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Unicredit sfida il golden power: ricorso e partita europea

- di: Matteo Borrelli
 
Unicredit sfida il golden power: ricorso e partita europea
Unicredit sfida il golden power: ricorso e partita europea
La banca porta a Palazzo Spada il decreto che ha frenato l’ops su Banco Bpm: in gioco non c’è solo un contenzioso amministrativo, ma l’architettura del credito in Italia e il cammino – accidentato – verso un vero mercato bancario europeo.

(Foto: Il Ceo di Unicredit, Andrea Orcel).

Cosa cambia con il ricorso

Il passaggio al Consiglio di Stato punta a ottenere certezza giuridica sull’intero perimetro delle condizioni imposte dal governo con il golden power e già parzialmente cassate dal Tar a luglio. La mossa non è presentata come uno strappo politico, ma come tutela degli azionisti e dei futuri passi industriali, alla luce di possibili contestazioni di mercato.

La sentenza di luglio: cosa è caduto e cosa è rimasto

Nel giudizio amministrativo estivo, due dei quattro vincoli erano stati annullati: in particolare, la durata pluriennale del divieto di ridurre il loan-to-deposit ratio in Italia e l’obbligo di conservare il portafoglio di project finance a livelli prefissati. Restano invece salde due colonne del decreto: la fuoriuscita dalla Russia e il mantenimento di specifici impegni su asset domestici (inclusi i legami industriali con la gestione del risparmio). È su questo crinale – tra vincoli operativi e libertà di riorganizzazione post-M&A – che si gioca ora la partita.

Russia, la tabella di marcia di Orcel

Il fronte più sensibile resta Mosca. Il gruppo ha ridotto l’esposizione e conferma l’obiettivo di “praticamente eliminare” la filiale russa dal perimetro entro il prossimo anno. Come ha ribadito l’amministratore delegato Andrea Orcel, la volontà di uscire è “assolutamente chiara”. Il ritmo non dipende solo da scelte industriali: ostacoli regolamentari e legali introdotti dalle autorità russe rendono l’exit una manovra graduale e tecnicamente complessa.

Non solo Roma: il tema che scotta a Bruxelles

La vicenda investe la politica della concorrenza e dell’unione bancaria. In teoria, le fusioni transfrontaliere sono considerate strumenti utili a rafforzare la resilienza del sistema. In pratica, regole nazionali e sensibilità politiche spesso si frappongono, dai vincoli su liquidity & capital alle condizioni su specifici portafogli di credito. È il nodo che i ministri delle Finanze discuteranno anche in sede Eurogruppo, tra integrazione della vigilanza, garanzie dei depositi e semplificazione delle autorizzazioni.

Gli scenari industriali: perché la chiarezza serve ora

Con il ricorso, Unicredit mira a sgombrare il campo da ambiguità che gravano su qualsiasi percorso aggregativo: sinergie operative (rete, IT, procurement), ri-mix dei portafogli (credito alle imprese, project finance, retail) e capitale (asset liability management e vincoli su LDR). In assenza di un quadro stabile, le banche restano “nazionalizzate di fatto” nelle scelte strategiche, con rischi per competitività, costo del capitale e capacità di finanziare la transizione.

Impatto su mercati e stakeholder

Per gli investitori istituzionali il dossier è una cartina di tornasole: se prevarrà l’impostazione europea (con la Bce al centro della supervisione sulle grandi operazioni), il costo del rischio regolatorio scenderà; se invece prevarrà la logica dei veti domestici, il deal-making resterà episodico e difensivo. Clienti e territori guardano a esiti concreti: continuità del credito alle Pmi, presidio del risparmio, investimenti in digitale e sicurezza informatica. Anche la forza lavoro attende un quadro chiaro su integrazioni di rete e piattaforme, dove le efficienze non devono tradursi in desertificazione dei servizi.

Le prossime mosse

Il calendario si giocherà tra udienze al Consiglio di Stato, dialogo con le autorità europee e tappe dell’exit dalla Russia. Se la giustizia amministrativa confermerà i paletti essenziali ma rimuoverà i vincoli più invasivi sulla gestione industriale, si aprirà una via per riavviare il risiko con basi più solide. Se invece la cornice rimanesse rigida, il settore dovrà ripensare strategie domestiche alternative, puntando su crescita organica, partnership verticali e specializzazione.

Il ricorso di Unicredit è il test più avanzato su come bilanciare sicurezza nazionale e integrazione bancaria europea. Dal verdetto dipenderanno non solo i destini di un’operazione, ma la credibilità del mercato unico dei capitali.

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