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Dopo la crisi, crescono i timori di una nuova bolla immobiliare

- di: Redazione
 
Dopo la crisi, crescono i timori di una nuova bolla immobiliare
Il pericolo che possa scoppiare una nuova bolla immobiliare è dietro l'angolo. Lo sostiene una analisi della società finanziaria Bloomberg. "Lo straordinario stimolo che ha contribuito a rimettere in piedi l'economia globale sta alimentando anche un nuovo problema: le bolle immobiliari", ha scritto l'economista Niraj Shah, responsabile del rapporto.
Lo studio analizza cinque variabili di rischio - la relazione tra prezzi e redditi; quella tra prezzi e reddito; crescita dei prezzi reali; aumento dei prezzi nominali; crescita del credito in termini annuali -, facendo anche una classificazione per Paesi (l'Italia non figura tra le prime dieci) in base al rischio che corrono di incorrere in una bolla immobiliare.

Nelle prime tre posizioni ci sono Nuova Zelanda, Canada e Svezia, che sono nella "zona rossa" praticamente in tutti gli indicatori. Norvegia, Regno Unito, Danimarca o Stati Uniti "non sono molto lontani" dai primi, inviando segnali altrettanto preoccupanti.
La classifica dei primi 10 Paesi a rischio è completata da Belgio, Austria e Francia. Poi ci sono Germania, Olanda, Portogallo e Svizzera. Il rapporto di Bloomberg sostiene che "la valutazione del rischio sta dando segnali di allarme di un'intensità che non si vedeva dai prolegomeni della crisi finanziaria del 2008". Il coronavirus, spiega, ha determinato uno scenario di cui fanno parte tassi bassi, stimoli fiscali di ampiezza mai registrata in passato, risparmio immobilizzato a causa dello stravolgimenti determinati dai lockdown, offerta limitata di case e speranze di una forte ripresa dell'economia.

Il rapporto tiene anche conto del fatto che, con il massiccio ricorso al telelavoro, a seguito della pandemia, molte persone hanno cercato case con più spazio per le loro mutate esigenze. Ci sono poi state le politiche della banche (che hanno allentato le condizioni di credito per i mutuatari più solvibili) e dei governi nazionali (che hanno incoraggiato l'acquisto di abitazioni abbassandone il peso fiscale) ad alimentare la forte domanda.

Ma, dice Niraj Shah, "sebbene la metrica del rischio cresca, ci sono motivi per aspettarsi che il prossimo periodo sarà caratterizzato più da un raffreddamento che da un crollo". Questo accadrà quando i tassi di interesse cominceranno a salire (aumentando il costo dei prestiti) e, quindi, la solidità del boom immobiliare sarà messa alla prova.
In molti Paesi si stanno adottando misure per evitare il pericolo di una nuova bolla immobiliare, come la riduzione dei rischi ipotecari o il ritiro degli incentivi fiscali agli investitori in mattoni (lo ha già fatto la Nuova Zelanda). In ogni caso, con la fine a breve termine delle agevolazioni fiscali, che durante la pandemia hanno spinto il mercato, dovrebbe aumentare l'offerta di case, con il con seguente contenimento dei prezzi.
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