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Crans-Montana, il ritorno a casa: a Linate l’arrivo delle salme delle vittime italiane

- di: Anna Montanari
 
Crans-Montana, il ritorno a casa: a Linate l’arrivo delle salme delle vittime italiane

C’è un tempo che non assomiglia agli altri, e questa mattina all’aeroporto di Milano Linate quel tempo si riconosce subito. Non è fatto di partenze né di arrivi ordinari, ma di attesa composta. In mattinata sono attese le salme di cinque dei sei cittadini italiani morti nella tragedia di Crans-Montana. Un rientro che non ha l’eco dei saluti, ma il passo lento del cordoglio.

Crans-Montana, il ritorno a casa: a Linate l’arrivo delle salme delle vittime italiane

Linate, per qualche ora, smette di essere uno scalo e diventa una soglia. Da una parte la cronaca di un disastro lontano, consumato sulle Alpi svizzere; dall’altra il peso reale del lutto che rientra in Italia. È il confine sottile tra l’evento e la memoria, tra il fatto e ciò che resta. Qui, dove di solito si corre, oggi si rallenta. Qui, dove il rumore è la norma, prevale il silenzio.

Le istituzioni in attesa
Ad attendere l’arrivo del velivolo militare ci sono le istituzioni, schierate non per cerimonia ma per dovere. È presente il sottosegretario Alberto Barachini; con lui i presidenti delle Regioni coinvolte: Attilio Fontana per la Lombardia, Marco Bucci per la Liguria, Michele De Pascale per l’Emilia-Romagna. Presente anche il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano. È prevista inoltre la partecipazione del presidente del Senato Ignazio La Russa.

La presenza che parla
Non sono previste dichiarazioni solenni. In giorni come questo, le istituzioni parlano con la loro semplice presenza. È un linguaggio sobrio, essenziale, che dice vicinanza senza invadere. Lo Stato accompagna, si mette accanto, riconosce che il dolore è prima di tutto delle famiglie, ma che diventa collettivo quando colpisce in modo così improvviso e profondo.

La geografia del dolore
Dopo l’arrivo a Linate, le salme saranno trasferite via terra verso Milano, Bologna e Genova. È una mappa che si disegna con discrezione, seguendo le storie delle vittime e delle loro famiglie. Ogni città diventa un approdo definitivo, il luogo dove il lutto si farà rito, memoria, comunità che si stringe.

Il volo che prosegue
Il C-130 dell’Aeronautica Militare, completate le operazioni a Milano, ripartirà verso Roma. L’arrivo è previsto nel pomeriggio, intorno alle 15.30, all’aeroporto militare di Aeroporto di Ciampino. Ad attendere il velivolo ci saranno il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro per lo Sport Andrea Abodi. Un’ulteriore tappa di un viaggio che unisce territori e responsabilità sotto il segno del cordoglio.

Cronaca e pudore
Raccontare giornate come questa impone misura. Le informazioni sono necessarie – orari, luoghi, presenze – ma c’è un confine oltre il quale la cronaca deve farsi pudore. Dietro ogni comunicato ci sono vite interrotte, famiglie spezzate, promesse non mantenute dal tempo. È lì che le parole si accorciano e il tono si abbassa.

Il Paese che si ferma
La tragedia di Crans-Montana ha colpito per la sua improvvisa ferocia. Oggi, con il rientro delle salme, l’Italia si ferma per qualche ora e guarda se stessa. Non per cercare spiegazioni – che verranno – ma per riconoscere una perdita comune. È il momento in cui la politica tace, le istituzioni accompagnano, le comunità attendono.

Il silenzio necessario
Resta il rumore di un aereo che atterra, poi di nuovo il silenzio. Cinque vite tornano a casa, e con loro un dolore che non chiede clamore ma rispetto. Tutto il resto verrà dopo. Oggi conta soltanto accompagnare, con passo lento, questo ritorno che non è un ritorno, ma un addio condiviso.

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