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Lazio, la Regione rilancia le reti d’impresa: nuovi fondi nel 2026 e un modello che punta a ridisegnare il commercio locale

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Lazio, la Regione rilancia le reti d’impresa: nuovi fondi nel 2026 e un modello che punta a ridisegnare il commercio locale

La Regione Lazio raddoppia la scommessa sulle reti d’impresa e lo fa con un messaggio politico chiaro: il commercio di prossimità non è un settore residuale, ma un pezzo essenziale dell’identità urbana e della vitalità economica dei territori. Le nuove linee guida del bando 2026, presentate in Sala Aniene, consolidano una strategia che l’amministrazione sta portando avanti con metodo: investimenti, governance condivisa, alleanze con i Comuni e con le associazioni di categoria.

Lazio, la Regione rilancia le reti d’impresa: nuovi fondi nel 2026

Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione e assessore allo Sviluppo economico, mette in fila i numeri per certificare il percorso: dal 2023 al 2025 oltre 150 reti finanziate, 110 Comuni coinvolti, 15,8 milioni di euro investiti e più di 6.000 attività sostenute. Per il 2026 la dotazione sarà di altri 9 milioni, fondi che vanno in direzione opposta rispetto alla tendenza nazionale al ridimensionamento del commercio tradizionale. Un segnale, in pieno stile Buzzi, di una Regione che rivendica un ruolo politico in un settore che altrove è affidato a misure sporadiche e strumenti frammentati.

Il fronte istituzionale: un tavolo che unisce politica e rappresentanza
La presentazione delle linee guida assume anche un valore istituzionale. Al fianco di Angelilli siedono rappresentanti del Consiglio regionale — Daniele Maura ed Edy Palazzi — e i vertici delle organizzazioni economiche: Camera di Commercio di Roma, Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti.
È un’operazione di coralità, utile a dare peso politico a un intervento che vuole non solo sostenere le imprese, ma anche ridefinire il rapporto tra territori, amministrazioni locali e filiere produttive.
Le linee guida sono infatti frutto di una condivisione preventiva, una parola che la Regione ripete per indicare una scelta metodologica: niente bandi calati dall’alto, ma strumenti costruiti insieme ai soggetti che dovranno gestirli e beneficiarne.

La leva dei Comuni: risorse proporzionate per sostenere il tessuto urbano
Il prossimo anno saranno i Comuni — tutti, dai più piccoli ai capoluoghi — a poter presentare i progetti di rete. Le risorse cresceranno al crescere della popolazione: dai contributi minimi destinati ai centri sotto i 5.000 abitanti ai finanziamenti più consistenti per i territori oltre i 50.000.
Roma avrà un canale dedicato, mentre le città capoluogo potranno candidare due programmi, segnale di una strategia che punta ad ampliare la capacità progettuale degli enti locali.
L’obiettivo è duplice: sostenere direttamente le micro e piccole imprese — commercio, artigianato, turismo, cultura, servizi — e contemporaneamente intervenire sulle aree urbane, contrastando quella desertificazione commerciale che rischia di svuotare le città e indebolire i centri storici.

Le reti di filiera e il nuovo criterio di premialità
Nella trama del bando compare una novità significativa: la possibilità di finanziare reti di filiera, purché distribuite in almeno tre Municipi. È un segnale di apertura verso un modello più evoluto di aggregazione, capace di collegare attività anche lontane geograficamente ma unite da funzioni economiche omogenee.
Accanto a questo, la Regione introduce una premialità per le reti che decidono di dotarsi di un Manager certificato, una figura specializzata nel marketing territoriale e nella gestione delle aggregazioni. Un modo per spingere verso una professionalizzazione del sistema, riducendo il rischio che le reti restino semplici sigle sulla carta.

Il sottotesto politico: una strategia che guarda oltre il 2026
Dietro l’operazione c’è un messaggio più ampio. La Regione costruisce un modello di sostegno continuativo, non legato a emergenze ma a una pianificazione triennale che punta a consolidare il commercio come colonna portante dell’identità territoriale.
In controluce c’è anche la prospettiva del 2026, anno elettorale per molte amministrazioni locali. Le reti d’impresa diventano così uno strumento di politica economica che parla direttamente ai territori — e ai loro elettorati — mostrando una Regione presente, con una strategia riconoscibile e misurabile nei numeri.

Angelilli: “Le reti non sono solo strumenti economici, ma motori di rigenerazione urbana”
“La competitività delle imprese si costruisce anche valorizzando lo spazio urbano in cui operano”, ribadisce Angelilli. È una frase che definisce il senso dell’intervento: la rigenerazione non è un fatto urbanistico isolato, ma un processo collettivo, che conta su imprese, cittadini e amministrazioni.
Le reti d’impresa diventano così un tassello di una politica più ampia, che mette al centro la qualità dei luoghi e la capacità di renderli attrattivi.

La traiettoria futura
Il Lazio prova dunque a posizionarsi come laboratorio nazionale di politiche per il commercio. La sfida, ora, è far sì che i progetti finanziati diventino meccanismi di trasformazione duratura e non interventi episodici.
L’impianto c’è: risorse, governance multilivello, progettualità diffusa. Ed il segnale politico è quello di una Regione che non si limita a fotografare lo stato delle cose, ma tenta di riscrivere le regole del gioco per dare al commercio un ruolo centrale nel futuro del territorio.

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