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Presidio a oltranza alla ex Ilva di Genova: mille posti in bilico

- di: Bruno Coletta
 
Presidio a oltranza alla ex Ilva di Genova: mille posti in bilico
Presidio a oltranza alla ex Ilva di Genova: mille posti in bilico
Occupazione notturna, tende nel piazzale e lo stabilimento di Cornigliano che non può chiudere.
 
(Foto: protesta operaia).

Nel cuore di Cornigliano, lo stabilimento della ex Ilva è diventato il centro simbolico di una protesta che non accenna a sgonfiarsi. I lavoratori hanno trascorso la notte all’aperto, in tende improvvisate davanti ai cancelli, determinati a difendere non solo il proprio salario ma il futuro stesso della siderurgia ligure. Una protesta a oltranza che mette mille famiglie davanti a un bivio drammatico.

Un piano industriale che fa tremare Genova

Secondo i sindacati, il progetto industriale discusso a Roma rischia di tradursi in una chiusura graduale dello stabilimento di Cornigliano. Delegati operai denunciano che dal nuovo anno migliaia di addetti in tutta Italia potrebbero finire in cassa integrazione e che, a seguire, si profilerebbe lo stop degli impianti principali. Un delegato della Fiom ha spiegato in assemblea: “Il piano che ci è stato descritto spegne la fabbrica, passo dopo passo, senza una vera alternativa”.

La notte delle tende e la svolta della mobilitazione

L’assemblea è partita alle prime ore del mattino e si è trasformata in un presidio fisso. Tende, gazebo, coperte, termos e un via vai continuo di operai: l’ingresso dello stabilimento si è trasformato in una piccola cittadella sindacale. Il blocco stradale ha reso ancora più evidente la tensione, mentre i delegati hanno ribadito che la protesta proseguirà “finché non sarà convocato un tavolo serio”.

Istituzioni in difficoltà davanti alla pressione dei lavoratori

La sindaca di Genova Silvia Salis ha espresso forte preoccupazione e ha definito la situazione «insostenibile per la città». In un passaggio particolarmente acceso ha dichiarato: “Non possiamo permettere la fine di uno degli ultimi presidi industriali di Genova”. Anche dalla Regione arrivano segnali di allarme, con il presidente che ha raggiunto i lavoratori al presidio per manifestare sostegno politico e umano.

Una ferita per Cornigliano e per l’industria italiana

La possibile perdita di mille posti di lavoro a Genova pesa come un macigno su un territorio già provato. Come ha spiegato un operaio con vent’anni di esperienza in reparto: “Qui non si spegne solo una fabbrica, si spegne una storia. E si spegne una possibilità per i nostri figli”. Una dichiarazione che riassume il timore più diffuso: lo smantellamento di un settore strategico per l’Italia.

Cosa chiedono ora i lavoratori

Due richieste, chiare e ferme: una convocazione immediata con governo, Regione e Comune e il ritiro di un piano industriale giudicato “insostenibile e pericoloso”. La sindaca Salis ha ribadito che l’impostazione attuale somiglia a “una lenta eutanasia della fabbrica”, un concetto che ha fatto breccia tra lavoratori e cittadini.

Un segnale che va oltre Genova

Il caso dell’ex Ilva di Cornigliano rappresenta un test politico nazionale sulla volontà di difendere l’industria pesante nel Paese. Un sindacalista lo ha detto con chiarezza: “Se qui si perdono mille posti, chi ci garantisce che non sarà lo stesso nel resto d’Italia?”. Una domanda che continua a riecheggiare nel piazzale illuminato dalle luci delle tende, mentre il presidio prosegue a oltranza. 

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