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Fed in bilico: tassi tra attese di taglio e nervosismo sul dollaro

- di: Bruno Legni
 
Fed in bilico: tassi tra attese di taglio e nervosismo sul dollaro

Quando il verdetto sui tassi torna a far tremare i mercati.

(Foto: il presidente della Fed, Jerome Powell).

La prossima riunione del Federal Reserve (Fed), in calendario per il 9-10 dicembre, si presenta come un appuntamento decisivo. Dopo un periodo di incertezza, nelle ultime ore le scommesse su un taglio dei tassi sono tornate ad aumentare fortemente. Tra le voci che spingono in questa direzione figurano quelle di alcuni membri influenti del board, mentre sullo sfondo restano le attese per dati economici critici — vendite al dettaglio e indice dei prezzi alla produzione (PPI) — che potrebbero orientare la decisione finale.

Le spinte verso l’allentamento

In primo piano ci sono le dichiarazioni accomodanti di due figure chiave della Fed: Christopher Waller e Mary Daly. Waller ha dichiarato che un taglio a dicembre sarebbe opportuno, citando la fragilità del mercato del lavoro come motivo principale. Daly ha aggiunto peso a questo orientamento, ritenendo che l’equilibrio tra rischi inflazionistici e rischi legati all’occupazione penda ora dalla parte di chi favorisce la riduzione dei tassi. Queste posizioni, allineate a un clima di maggiore cautela, hanno alimentato la convinzione tra gli investitori che la Fed potrebbe effettivamente optare per un allentamento monetario.

Secondo il modello CME Group FedWatch, l’ipotesi di un taglio di 25 punti base a dicembre viene oggi prezzata con probabilità di circa l’85%. Alcuni addetti ai lavori ritengono che la decisione potrebbe essere solo l’avvio di un percorso: le intenzioni sarebbero quelle di valutare eventuali passi successivi in base ai dati in arrivo, fissando un approccio “riunione per riunione” a partire da gennaio. 

Dati economici ed effetto sul dollaro

Il ritorno dell’attesa su un taglio dei tassi ha già innescato reazioni sui mercati. Le valute alternative al dollaro — euro, yen, sterlina — hanno guadagnato terreno, mentre il biglietto verde mostra segni di indebolimento. Ma la mossa del dollaro sembra frenata dal fatto che gli operatori attendono con prudenza l’uscita di indicatori chiave: tra questi, le vendite al dettaglio statunitensi e il PPI, fondamentali per valutare la tenuta dei consumi e l’evoluzione dell’inflazione.

Se i dati dovessero confermare una debolezza del consumo interno (vendite in calo o deludenti rispetto alle attese) e una stabilità o moderata crescita del PPI, la narrativa a favore di un taglio Fed potrebbe rafforzarsi. In quel caso, il dollaro rischia di restare debole, a meno che altri fattori (rendimenti obbligazionari, avversione al rischio, flussi globali) non invertano la tendenza. Se invece i dati sorprendessero al rialzo, l’ipotesi di taglio verrebbe attenuata e la valuta Usa potrebbe ritrovare vigore.

Cosa dicono gli operatori finanziari

Tra gli analisti prevalgono posizioni prudenti e la raccomandazione alla cautela: secondo molti, non va escluso che la Fed decida di rimandare qualsiasi decisione a gennaio, aspettando nuovi elementi concreti. Alcuni attori del mercato, tuttavia, reputano un taglio imminente già la scelta più probabile — e scommettono su un effetto positivo per asset rischiosi come azioni e oro. 

In questo contesto, la settimana che porta al meeting della Fed si annuncia quindi decisiva: i dati macro in arrivo probabilmente determineranno la direzione dei mercati e del dollaro nel breve termine.

Il bivio di dicembre e le incognite

Il prossimo meeting del FOMC non è solo una questione di numeri: è una scommessa sul futuro dell’economia americana e globale. Da un lato c’è la volontà di sostenere consumi e occupazione, dall’altro la necessità di non favorire un ritorno dell’inflazione. La scelta — che potrebbe tradursi in un taglio, oppure in un rinvio — sarà osservata con attenzione dai mercati. Qualunque sarà l’esito, le ripercussioni su valute, mercati azionari e rendimenti obbligazionari potrebbero essere rilevanti.

Per ora, la bilancia pende verso l’allentamento. Ma la Fed — e il dollaro — attendono di vedere se i dati confermeranno davvero un indebolimento dell’economia. 

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