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Avio: secondo flop in 17 mesi, Vega perde satellite dopo il decollo. Forse è necessario un ricambio di idee e uomini

- di: Redazione
 
C'è un puntino nero, sulle carte geografiche, di quelli sui quali devi avere un interesse specifico per andare a cercarli. Si chiama Kourou, si trova nella Guyana francese, ha circa ventimila abitanti e niente e nessuno - ad eccezione di quelli che lì vivono e lavorano - se ne occuperebbe se non fosse che è la base di lancio di molti satelliti - soprattutto dell'Esa - destinati a delicate missioni nello spazio.

Ora, però, per qualcuno Kourou è anche sinonimo di fallimento, come l'ennesimo che macchia il bilancio di Avio. Perché la scorsa notte la missione che avrebbe dovuto portare nello spazio un satellite spagnolo, per indagare su quelli che si chiamano "eventi luminosi transitori", é fallita pochi minuti dopo il lancio e tutto sembra riportare a qualcosa che non ha funzionato nel razzo Vega.

Costruito appunto da Avio che, raccontano le cronache di questi anni, ha dovuto registrare il secondo fallimento nell'arco di 17 mesi, che sono pochissimi, visto anche il calendario di lanci della base di Kourou. Che, ed è questo uno dei motivi di massima preoccupazione, è destinato ad infittirsi nei prossimi mesi. Questo è infatti il secondo guasto del razzo Vega in tre lanci. L'11 luglio 2019 un razzo è andato distrutto sull'Atlantico a causa di un guasto alla cupola anteriore del motore del secondo stadio Z23.



Un problema. Tanto che Le Monde oggi chiosa, forse con un pizzico di perfidia ''Made in France'': "Questo nuovo fallimento rischia di mettere in difficoltà Arianespace sul mercato dei piccoli lanciatori''. Stéphane Israël, ceo di Arianespace, dal centro di lancio della Guyana ha ammesso subito che la missione era persa, dopo che su uno schermo è apparsa la segnalazione di un'alterazione della traiettoria. Otto minuti dopo il decollo, e subito dopo l'accensione della quarto stadio di Vega, ha spiegato Israël, si è osservato un " degrado della traiettoria", mentre la velocità non era quella preventivata. L'assenza di dati telemetrici è stata la certificazione del fallimento della missione.

Di certo il secondo flop (su tre lanci) non è un semplice allarme per Avio, ma qualcosa di molto più grave. Perché, se proprio si volesse andare sui numeri - tanto cari alla società presieduta da Roberto Italia, con Giulio Ranzo amministratore delegato - una percentuale del 66 per cento di fallimenti dovrebbe indurre una realtà industriale importante come Avio ad avviare un esame dei propri progetti e di come essi vengano realizzati.

Come pensereste di un calciatore che sbaglia due rigori su tre o di un cantante che stona due note su tre? Il paragone non regge, ma solo perché mentre calciatore e cantante sarebbero subissati di critiche, o peggio insulti, i vertici di Avio vengono solo sfiorati dal sospetto che forse quello che fanno non è il meglio per l'azienda. Che, ricordiamo, è anche quotata e quindi non può agire come se levitasse sopra il resto del mondo. Sembrerebbe strano che Arianespace non valutasse l'accaduto per quello che è, un fallimento, anche se le parole di Israël più che da un francese sembrano pronunciate da un algido manager britannico. La realtà non si cancella e il nuovo fallimento di Vega deve pure insegnare qualcosa. Buon per Italia (il presidente) e Ranzo che Avio non avrà conseguenze economiche dal fallimento, perché, dal primo nanosecondo successivo al decollo, Arianespace si fa carico della responsabilità della missione, mentre il proprietario del satellite - la spagnola SEOSAT-Ingenio - è coperto da polizze assicurative. Poi, altra cosa che aiuta e non poco Avio a non cadere nella disperazione, il fatto che l’ESA (l'ente aerospaziale europeo) potrebbe coprire parte dei costi che dovranno essere affrontati per fare sì che i difetti che saranno rilevati possano essere corretti.

Ma, se i conti economici potrebbero non essere drammatici per Avio, c'è da considerare il danno che sta subendo la sua reputazione, con il doppio fallimento in poco meno di un anno e mezzo. I primi contraccolpi finanziari si stanno cominciando a manifestare. Dopo il flop di poche ore fa, Equita ha taglia il rating di Avio, mentre gli esperti di Intesa Sanpaolo ritengono che l'ultimo incidente di Kourou possa avere ripercussioni negative sia sulla produzione di Vega, che sullo sviluppo del programma di Vega C, alla base delle stime per il biennio 2021-2022 che, a questo punto, potrebbero essere fortemente condizionate.

D'altra parte anche i risultati di Avio nei primi mesi dell'anno, pur considerando la crisi generalizzata indotta dalla pandemia, sono tutti in rosso. Una cosa che, ad una prima lettura, è abbastanza difficile da attribuire solo al Covid-19, lasciando pensare ad una crisi del management, che forse avrebbe bisogno di una iniezione di idee (e forse anche uomini) proiettate al futuro. I numeri parlano chiaro. Nei primi nove mesi dell'anno i ricavi netti di Avio - 216,1 milioni di euro - sono stati del -20% inferiori allo stesso periodo del 2019. E percentuali tutte in negativo per EBITDA Adjusted (23,1 milioni di euro; -9%); EBITDA Reported (17,5 milioni di euro: -26%); EBIT Adjusted (0,3 milioni di euro: -24%); EBIT Reported (4,7 milioni di euro: 60%); posizione di cassa netta (26,2 milioni di euro: -31,8 milioni rispetto al 31 dicembre 2019 e in linea rispetto al 30 giugno 2020).
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