendenti un forte potere negoziale e teneva alti i salari, la dinamica oggi è diversa: il potere contrattuale è debole, le imprese non sono costrette a rincorrere la manodopera e l’effetto-valanga sui prezzi è più improbabile. Per questo la Fed ritiene di avere margine per allentare senza riattivare una corsa inflattiva su larga scala.

Un equilibrio delicato
Al tempo stesso l’istituto non può permettersi di ignorare l’obiettivo del 2% di inflazione, ancora lontano. L’allentamento monetario è quindi calibrato e graduale: l’idea non è aprire una stagione espansiva, ma evitare un peggioramento dell’occupazione in assenza di dati completi. È una navigazione prudente, resa più complessa dalla paralisi amministrativa di Washington.

Cosa pesa davvero sulla decisione
Il nodo è politico oltre che economico: l’assenza di statistiche ufficiali priva la Fed di una bussola affidabile proprio mentre la pressione dell’esecutivo chiede mosse più rapide. Con un mercato del lavoro che rallenta ma non crolla, e con l’inflazione che resta sopra il target ma non corre, la banca centrale sceglie la via intermedia: proteggere l’economia reale senza cedere all’azzardo di un taglio aggressivo.

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