La guerra russo-ucraina scatena la tempesta perfetta per le aziende partecipate statali: da ENI ed Enel, da Saipem a Leonardo, l' "effetto Putin" sui colossi italiani

- di: Redazione
 
L'onda lunga del conflitto russo-ucraino, che rischia di trascinarsi ancora per mesi affossando sempre più l'Europa in una situazione di perdurante debolezza nello scacchiere geopolitico, sta avendo pesanti ripercussioni anche nel nostro Paese, con importanti aziende a partecipazione statale che si trovano ad affrontare la tempesta perfetta, schiacciate da una parte dalla necessità di dare seguito alle misure imposte da Bruxelles per sanzionare la Russia, dopo l'invasione dell'Ucraina, ma dall'altra legate a doppio filo alla Federazione guidata da Vladimir Putin.

ENI: Il caso più lampante è rappresentato dall'ENI, partecipata al 25,96% da Cassa Depositi e Prestiti (il cui 82,77% è controllato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze) e per il 4,37% dallo stesso MEF. Nel solo 2021, rispetto al totale di gas approvvigionato, il 43% ha riguardato forniture provenienti dalla Russia, grazie principalmente a contratti long term siglati con Gazprom. Lo scorso anno le vendite di gas di ENI hanno raggiunto complessivamente 70,45 miliardi di metri cubi - di cui circa 30 miliardi di metri cubi dalla Russia, con 22 miliardi di metri cubi destinati all’Italia - ma la mutata situazione geopolitica ha rimescolato le carte. Come evidenziato dall'azienda guidata dall'AD Claudio Descalzi, "in un contesto in cui venga a mancare una fonte di approvvigionamento gas così importante come quella russa si crea una tensione tra domanda di gas (tendenzialmente invariata) ed offerta (in diminuzione). Pertanto, il mercato europeo, almeno in una fase transitoria, da un lato dovrà competere con gli altri mercati di consumo del gas (principalmente asiatici) per attirare sufficienti volumi di LNG, e dall’altro dovrà negoziare volumi incrementali di approvvigionamento via pipe. In entrambi i casi la sua posizione competitiva potrà risentirne, con prevedibili incrementi di prezzo".
Eppure dopo il 2020 - l’anno più difficile nella storia dell’industria energetica a causa della pandemia - nel 2021 ENI ha raggiunto risultati eccellenti ed 
accelerato la strategia di trasformazione facendo leva sull’integrazione di tecnologie, nuovi modelli di business e stretta collaborazione con gli stakeholders, ma la guerra in Ucraina, scoppiata a fine febbraio, rischia di riportare indietro le lancette dell'orologio.
"Eni sta monitorando l’evoluzione della crisi internazionale, operando nel rispetto di tutte le azioni sanzionatorie decise finora dalle istituzioni italiane ed europee" nei confronti della Russia, fa sapere ancora il Cane a Sei Zampe, che continuerà ad importare il gas russo pagandolo in euro, come previsto dai contratti. Per questo motivo l'azienda oggi fa affidamento su due conti correnti presso la banca di Gazprom, uno in euro ed uno in rubli, mossa che consente ad ENI di rispettare le decisioni di Bruxelles ed al contempo continuare ad importare il gas russo.

ENEL: Chi è invece intenzionata a sganciarsi dal mercato russo è la più grande utility italiana, Enel, il cui principale azionista è lo Stato (che tramite il MEF ne detiene il 23,6% del capitale sociale). A poche settimane dallo scoppio della guerra tra Russi ed Ucraina, l'AD Francesco Starace aveva chiarito che "con rammarico penso che dobbiamo cessare le attività”, aggiungendo che l’uscita dal Paese è “una questione di mesi”.
Le attività russe di Enel comprendono tre centrali termoelettriche a gas, con una capacità totale di 5.700 megawatt, oltre a diversi parchi eolici. “Nel primo trimestre del 2022, la validità del nostro modello di business ci ha consentito di realizzare solidi risultati in linea con le attese, minimizzando i rischi derivanti dal difficile contesto geopolitico ed economico, anche a tutela dei nostri stakeholders” ha detto ancora Starace commentando i risultati del primo trimestre 2022. Anche se l’attività europea della partecipata resta sotto pressione a causa delle oscillazioni dei prezzi del gas, sul versante interno la decisione di Enel di lasciare la Russia non avrà alcun impatto sul nostro Paese, dal momento che il Gruppo ha reso noto di non importare gas naturale dalla Federazione. L’azienda punta, entro il 2040, ad offrire esclusivamente sistemi di generazione di energia verde.

SAIPEM: Un'altra partecipata statale, Saipem, si allinea alle sanzioni imposte alla Russia a seguito dell'invasione dell'Ucraina. La Società, partecipata per il 30,54% da ENI e per il 12,55% da CDP, "continua ad operare nel pieno rispetto delle disposizioni in materia di sanzioni internazionali". La Società, uno dei più importanti fornitori di servizi a livello mondiale del settore della costruzione e manutenzione delle infrastrutture al servizio dell'industria energetica, con operatività nei cinque continenti "sta monitorando il continuo evolversi della situazione per valutarne gli impatti ed ha attivato e continuerà ad attivare in funzione dell’evoluzione della situazione le opportune clausole contrattuali a protezione dei suoi diritti e interessi, verificando con clienti e partners le modalità con le quali agire in conformità con l’evoluzione delle sanzioni introdotte". Come risposta all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, tra i progetti attualmente congelati - a cui Saipem aveva preso parte, così come SACE (la società per azioni controllata dal MEF ed attiva nell'export credit) - si annovera l'Arctic LNG 2, impianto di gas in Siberia che sarebbe dovuto entrare in funzione nel 2023, per poi arrivare a pieno regime nel 2026.

LEONARDO
: Leonardo, l'azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza - il cui maggiore azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze, che ne possiede una quota del 30,2% - figura invece tra i soggetti che, dopo i primi mesi di guerra, stanno registrando "accelerazioni con conseguenti opportunità". La Russia, avviando "un’azione offensiva - tuttora in essere - nei confronti dell’Ucraina", riferisce Leonardo, sta "generando profondi cambiamenti negli equilibri geopolitici ed economici mondiali. Il processo di integrazione e realizzazione di una Difesa e Sicurezza Europea e, nel contempo, l’incremento della spesa per la Difesa dei paesi UE e limitrofi, stanno avendo accelerazioni con conseguenti opportunità per le aziende operanti nel settore. D’altro canto, i rapporti con la Russia sono significativamente influenzati dalle numerose sanzioni logistiche ed economiche avviate dall’Unione Europea, da altri paesi e da altri Organismi Internazionali". Come riportato nel proprio Bilancio Consolidato, Leonardo "non risulta esposta in maniera significativa" e sta "attentamente monitorando la situazione per identificare eventuali conseguenze sulla propria situazione attuale e prospettica". A seguito delle sanzioni imposte dalla UE alla Russia, tuttavia, che hanno travolto la Superjet International, joint venture costituita al 90% dai russi di Sukhoi e dal 10% proprio da Leonardo, sono stati congelati beni per circa 150 milioni di euro.

SNAM: Tra le aziende partecipate, con il 31% in mano a Cassa Depositi e Prestiti, figura anche Snam. La società di infrastrutture energetiche rende noto che "non è attiva nel mercato russo e non detiene partecipazioni, anche in joint venture, in società russe. Al momento i flussi dalla Russia continuano senza interruzioni, ma l’incertezza e il timore di possibili implicazioni sul fronte degli approvvigionamenti hanno innescato una significativa crescita dei prezzi del gas e del petrolio". "La nostra infrastruttura di trasporto, stoccaggio e rigassificazione conferma la propria centralità nel complesso contesto geopolitico attuale", ha sottolineato l'AD di Snam, Stefano Venier. "Per questo siamo anche al lavoro per intraprendere le iniziative necessarie per contribuire alla sicurezza e per consentire la diversificazione degli approvvigionamenti in Italia e nei territori nei quali operiamo, restando nel contempo impegnati ad abilitare la transizione energetica e a raggiungere i nostri obiettivi di neutralità carbonica".

SACE: Il conflitto russo-ucraino rimbalza negativamente anche su SACE, partecipata al 100% dal Tesoro. La società specializzata nel settore assicurativo-finanziario e nell'export credit ha reso noto che al "l’esposizione diretta sulle aree geografiche interessate dal conflitto in corso (Russia, Bielorussia e Ucraina) è riconducibile a garanzie perfezionate relative ad esposizioni già a rischio (al netto delle cessioni in riassicurazione) per euro 225 milioni, al massimo aggravio della Riserva sinistri per 6,3 milioni ed a crediti da surroga per rischio commerciale valutati nel Bilancio 2021 per 53,6 milioni". Gli effetti dell’aggravamento di rischio "attualmente di difficile puntuale quantificazione alla luce dello stato di incertezza e della rapida evoluzione degli eventi in corso", potrebbero determinare per SACE "un impatto negativo sull’andamento tecnico futuro della Società, che verrebbe comunque assorbito, anche nello scenario più avverso, dalla capienza delle Riserve tecniche e Patrimoniali". Lo scoppio del conflitto ha infatti innescato "significativi effetti sull’intero comparto energetico italiano in termini sia di domanda che di offerta, rendendo necessario non solo un aggiornamento delle strategie per una transizione ecologica, ma anche un consolidamento di una partnership pubblico/privata rivolta al supporto ed al rafforzamento della filiera energetica".

SIMEST: Per Simest, la società controllata al 76% dal Gruppo CDP che sostiene la crescita delle imprese italiane attraverso l’internazionalizzazione della loro attività, il conflitto russo-ucraino - che ha portato ad un "improvviso contraccolpo del quadro geopolitico internazionale - "non dovrebbe determinare impatti diretti sulle attività e sul business della Società, che non ha attività produttive in Russia e Ucraina". Tuttavia, Simest detiene "6 partecipazioni in Russia per un valore di circa 6,6 milioni di euro con la presenza di garanzie bancarie per circa 1,5 milioni di euro, con un possibile impatto marginale ulteriormente mitigato, dalla presenza del Partner italiano obbligato al subentro nelle obbligazioni della società partecipata". Tra le partecipazioni di Simest, figurano quella autostradale Aie Rus, in condivisione con Anas International, quella nel settore metallurgico Maccaferri Gabions Cis, con il partner Officine Maccaferri, la CMK con Cellino Spa (ancora industria metallurgica), Sieroplast Rus con Sieroplast Global Services (petrolchimico), Old Mill Holding con Old Mill Holding Spa (petrolchimico) e Fondital con Fondital Spa (industria meccanica).
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Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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