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Assunzioni, a gennaio 527mila contratti: caccia ai profili tecnici

- di: Vittorio Massi
 
Assunzioni, a gennaio 527mila contratti: caccia ai profili tecnici

Servizi in tenuta, primario in spinta, industria più prudente. Cala la difficoltà di reperimento, ma quasi una posizione su due resta difficile da coprire: ecco dove si aprono le porte (e dove manca la chiave).

A gennaio le imprese italiane mettono sul tavolo un pacchetto imponente di opportunità: circa 527.000 contratti programmati, che diventano oltre 1,4 milioni nel trimestre gennaio-marzo. Il dato, nel complesso, si muove di pochissimo rispetto a un anno fa (-0,6%): non è una frenata netta, ma una fotografia nitida di un mercato che cambia “internamente”, con alcuni comparti che accelerano e altri che procedono con più prudenza.

La bussola è il Bollettino del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il messaggio di fondo è doppio: da un lato, la domanda tiene; dall’altro, le imprese continuano a scontrarsi con il solito “muro” delle competenze, anche se con un piccolo spiraglio in più rispetto al 2025.

Il dettaglio per settori disegna un’Italia a tre velocità. Il primario sorprende con una crescita delle entrate previste del +6,5% e circa 35mila contratti, concentrati soprattutto nelle coltivazioni ad albero e di campo. I servizi restano sostanzialmente stabili (+0,1%) con circa 337mila entrate programmate. L’industria, invece, vira alla cautela (-3,5%): il manifatturiero scende di più (-4,6%), mentre le costruzioni arretrano in modo più contenuto (-1,3%).

Dentro questa cornice, la geografia delle richieste è chiara: nell’industria sono previste circa 155mila entrate (di cui 104mila in manifatturiero e public utilities e 51mila in edilizia). Nel manifatturiero le chance maggiori arrivano da meccanica ed elettronica (oltre 27mila contratti), metallurgia e metallo (21mila), alimentare e bevande (15mila).

Nel terziario, la “triade” che guida le assunzioni è un evergreen con un retrogusto stagionale: turismo (circa 70mila contratti), servizi alle persone (69mila) e commercio (67mila). La domanda interna continua a pesare, ma le imprese del comparto guardano anche al 2026 con un ingrediente extra: secondo un resoconto sul PMI dei servizi, tra i fattori che sostengono le aspettative viene citato l’effetto dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026. "I fornitori di servizi erano fiduciosi che l'attività sarebbe aumentata nel 2026, supportata dagli investimenti in marketing e dai Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina".

Se i volumi restano alti, il termometro più sensibile è la qualità del “match” tra aziende e candidati. Qui arriva la notizia che fa alzare un sopracciglio: la difficoltà di reperimento scende al 45,8% (era 49,1% a gennaio 2025). Tradotto: su 527mila entrate previste, 241mila rischiano di restare un puzzle incompleto. Le ragioni? Prima di tutto l’assenza di candidature (28,6%), poi la preparazione ritenuta insufficiente (13,6%) e altre motivazioni (3,6%).

Le “zone rosse” del reperimento non sono una sorpresa, ma i numeri fanno effetto: nelle costruzioni oltre 6 posizioni su 10 sono difficili da coprire; seguono il legno-arredo (59,8%) e la metallurgia (55,6%). È il classico paradosso: cantieri e fabbriche cercano, ma l’offerta reale (per competenze, disponibilità, salari, distanza) non si incastra.

Guardando alle professioni, la lista dei “rarissimi” è lunga e racconta un Paese che ha fame di competenze digitali, tecniche e sanitarie. Tra le figure intellettuali e scientifiche, spiccano gli analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (62,7% di difficoltà) e gli ingegneri (51,8%). Tra i profili tecnici, la tensione è fortissima per i tecnici sanitari (64,4%), per chi gestisce processi produttivi (63,7%) e per i tecnici dell’ingegneria (60,7%).

Poi c’è il capitolo degli operai specializzati: qui il mercato si muove come una calamita che non trova abbastanza metallo. I rifinitori edili arrivano a una difficoltà del 75,0%; seguono meccanici e manutentori (69,6%) e fabbri e costruttori di utensili (66,9%). Un segnale coerente con il quadro industriale di fine 2025: sul fronte manifatturiero, un aggiornamento sul PMI descrive un dicembre in contrazione, con imprese che reagiscono alla debolezza degli ordini riducendo personale e acquisti. "Le contrazioni di dicembre sono state generali, concentrate sull'ennesimo calo degli ordini ricevuti e sul volume della produzione".

Nel primario emergono criticità molto marcate su profili spesso trascurati nel dibattito pubblico: tecnici dei rapporti con i mercati (78,1%), personale non qualificato per foreste e cura degli animali (68,2%), allevatori e operai specializzati della zootecnia (59,8%). E compare anche la ristorazione, con esercenti e addetti difficili da reperire (58,2%): un ponte evidente con la domanda del turismo e dei servizi alle persone.

Sul “come” si assume, domina ancora la flessibilità: il tempo determinato vale 252mila posizioni, cioè 47,8% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (111mila, pari al 21,0%) e la somministrazione (63mila, 11,9%). Numeri che raccontano un equilibrio delicato: aziende alla ricerca di competenze, ma ancora prudenti nel trasformare la domanda in stabilità contrattuale.

Un altro indicatore interessante riguarda la quota di personale straniero: a gennaio è prevista nel 22,2% dei contratti, circa 117mila posizioni. Qui il primario vola (fino al 43,3% delle entrate), seguito da tessile-abbigliamento-calzature (34,8%) ed edilizia (30,7%). Non è solo una necessità numerica: è anche una cartina di tornasole dei lavori più faticosi o meno attrattivi per la forza lavoro locale, e dei segmenti dove l’offerta domestica fatica a reggere la domanda.

E i giovani? Le imprese cercano quasi 143mila under 30 (il 27,1% delle entrate). Le “corsie preferenziali” sono nei servizi finanziari e assicurativi (40,5% delle entrate destinate a giovani), nell’ICT e telecomunicazioni (39,8%) e nel commercio (37,5%). È una buona notizia, ma con un sottotesto: proprio in quei mondi (digitale e tecnico) si concentrano alcuni dei profili più difficili da reperire. Se la domanda c’è, la sfida è trasformarla in competenze effettive, con percorsi rapidi e spendibili.

Sul fronte territoriale, il peso della domanda si distribuisce seguendo la mappa dell’economia reale: Nord-Ovest e Sud e Isole guidano per numero di entrate programmate (oltre 158mila e oltre 141mila), poi Nord-Est (quasi 121mila) e Centro (circa 106mila). In cima alla classifica regionale c’è la Lombardia con 110mila posizioni, seguita da Lazio (53mila), Veneto (49mila), Emilia-Romagna (48mila) e Campania (circa 42mila).

Il quadro si incastra con un mercato del lavoro che, secondo Istat, a novembre 2025 mostrava un leggero calo degli occupati su base mensile e un tasso di disoccupazione sceso al 5,7%, mentre cresceva l’area degli inattivi. È un promemoria utile: non basta contare le posizioni “aperte” o programmate; conta anche quante persone sono davvero disponibili, formate, mobili e motivate per occuparle.

La sintesi, insomma, è meno banale di quanto dicano i titoli “a freddo”. Gennaio parte con una domanda robusta e diffusa, ma con un mercato che continua a scontare un problema strutturale: il lavoro c’è, spesso manca la combinazione giusta tra competenze, condizioni e tempi. Il dato migliore è che lo squilibrio sembra ridursi; quello più urgente è che, senza un’accelerazione su formazione tecnica, orientamento e qualità del lavoro, la caccia ai profili rischia di restare la notizia più costante del 2026.

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