Indagine Coop: consumi italiani nel 2023 all'insegna della rinuncia, ma resta ottimismo

- di: Barbara Bizzarri
 

Le previsioni Coop per il 2023 sui consumi degli italiani sono frutto di due indagini condotte nel mese di dicembre 2022 dall’Ufficio studi Coop e dai suoi partner. La prima, in collaborazione Coop-Nomisma, “L’anno che verrò” , realizzata con metodo Cawi nel mese di dicembre, ha coinvolto un campione di 1000 individui rappresentativo della popolazione 18-65 anni; la seconda, “Planning 2023 and Beyond”, rivolta alla community del sito di italiani.coop, 700 opinion leader e market maker fruitori delle passate edizioni del Rapporto tra cui sono stati selezionati 440 soggetti con profilo manageriale/executive, ovvero imprenditori, amministratori delegati e direttori, liberi professionisti, in grado di anticipare più di altri le tendenze future del Paese. Da quanto emerge dagli studi, gli italiani, sopravvissuti al Covid, oramai assuefatti ai bollettini di guerra, e quotidianamente alle prese con il carovita, si affacciano sul nuovo anno con una inattesa, forte, tempra emotiva. Uno stato d’animo fatto certamente di timore (33%) e inquietudine (22%), ma soprattutto di fiducia (39%) e aspettativa (38%) per il nuovo anno. A conti fatti, nonostante un 2022 vissuto pericolosamente, gli italiani manifestano una imperturbabile accettazione della realtà (28%) e una sorprendente serenità interiore (34%). Così, in questa inattesa, però salvifica, propensione zen, il 26% del primo campione, malgrado tutto, continua ad associare all’anno appena iniziato la parola “speranza” e rispetto ad appena quattro mesi fa non può non stupire come la “fiducia” sia salita del 12% e, di converso, scendano sentimenti più cupi come l’”irritazione” o la “rabbia” (rispettivamente calati del 12% e del 6%). 


Indagine Coop: consumi italiani nel 2023 all'insegna della rinuncia


A giocare un ruolo decisivo, gli affetti e la vita familiare: infatti, tra i buoni propositi per il nuovo anno, il 56% indica di voler trascorrere più tempo in famiglia e il 20% di mettere al mondo un figlio, vero argine alle difficoltà del presente. Prevalgono gli stili di vita più slow e si riducono gli spazi per la vita frenetica e la stessa iperconnessione digitale.


D’altro canto, gli ultimi anni, ed in particolare gli ultimi mesi di crescita dei prezzi, hanno inferto ferite profonde nel corpo sociale del Paese. Il 18% degli italiani dichiara nel 2022 di aver fatto fronte a un permanente disagio alimentare (circa 9 milioni) e 1 su 4 teme la vera povertà per il 2023 (non avere soldi per cibo, trasporto, abiti, scuola). Sono soprattutto gli imprevisti a mettere a repentaglio questa fragile armonia; il 66% del campione non saprebbe come far fronte a una spesa improvvisa e non rimandabile di 850 euro. 


Proiettando questa disposizione d’animo sul fronte dei consumi, inevitabile la rinuncia al superfluo per garantirsi l’essenziale. Cibo e salute restano centrali per il benessere degli italiani e si rinuncia invece, seppur a malincuore, all’outdoor, ai viaggi e alla convivialità. Per i durevoli si pensa a cambiare gli elettrodomestici più vecchi ma si rinvia l’acquisto della nuova auto (il 29% conta di acquistare un grande elettrodomestico nei prossimi 12 mesi e per converso un 35% vorrebbe l’auto nuova ma non l’acquisterà) con la casa al top delle priorità (il 67% dichiara di volersi dedicare alla ristrutturazione). Per far fronte all’aumento dei prezzi l’80% degli italiani cambierà anche le proprie abitudini alimentari orientandosi verso diete senza carne. Secondo il 40% dei manager Food & Beverage intervistati, il 2023 sarà un anno all’insegna della sobrietà ed essenzialità alimentare. Sugli scaffali le novità del 2023 saranno la pasta e le farine prodotte con grani antichi o con prodotti low carb e maggiore contenuto di proteine. E se dovesse rinunciare a quella vera, già oggi un italiano su cinque preferirebbe la carne coltivata in vitro ai prodotti di derivazione vegetale.

Sul fronte macroeconomico, grazie soprattutto alla parziale riduzione dei prezzi del gas, il 2023 sarà un anno di stagnazione ma non di decrescita (+0,2% le previsioni del Pil 2023 su 2022, secondo i manager italiani) con una inflazione ancora sostenuta ma inferiore a quella del 2022 (+6,1%% secondo i manager italiani). Gli andamenti più recenti motivano anche un andamento positivo dei consumi (al netto dell’inflazione) che le ultime previsioni per il 2023 collocano all’1,4%. A preoccupare maggiormente sono, piuttosto, i consumi e i risultati economici della filiera alimentare. Se infatti dopo un anno di aumenti record, le previsioni dei manager stimano un primo rallentamento dei prezzi entro l’estate,  l’inflazione dei beni alimentari lavorati resterà elevata (+ 6,7% medio nel 2023 secondo i manager italiani del settore Food & Beverage),  si ridurranno i volumi acquistati dalle famiglie nella Gdo (-0,9%) e si conferma il peggioramento della redditività delle imprese industriali e, soprattutto, distributive (lo teme il 66% dei manager del settore) con conseguente calo degli investimenti (37%) e ricadute anche sul fronte occupazionale (27%).  Innovazione e ristrutturazione sono la ricetta necessaria per uscire da questa difficile crisi sia nell’organizzazione dei processi aziendali (lo afferma il 38%), sia nel prodotto e nel servizio (32%) fino ai canali e alla rete di vendita (26%). In questo, la marca del distributore sembra davvero una panacea in grado di risolvere i problemi, mentre rimangono intoccabili la sostenibilità ambientale e sociale delle azioni e dei prodotti. 


Intanto, a
dispetto delle nuove preoccupazioni per i contagi in Cina, quello del 2022 è stato il primo Natale senza restrizioni e con una pandemia che fa meno paura. Gli acquisti di Natale sono stati invece fortemente condizionati dall’incremento dei prezzi che hanno fatto crescere nella spesa degli italiani prodotti come panettoni, pandori, prodotti da forno, salumi, formaggi e gli ingredienti di base. Per questa ragione, la spesa degli italiani nelle ultime due settimane dell’anno è stata di oltre il 13% maggiore di quella del 2021 ma con una riduzione delle quantità di circa un punto percentuale per gli acquisti delle festività e di quasi 2 punti per l’intero mese di dicembre.  La spesa per i consumi domestici si è concentrata nella settimana precedente al Natale, mentre gli acquisti in vista dell’ultimo dell’anno hanno avuto un andamento negativo, segno di un ritorno alla convivialità outdoor, ai viaggi e ai cenoni al ristorante.

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