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Euro digitale: è davvero l’unica difesa dell’Europa contro il dominio Usa?

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Euro digitale: è davvero l’unica difesa dell’Europa contro il dominio Usa?

L’euro digitale non è più solo un progetto tecnico, ma una questione di potere economico. Dietro il dibattito sulla nuova moneta elettronica della BCE si gioca una partita che riguarda la sovranità finanziaria europea, la dipendenza dai circuiti di pagamento statunitensi e il controllo del denaro nell’era digitale. Economisti e accademici avvertono: senza un euro digitale pubblico, l’Europa rischia di perdere il presidio su uno degli elementi più strategici della propria economia.

Euro digitale: è davvero l’unica difesa dell’Europa contro il dominio Usa?

Nei primi mesi del 2026 il tema è tornato al centro dell’agenda politica e finanziaria, spinto anche da tensioni geopolitiche e da “recenti sviluppi” che rendono il rischio di dipendenza tecnologica meno teorico e molto più concreto.

Un’Europa che dipende da Visa, Mastercard e PayPal
Secondo gli economisti firmatari di una lettera aperta, tredici Paesi dell’area euro non dispongono di alcun sistema di pagamento digitale nazionale. Questo significa che cittadini e imprese dipendono interamente da operatori privati internazionali come Visa, Mastercard e PayPal. Una condizione che espone l’Unione europea a rischi economici e politici, soprattutto in un contesto globale segnato da competizione tra blocchi e da decisioni unilaterali che possono incidere sui flussi finanziari.

Perché l’euro digitale diventa una questione strategica
La lettera degli economisti sostiene che un euro digitale pubblico e solido rappresenterebbe l’unica vera difesa contro questa dipendenza strutturale. Non si tratta solo di innovazione tecnologica, ma di controllo monetario. Senza un’infrastruttura di pagamento europea, l’Europa rischia di perdere la gestione diretta del proprio denaro, affidandola a soggetti extraeuropei che rispondono ad altre logiche e ad altri interessi.

Lo scontro con le banche europee
Il progetto dell’euro digitale incontra però una forte resistenza nel settore bancario. Alcuni dei maggiori istituti europei, tra cui Deutsche Bank, BNP Paribas e ING, hanno espresso timori sull’impatto della nuova moneta digitale. Secondo queste banche, l’euro digitale potrebbe indebolire gli sforzi del settore privato europeo nel competere con i sistemi di pagamento statunitensi e sottrarre depositi al circuito bancario tradizionale.

Depositi, potere e timori del sistema finanziario
Uno dei nodi centrali riguarda i depositi dei clienti. Nei piani attuali, ogni cittadino potrebbe detenere fino a 3.000 euro in un portafoglio di euro digitale. Una somma che, pur limitata, rappresenterebbe denaro sottratto ai depositi bancari tradizionali, oggi fonte di finanziamento stabile e a basso costo per gli istituti di credito. È qui che, secondo alcuni economisti, nasce la principale opposizione del settore bancario.

La posizione della BCE e la posta in gioco
La Banca Centrale Europea vede l’euro digitale come un complemento al contante e non come un suo sostituto. L’obiettivo dichiarato è garantire un sistema di pagamenti elettronici pubblico, accessibile e sicuro, in grado di rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione. In un contesto in cui la moneta è sempre più digitale, rinunciare a questa infrastruttura significherebbe accettare una dipendenza strutturale difficile da invertire.

Sovranità monetaria e futuro economico
Il dibattito sull’euro digitale va oltre la tecnica finanziaria. Tocca il rapporto tra Stato, mercato e cittadini, e pone una domanda cruciale: chi controlla il denaro nell’era digitale? Per gli economisti che sostengono il progetto, un sistema pubblico di pagamenti elettronici è una componente essenziale di un’economia al servizio della società. La scelta sull’euro digitale potrebbe quindi segnare il futuro della sovranità economica europea, in un mondo sempre più dominato da infrastrutture finanziarie globali.

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