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L'Accademia dei virtuosi al Pantheon

- di: Francesco d'Alfonso

La Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon – il più antico sodalizio artistico nazionale – è una delle sette Accademie vaticane coordinate dal Pontificio Consiglio della Cultura, nata con lo scopo “di favorire lo studio, l’esercizio ed il perfezionamento delle Lettere e Belle Arti e di promuovere l’elevazione spirituale degli artisti”.
Fondata nel 1542 sotto la grandiosa cupola del Pantheon, la Pontificia Accademia dei Virtuosi, denominata in origine Compagnia, iniziò la sua attività sociale l’1 gennaio 1543. La sede fu la prima cappella a sinistra della basilica di Santa Maria ad Martyres – il Pantheon appunto – dedicata al patrono San Giuseppe di Terrasanta. Fu il primo sodalizio di artisti a Roma autorizzato da papa Paolo III, il quale, interrompendo di fatto il regime giuridico dei regolamenti medievali delle singole corporazioni, dava la possibilità a tutti gli artisti di appartenere ad una sola società. L’attività dei Virtuosi – ossia pittori, scultori, architetti – consisteva in pratiche religiose e in opere di assistenza. Fra i primi associati vi furono Taddeo Zuccari, Giacomo Barozzi da Vignola, Beccafumi, Antonio da Sangallo il Giovane; in seguito fecero parte del sodalizio i più importanti esponenti dell’arte di ogni tempo, anche stranieri: Pietro da Cortona, Rainaldi, Algardi, Borromini, Lanfranco, Preti, Velasquez, Juvarra, Vanvitelli, Valadier, Canova, solo per citarne alcuni. Pochi anni dopo la fondazione furono cooptati anche i musicisti, mentre nel 1995, papa Giovanni Paolo II ha aggiunto la Classe dei Letterati e Poeti e la categoria dei Cineasti nella Classe già esistente dei Pittori.
Fanno oggi parte dell’Accademia personaggi illustri, nazionali o internazionali, che si sono particolarmente distinti nel campo della Letteratura e delle Belle Arti, o negli studi affini ad esse: cinquanta sono gli accademici ordinari, di nomina pontificia e divisi in cinque classi, Architetti, Pittori e Cineasti, Scultori, Musicisti e Cultori delle Arti, Letterati e Poeti – tra essi, Santiago Calatrava, Paolo Portoghesi, Liliana Cavani, Mimmo Paladino, Franco Battiato, Alessandro D’Avenia –  mentre quarantanove sono gli Accademici ad honorem.
Oltre a rimettere in luce e a valorizzare il proprio illustre percorso storico, l’Accademia, su impulso del Pontificio Consiglio della Cultura, intende nuovamente promuovere, con i materiali e i metodi innovativi della creatività di oggi, i valori umanistici, spirituali e metafisici che sempre hanno fatto parte della missione artistica e dell’impegno della Chiesa Cattolica, ma che sono anche propri dell’arte di tutti i tempi.
Ne è convinto l’attuale presidente dell’Accademia, l’architetto Pio Baldi – docente di Restauro architettonico, già presidente del MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e Direttore generale e Soprintendente del Ministero per i Beni e le Attività culturali – il quale spiega che «tale compito è vivo e importante ancora oggi. Se negli ultimi anni l’Accademia si era concentrata prevalentemente nella ricerca e nello studio del suo glorioso passato, occorre ora proiettarsi verso un futuro di nuova creatività, in dialogo con il mondo dell’arte, dell’architettura e della cultura contemporanee».
Creare dunque un collante con la tradizione, ma soprattutto accrescere la ricerca e l’esercizio delle belle arti con i linguaggi più attuali, favorendo il rinnovamento dell’estro artistico attraverso le attività degli associati, sono dunque i punti cardine della nuova missione dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon.
«Una missione che riguarda la promozione dell’arte contemporanea tramite mostre ed eventi – precisa Pio Baldi –, i bandi di concorsi di architettura che, a differenza dei concorsi accademici tradizionali, saranno riferiti a situazioni concrete ed a problematiche urbane da risolvere, e infine la ricerca di finanziamenti, accordi e sponsorizzazioni per dare sostegno alle attività dell’Accademia».
«Si può condensare tutto questo – conclude il Presidente – in un’unica frase: Cinque secoli di storia verso il futuro».

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