Covid-19: l'Italia ha bisogno di certezze, non di vuote rassicurazioni

 
Come si governa un grande Paese - perché l'Italia è un grande Paese - Giuseppe Conte purtroppo ancora non lo ha imparato. Un Paese che pretende rispetto, pretende chiarezza, pretende che ogni provvedimento che viene adottato abbia, come precipuo obiettivo, quello di rendere migliore la vita di tutti.

Ieri sera, con l'ennesima conferenza stampa (cominciata con un imbarazzante ritardo e quindi ridotta ad una mera elencazione di misure che già si conoscevano e temevano), Conte ha dato una immagine del suo ruolo che ben difficilmente sarà dimenticata per la difficilissima crisi che l'Italia sta affrontando e, soprattutto, perché questo governo non la sta combattendo con le armi della ragionevolezza e del coraggio.
Sì, del coraggio. Perché non basta annunciare misure drastiche (e spesso contraddittorie) per ammantarsi di coraggio.

Il coraggio, invece, è necessario per fare capire alla gente come il governo si è mosso, si sta muovendo ed intende muoversi in futuro anche se questo comporta lo stravolgimento della nostra quotidianità. E coraggio sarebbe stato anche imporre una linea unica al vertice della macchina sanitaria nazionale che, nelle beghe da pollaio tra esperti o presunti tali, ha solo contribuito ad ingenerare nella gente sconcerto, incertezze e persino paure irrefrenabili. Tutto perché qualche cattedratico in crisi di astinenza di visibilità ha scelto la strada mediatica come riaffermazione del proprio ruolo, magari per incassare future cambiali politiche.

Invece si va avanti per annunci - spesso talmente poco chiari da dare l'impressione che li si voglia rendere fumosi per confondere ancora di più i destinatari -; si va avanti ammonendo, quasi che le colpe siano esclusivamente degli italiani e non invece anche di chi ci governa e più in generale della classe politica, che stanno mostrando una impreparazione che rischiamo di pagare per chissà quanto tempo ancora.
Conte, nell'annunciare il blocco da "zona rossa" per Natale e Capodanno, non ha fatto cenno alcuno a come si è arrivati a questo e, forte anche dell'appoggio di alcuni ministri, così come in precedenza, ha fatto capire che le misure di limitazione delle libertà personali sono conseguenza del comportamento degli italiani che sono sempre pronti ad approfittare della più piccola occasione per trasgredire.

Sarà forse anche così, ma il numero dei contagi e dei morti di questi giorni è conseguenza di una mancanza di direttive che dovevano accompagnare la fine della prima fase della pandemia, per neutralizzare il pericolo che il virus riaggredisse la popolazione. Giuseppe Conte avrebbe dovuto imporre una linea di rigore e, soprattutto, avere la forza politica di portarla avanti anche imponendo restrizioni che, in estate, sarebbero forse apparse come eccessive, ma che oggi non ci avrebbero messo davanti al triste aggiornamento dei numeri della pandemia.

Ma questa è la statura politica di Conte e da lui non ci si può certo aspettare molto di più, impaniato in beghe all'interno del governo che non lo aiutano e che hanno anche contribuito alla lentezza con la quale le misure a sostegno delle attività produttive e dei lavoratori in genere sono state rese esecutive. Per non parlare di quello che si è preteso dai locali pubblici (con il conseguente costo) per poi proseguire nella politiche delle chiusure.
Le misure annunciate ieri sera, ampiamente anticipate dai media, potrebbero avere due conseguenze certe. La prima è che, confinando gli italiani nelle proprie case (mandando all'aria tradizione, legami familiari, affetti), i contagi sono destinati a scendere, perché mancheranno le occasioni per incontri con estranei. La seconda, più dolorosa, è che le nuove restrizioni hanno acuito la differenza che sta emergendo nel Paese, tra chi vive di stipendio (soprattutto i dipendenti pubblici e quelli di grandi soggetti economici, oltre ai pensionati) e chi ha la sua fonte di guadagno nel rapporto col pubblico. Una disparità evidente quanto comprensibile perché i primi, i salariati con uno stipendio che arriva puntualmente, sembrano non comprendere il dramma che stanno affrontando, da moltissimi mesi, gli altri, che ormai non sanno letteralmente come sopravvivere. Come testimonia il rosario di saracinesche abbassate lungo le vie dello shopping di molte città.

Due Italie che sono conseguenza della crisi, ma anche della poca capacità del Governo di reagire con la necessaria determinazione alla pandemia e, soprattutto, a cosa essa avrebbe causato. Forse i sondaggi dicono il contrario, accreditando a Conte una crescita di consenso personale. Ma le indagini demoscopiche forniscono numeri e percentuali, non sentimenti.
La gente è stanca, in Italia come altrove. Solo che da noi è mancata la reattività, la capacità di contrastare subito, con la necessaria durezza, la pandemia che abbiamo subìto, allontanato per poche settimane e subita nuovamente e con maggiore violenza.

La pandemia sta colpendo tutto il mondo, ma altrove i governi hanno saputo determinare empatia con la maggioranza dei rispettivi popoli. Da noi questo processo di coinvolgimento è fallito perché il governo non ha un'anima, non rema tutto nella stessa direzione, non riesce a superare gli abissi ideologici tra le sue componenti.
Quello che forse Conte ed i suoi alleati non hanno capito o, peggio, hanno capito e sottovalutato, è che il Covid 19 ci ha dichiarato guerra e, in guerra, chi comanda deve avere la forza morale di assumere le decisioni più giuste, anche se dolorose. Cosa che il nostro presidente del consiglio non ha fatto, oscillando come un pendolo tra la durezza e il lassismo. Le guerre, si sa, sono fatte di battaglie e la vittoria in una di esse non garantisce quella finale. Conte s'è fatto inebriare da qualche risultato positivo, dimenticando che c'era una guerra da vincere. La Johns Hopkins University monitora quotidianamente i numeri della pandemia. E dalle sue rilevazioni emerge che l'Italia ha il più alto numero di decessi ogni centomila abitanti, cioè 111,23. In questa tragica classifica siamo più avanti di Spagna (104,39), Regno Unito (99,49) e Stati Uniti (94,97). Un risultato che si cerca di nascondere come polvere sotto il tappeto.

Ora i margini di manovra per il governo sono ristretti, con "zone rosse" da applicare ovunque nel tentativo di fare abbassare questa maledetta curva dei contagi.
Giuseppe Conte, lo diciamo da tempo, non è uno statista, non ne ha la statura, pur riconoscendogli umanità e partecipazione a questo dramma nazionale. Ma da un capo di governo ci si deve aspettare altro, magari di mandare ufficialmente a quel Paese a chi ostacola l'azione dell'esecutivo pur facendone parte.

Angela Merkel ha fatto accettare alla Germania (ad eccezione di una sparutissima minoranza, aggregata dall'estrema destra) misure durissime e prolungate e in un'ora ha risolto, a suo favore, le perplessità dei presidenti dei lander sul lockdown.
Conte non è riuscito a farlo, forse perché ingabbiato nella sua veste di persona perbene. Ma qualche volta la forma si deve superare e quindi rivolgersi alla gente con chiarezza e senza giochetti semantici, propri di chi esercita l'oratoria come strumento di lavoro. E i risultati di questo perenne temporeggiare hanno contribuito, non essendone la sola causa, a mettere il Paese in ginocchio.
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2023
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