Cultura, istruzione, ricerca ed innovazione per aiutare lo sviluppo

- di: Francesco Alessandria
 
Intervista a Francesco Miceli, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti
 
Presidente Miceli, parto da una dichiarazione che Lei ha fornito a caldo subito dopo l’elezione riportata dalla stampa, dicendo che vede la categoria impegnata “…nella ripresa e crescita dell’Italia dal punto di vista economico, sociale e culturale…”. Come “disegnerebbe” questa ripresa e crescita auspicata?

Da una parte abbiamo una situazione per cui anche la nostra categoria professionale nella sua espressione di governo, il Consiglio Nazionale, deve svolgere un lavoro di aiuto, di supporto alla ripresa del Paese. Questo significa che dobbiamo mettere in campo tutte le nostre idee, competenze e proposte che possono essere di aiuto all’insieme del sistema Paese. C’è uno spirito che in questo momento è rappresentato dal Go- verno di unità nazionale, e che vede il coinvolgimento di tutta la società attraverso un’azione forte, significativa, ma anche difficile, un impegno quindi non solo della governance, ma che deve coinvolgere l’intero Paese. In questo scenario, dobbiamo essere parte del processo in corso, con un senso di responsabilità sociale per il ruolo che noi svolgiamo. Dall’altra parte siamo anche interessati a far sì che la situazione di crisi e difficoltà scaturita dall’emergenza sanitaria, con il blocco di interi comparti dell’economia, lanci nuove sfide importanti da cogliere, e quindi nuove opportunità per cambiare e migliorare molte cose che impediscono al nostro Paese di crescere. Una delle priorità è data dalle strategie, purtroppo non ancora espresse, per creare le condizioni per un sostanziale miglioramento della quali- tà della vita nelle aree urbane.

Quali sono gli asset fondamentali per il rilancio del Paese e quanto è importante il concetto di transizione ecologica?

Certamente sono cultura, istruzione, ricerca ed innovazione, intesi come driver di sviluppo. Sono questi i principi che l’Europa ha lanciato attraverso il New European Bauhaus per costruire un ponte tra scienza e tecnologia, da una parte, e arte, architettura e cultura, dall’altra. Il fine è quello di riunire i saperi per far diventare realtà la transizione ecologica: ma solo se cultura, tecnologia e innovazione procedono di pari passo si potranno creare le premesse per la ripresa del Paese. Noi vorremmo portare il nostro contributo dentro nel percorso che si è aperto e la preoccupazione che oggi abbiamo, è che la gestione dell’operazione del Recovery Plan- che prevede una se- rie di impegni tra investimenti, obiettivi da raggiungere e tempi molto ridotti- alla fine offuschi quello che è il cuore centrale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che è il tema della costruzione della transizione ecologica.

A proposito del Pnrr, quali sono in temi che ritenete più importanti?

Ne potrei elencare molti, sicuramente la digitalizzazione, la modernizzazione del Paese, le grandi infrastrutture, di cui il 40% al sud. Spero che sia così, perché l’Italia potrà essere competitiva a livello internazionale soltanto se riuscirà a far crescere il Sud. L’elemento cardine in tutto questo è l’utilizzo delle risorse insieme al superamento delle barriere burocratiche verso una effettiva semplificazione.

Che idea vi siete fatti del decreto Legge Reclutamento, che serve appunto per le assunzioni per realizzare il Pnrr?

Il ministro Renato Brunetta vuole portare nella Pubblica amministrazione una realtà professionale di tecnici capaci e giovani, il che è una scelta giusta, ma non fa i conti con la disponibilità effettiva dei giovani che seguono altri percorsi. Spesso i giovani a cui ci rivolgiamo hanno altre idee, hanno percorsi in atto che ritengono più performanti rispetto a quello che può esserci in un meccanismo della PA. Il rischio è quindi che la selezione si faccia a ribasso e che quindi l’obiettivo sia solo parzialmente perseguito.

Il superbonus ha generato un forte incremento delle atti- vità della categoria, determinando un attivismo che non si vedeva da tempo. Cosa ne pensate?

Come categoria avremmo una proposta da fare, ossia unire al sistema Superbonus , e quindi alle agevolazioni fiscali, anche in- vestimenti pubblici. In questo modo si potrebbe intervenire- con progetti integrati, e non a spot- in aree urbane degradate che vivono una situazione di difficoltà, per trasformarle in aree efficienti.
Aree con la qualità degli spazi urbani, con le reti tecnologiche prodotte dall’energia alternativa: è in buona sostanza far vivere concretamente la transizione ecologica. Quei quartieri da luoghi degradati e arretrati quali sono oggi, diventeranno luoghi avanzati in cui ci sarà inclusione sociale e si assisterà all’apertura di attività economiche e sviluppo culturale.

La pandemia ha inevitabilmente imposto la rivisitazione di alcune funzioni della città. In particolare, quella dell’abita- re. Le nostre case si sono trasformate in luoghi di lavoro e di svago e, al tempo stesso, hanno stimolato attività di socializzazione dimenticate all’interno dei complessi condominiali. Cosa ne pensa?

È fondamentale il concetto di rigenerazione urbana, che deve coniugare ambiente e sviluppo, efficienza e inclusione sociale, che deve fondarsi su una visione capace di affrontare i temi delle periferie e dall’abitare sociale; dei centri storici e della mobilità; del ciclo dei rifiuti urbani e delle infrastrutture digitali; del valore degli spazi pubblici. Si tratta di un cambiamento culturale che ha al centro il rapporto uomo ed ambiente. L’Architettura può contribuire in modo significativo al miglioramento della qualità della vita, partendo dalla grande scala dei territori, delle città e passando a quella più piccola degli edifici e degli in- terni. È in grado di fornire risposte adeguate ai mutamenti dovuti alla pandemia, e a quelli ambientali, sociali e culturali del nostro tempo oltreché alla crisi climatica. Ha, quindi, una centralità nella promozione della cultura dello sviluppo sostenibile che insieme all’ eco-responsabilità rappresenta uno dei cardini della trasformazione della città.

In tema di funzioni urbane le TLC hanno consentito al Paese, ed a ciascuno di noi, di continuare a comunicare nei periodi bui del lockdown. Di fatto lo smart working ha subito un’accelerazione da molti auspicata. Pensa che sia stata una trasformazione reale oppure, passata la guerra, torneremo alle vecchie abitudini?

È importante ripensare al modello di città, di vita, proprio in virtù delle esperienze recenti, e mi riferisco in particolare al periodo del lockdown e allo smart working. Va studiato cosa cambia in termini di rapporto tra residenza e posto di lavoro. Ecco, questo sta accelerando il processo di comprensione che deve portare a definire quale futuro delle città. Penso onestamente che il modello attuale di lavoro che prevede la quasi totalità degli incontri e della gestione da remoto, continuerà ad avere un suo peso nel sistema delle attività in tanti settori. È un elemento che permette risparmio di tempo, prevede alti livelli di produttività, un minor dispendio di energia e una riduzione degli spostamenti e quindi dei trasporti, il che ha un impatto positivo anche sul tema dell’inquinamento. Il tutto ha certamente effetti buoni sulla vita della città, è però chiaro che non si può annullare una vita di relazioni umane che rimangono essenziali in una comunità.

Passiamo a temi altrettanto attuali ma di respiro diverso: il trasferimento delle competenze in materia urbanistica alle regioni segna delle criticità nella governance dei processi di pianificazione. Da tempo si auspica una nuova legge urbanistica che centralizzi la competenza. Che ne pensa?

Il tema delle riforme è fondamentale. Noi come architetti e come cittadini, siamo interessati alla Riforma fiscale e alla Semplificazione, ci teniamo quindi molto a dare un contributo sui temi della riforma. Ci saremmo quindi aspettati che in questo quadro generale fosse compresa anche una Riforma urbanistica, di cui c’è un grande bisogno e noi, in quanto tecnici, avremmo potuto o spero, potremmo dare, molti suggerimenti rispetto ai cambiamenti importanti da fare. Lo scenario entro cui il Pnrr opererà è città e territorio, è quindi indispensabile definire i nuovi strumenti del governo del territorio. Sarebbe necessario introdurre alcuni elementi di innovazione dal punto di vista urbanistico, in primis il passaggio da una logica della conformità a una logica della compatibilità: già attuando questo potremmo parlare di una grande “rivoluzione”. Questo significherebbe fare un salto in avanti notevole, avendo un piano strategico e realizzando ciò che è compatibile con quel piano strategico.

Un’ultima domanda sui giovani. Noi oggi parliamo di smart city, di TLC, di programmi di grafica avanzatissimi. Tuttavia, nelle esercitazioni di progettazione si coglie, tal- volta, che il sopralluogo vien fatto su Google earth. Ci si sta proiettando verso un nuovo metodo di progettazione e, quindi, di controllo del progetto?

Google earth è uno strumento straordinario, che consente di vedere delle cose che in fase di sopralluogo magari non si riesco- no a cogliere. Il sopralluogo però, rimane fondamentale, perché entrano in gioco altri fattori che una immagine o una foto, non riescono a trasmettere. Ritengo quindi sia necessario lavorare con entrambi gli strumenti, che sono complementari fra loro, un po’ come nel film Blow- up di Michelangelo Antonioni.

Il Magazine
Italia Informa - N°3 Maggio-Giugno 2021
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