• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Non smontare l’albero: resisti fino al 2 febbraio

- di: Anna Montanari
 
Non smontare l’albero: resisti fino al 2 febbraio

Fermati un attimo. Prima di riporre palline, luci e fili d’argento negli scatoloni della cantina, fai una cosa semplice e controcorrente: non smontare l’albero di Natale. Aspetta. Resisti. Arriva fino al 2 febbraio, giorno della Candelora. Non è nostalgia, non è disordine domestico, non è neppure superstizione. È, se vogliamo dirla tutta, una piccola forma di educazione al tempo.

Non smontare l’albero: resisti fino al 2 febbraio

Viviamo nell’epoca della smania di chiudere in fretta: archiviare, smontare, passare oltre. Il Natale, oggi, dura il tempo di una vetrina illuminata. Finisce prima ancora di cominciare davvero. Eppure per secoli non è stato così. Il Natale era un periodo, non un evento. Un tempo lungo, denso, che aveva un inizio e una fine chiara: la Candelora.

Il 2 febbraio non è una data qualsiasi. È la festa della luce che ritorna, delle candele accese quando l’inverno non è ancora sconfitto ma comincia a mostrare crepe. È il momento in cui la tradizione cristiana colloca la Presentazione di Gesù al Tempio, ma è anche qualcosa di più antico e profondo: il segnale che il buio non ha vinto. Che la luce, con pazienza, avanza.
Non è un caso che la saggezza popolare abbia affidato a questa giornata un proverbio netto, quasi brutale nella sua chiarezza: “Per la santa Candelora, se nevica o se plora, dell’inverno siamo fora; ma se è sole o solicello, siamo ancora a mezzo inverno.”

Qui non c’è poesia da cartolina, c’è realismo. La Candelora è una soglia, non una promessa consolatoria.
Smontare l’albero prima del 2 febbraio significa cedere all’idea che tutto debba essere rapido, consumabile, dimenticabile. Tenerlo fino a quella data, invece, è un gesto che ha il sapore della resistenza culturale. Non contro la modernità, ma contro la sua versione più superficiale. È dire che le tradizioni non sono reliquie, ma strumenti per non perdere il senso delle cose.

Un tempo l’albero e il presepe restavano al loro posto perché il Natale non era finito finché non lo diceva il calendario profondo, quello delle stagioni e dei simboli. Oggi possiamo scegliere. E proprio per questo la scelta conta di più.

Dunque no, non avere fretta. Lascia l’albero dov’è. Accetta l’idea che il tempo della festa non sia una parentesi imbarazzante da chiudere in anticipo. Aspetta la Candelora. È un piccolo gesto, ma dice molto: che non tutto deve essere subito smontato, archiviato, dimenticato. A volte, resistere qualche giorno in più è un atto di lucidità.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 60 record
Pagina
9
04/01/2026
Trump ora minaccia il Messico: “I cartelli comandano il Paese”
Trump accusa il Messico di essere controllato dai cartelli e attacca Sheinbaum. Dopo Venez...
04/01/2026
Venezuela, Meloni rompe il fronte Ue: “Difesa legittima degli Usa”
Dopo il blitz americano che ha portato alla cattura di Maduro, Palazzo Chigi parla di azio...
04/01/2026
La Colombia convoca i Paesi latinoamericani dopo il blitz Usa
Dopo l’operazione Usa in Venezuela, la Colombia convoca i Paesi latinoamericani. Maduro de...
04/01/2026
Raid Usa in Venezuela, rivolta Maga e dem: la frattura interna
Il blitz americano in Venezuela spacca Washington: la base Maga protesta, i democratici pa...
04/01/2026
Venezuela, la nuova corsa al greggio: Big Oil fiuta l’Orinoco
Con 303 miliardi di barili e l’Orinoco come “cassaforte” del pianeta, il Venezuela torna a...
04/01/2026
Maduro in cella a New York: l’Mdc, il carcere “squallido”
Maduro trasferito al Metropolitan Detention Center di Brooklyn. Violenze, blackout, carenz...
Trovati 60 record
Pagina
9
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia