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Bce: “non chiara la finalità della norma sull’oro di Bankitalia”, chiesto all’Italia di riconsiderare la proposta

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bce: “non chiara la finalità della norma sull’oro di Bankitalia”, chiesto all’Italia di riconsiderare la proposta

La Banca centrale europea interviene con toni insolitamente diretti sulla proposta contenuta in un emendamento alla manovra presentato da FdI e relativo alle riserve auree della Banca d’Italia. In un parere inviato al Mef nella serata del 2 dicembre, la Bce afferma che “non è chiaro quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione”. Una frase che pesa, e che si inserisce in un capitolo delicato dei rapporti fra Eurotower e le autorità italiane, laddove si tocca il tema della gestione dell’oro nazionale, uno degli asset più sensibili del sistema finanziario.

Bce: “non chiara la finalità della norma sull’oro di Bankitalia”

La Bce non si limita a sollevare dubbi: chiede apertamente che “le Autorità italiane siano invitate a riconsiderare la proposta di disposizione”, richiamando la necessità di “preservare l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali connessi al Sebc della Banca d’Italia ai sensi del Trattato”.

Un richiamo alla tutela dell’indipendenza istituzionale
Il cuore del parere non riguarda solo la sostanza tecnica dell’emendamento, ma il perimetro di autonomia che il Trattato attribuisce a tutte le banche centrali nazionali appartenenti al Sistema europeo delle banche centrali (Sebc). È il terreno più protetto dell’architettura europea: quello in cui l’indipendenza operativa non è una prassi ma una condizione giuridica.

Quando la Bce rileva che non è chiara la finalità dell’intervento normativo, il messaggio è doppio: da un lato si contesta la mancanza di trasparenza sull’obiettivo; dall’altro si sottolinea come qualunque misura che incida, anche indirettamente, sulla gestione delle riserve auree possa interferire con le funzioni essenziali di Bankitalia.

Un tipo di interferenza che, per Francoforte, sarebbe incompatibile con il quadro europeo.

Il nodo politico dell’emendamento sulle riserve auree
L’emendamento della maggioranza sulle riserve d’oro della Banca d’Italia ha acceso nelle ultime ore un cono di attenzione crescente. Il parere della Bce, anticipato dal Corriere della Sera e ora pubblicato sul sito dell’istituzione, conferisce alla vicenda una dimensione politica che supera il perimetro della manovra.

Le riserve auree non sono solo un asset, ma un simbolo di stabilità e garanzia, un pilastro della credibilità del Paese sui mercati. Inoltre, non appartengono al bilancio dello Stato, ma alla banca centrale nazionale. Intervenire su questo terreno senza una finalità chiara – come osserva la Bce – rischia di sollevare dubbi sulla tenuta dell’assetto istituzionale e sulla capacità dell’Italia di rispettare i confini operativi imposti dal diritto europeo.

Una frizione che va oltre il caso specifico
Il parere non chiude un capitolo: lo apre. A Roma il contenuto del documento è stato letto come un richiamo a evitare iniziative che possano essere percepite come intrusioni nella sfera operativa di Bankitalia. Sul piano europeo, invece, è il segnale che la Bce intende vigilare con particolare attenzione quando in uno Stato membro si interviene su sistemi di garanzia e riserva che appartengono a un patrimonio comune del Sebc.

In Parlamento, la discussione si preannuncia tesa. La maggioranza difenderà le proprie ragioni, mentre le opposizioni hanno già individuato nel parere dell’Eurotower un appiglio per contestare l’impianto dell’emendamento.

Resta la domanda che la Bce ha posto, senza troppi giri di parole: perché modificare una norma sull’oro se non se ne chiarisce esplicitamente la finalità?

Finché questa risposta non arriverà, la richiesta di “riconsiderare la proposta” rimarrà sospesa su un passaggio della manovra che rischia di diventare un caso politico–istituzionale.

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