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Antitrust Ue contro Meta: Whatsapp, IA e concorrenza nel mirino

- di: Marta Giannoni
 
Antitrust Ue contro Meta: Whatsapp, IA e concorrenza nel mirino
Bruxelles accende i fari sulla piattaforma, possibile freno ai concorrenti dell’intelligenza artificiale.

L’Unione europea ha aperto un’indagine ufficiale su Meta per valutare se la nuova gestione dell’intelligenza artificiale su WhatsApp possa ostacolare la concorrenza. Il focus è sulla WhatsApp Business Solution, strumento usato dalle aziende per interagire con i clienti e aggiornato con nuove condizioni contrattuali ritenute potenzialmente discriminatorie.

Come funziona la clausola contestata

Da ottobre Meta ha modificato i Business Solution Terms, vietando l’utilizzo di WhatsApp Business alle società la cui attività principale è la creazione di sistemi di IA. La piattaforma resta invece pienamente disponibile al chatbot proprietario Meta AI. Il sospetto dei regolatori è netto: questa struttura potrebbe impedire a competitor esterni di sviluppare e far circolare chatbot alternativi sulla stessa piattaforma.

Perché l’Ue interviene

Bruxelles teme che Meta stia consolidando una posizione dominante proprio mentre il mercato dell’IA sta entrando nella fase più esplosiva della sua crescita globale. L’obiettivo dichiarato è evitare un danno strutturale alla concorrenza, proteggendo l’accesso al mercato per gli sviluppatori emergenti e garantendo un sistema aperto, competitivo e innovativo.

La vicepresidente della Commissione ha ribadito che l'Europa deve poter massimizzare i benefici della rivoluzione digitale senza dipendere da un unico operatore. Il messaggio è chiaro: le Big Tech possono innovare, ma non comprimere il campo di gioco.

La risposta di Meta

Meta respinge le accuse. Un portavoce ha definito le contestazioni “infondante”, spiegando che la presenza di chatbot esterni su larga scala potrebbe mettere sotto stress l’infrastruttura di WhatsApp. In sostanza, secondo l’azienda, la limitazione sarebbe una misura tecnica, non una manovra per bloccare la concorrenza.

L’Italia si era mossa prima

Prima di Bruxelles, anche l’Autorità garante della concorrenza italiana aveva avviato un procedimento per verificare se l’introduzione di Meta AI e i nuovi termini d’uso potessero tradursi in una riduzione di pluralità e innovazione nel mercato europeo dei chatbot.

Possibili conseguenze

Se l’Europa dovesse accertare un abuso di posizione dominante, le ricadute potrebbero essere significative:

  • rimozione delle clausole che impediscono l’uso di IA concorrenti;
  • obbligo di apertura della piattaforma a chatbot terzi;
  • multe potenzialmente miliardarie in linea con le normative UE;
  • ridefinizione del mercato dell’intelligenza artificiale in Europa.

Una partita geopolitica

L’indagine non si inserisce solo sul piano industriale, ma anche in una cornice politica più ampia: Europa e Stati Uniti stanno discutendo da mesi su tariffe, norme digitali e sovranità tecnologica. L’IA è il terreno più strategico, e chi lo controllerà guiderà la prossima fase dell’economia globale. 

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