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Wall Street giù, Asia apre mista: tech e yen sorvegliati

- di: Matteo Borrelli
 
Wall Street giù, Asia apre mista: tech e yen sorvegliati
Banche e Big Tech frenano New York; Tokyo e Taiwan soffrono i chip, mentre Corea regge. Petrolio e oro fanno da colonna sonora a una seduta nervosa.

La chiusura di Wall Street ha lasciato sul tavolo un messaggio chiaro: la corsa di inizio anno non è un monologo, e quando arrivano le trimestrali delle banche e qualcuno prende profitto sui titoli più “affollati”, gli indici si ricordano che il rosso esiste ancora. Mercoledì 14 gennaio (ora USA), lo S&P 500 ha ceduto 0,53% a 6.926,60, il Dow Jones ha limato 0,09% a 49.149,63, il Nasdaq Composite ha perso 1,00% a 23.471,75. In controtendenza, il Russell 2000 delle small cap ha guadagnato 0,7% a 2.651,64, segnale di una rotazione interna più che di un “sell-off” generalizzato.

A pesare sul listino sono state soprattutto le banche e alcuni nomi tech ad alta capitalizzazione: i conti e le indicazioni sul margine d’interesse hanno raffreddato l’entusiasmo su diversi istituti, mentre nel comparto tecnologia è proseguita la presa di beneficio su titoli legati a chip e intelligenza artificiale. Il paradosso della seduta è proprio qui: “molti titoli” hanno retto, ma i “pesi massimi” hanno fatto scendere l’ascensore degli indici.

Ed è un copione che, con il fuso orario, si è visto rimbalzare in Asia nella mattina di oggi, 15 gennaio: la vendita sul tech si è allungata oltre il Pacifico, mentre ciclici e mercati più domestici provano a tenere la barra dritta. In sintesi, l’Asia apre “mista”, con un occhio ai chip e l’altro alla geopolitica, e con le valute (yen in primis) che diventano parte della trama.

Ecco l’apertura delle principali Borse asiatiche (livelli di avvio seduta): Shanghai Composite 4.106,22 (-0,48%), Shenzhen Component 14.158,66 (-0,63%), Hang Seng 26.972,36 (-0,10%), Nikkei 225 54.039,40 (-0,56%), KOSPI 4.710,28 (-0,27%), Straits Times 4.806,28 (-0,13%), S&P/ASX 200 8.847,50 (+0,30%), TAIEX (Taiwan) con un avvio indicato a 30.630,86.

Nel dettaglio, Tokyo resta l’epicentro emotivo della giornata: dopo i massimi recenti, il Nikkei apre in calo e nelle prime battute risente del clima di “rotazione” globale. Il quadro però è meno uniforme di quanto sembri: l’indice più ampio, il Topix, prova a fare il contrario, sostenuto dalla ricerca di titoli ciclici e più “value”. È la fotografia di un mercato che si sposta di corsia, non necessariamente che frena di colpo.

Su questo punto, un commento che circola tra i desk sintetizza bene l’umore: "C’è una rotazione in corso a Wall Street che pesa sugli indici, ma gli ‘internals’ tengono ragionevolmente bene", osserva Kyle Rodda (Capital.com). E aggiunge, in sostanza, che la forza dei ciclici — appoggiata a un outlook economico USA ancora positivo — sta “sorreggendo” la struttura del mercato.

Hong Kong parte leggermente sotto la parità: l’Hang Seng apre debole e paga l’umore sulle tech, proprio mentre la piazza si muove tra news societarie e il riflesso delle politiche monetarie globali. Shanghai e Shenzhen aprono in calo più marcato: qui pesa anche la sensibilità alle misure regolatorie e alle condizioni di liquidità, oltre alla solita volatilità “da sentiment” quando i mercati USA danno un segnale di risk-off sul comparto growth.

Seoul è il caso interessante: il KOSPI apre leggermente in calo, ma il mercato coreano resta sostenuto da un sottofondo macro e dalla lettura della politica monetaria domestica. La Bank of Korea ha lasciato i tassi invariati, e i trader leggono il segnale come un contesto più stabile sul fronte finanziario.

Australia apre invece in positivo: l’ASX 200 parte sopra la parità e guarda alle materie prime e all’energia, in una giornata in cui il petrolio torna a muoversi con decisione. Il punto, qui, è che le commodity possono fare da contrappeso quando il tech fa il broncio.

Sullo sfondo, la parte “macro & geopolitica” oggi è tutt’altro che decorativa. Dopo aver toccato picchi recenti, il petrolio ha ritracciato e il mercato ha risposto alleggerendo il premio di rischio. Anche l’oro — reduce da nuovi massimi — ha mostrato prese di profitto. In parallelo, lo yen ha rimbalzato dai minimi e il mercato resta in ascolto delle autorità giapponesi: "Prenderemo azioni appropriate contro movimenti eccessivi senza escludere alcuna opzione", ha avvertito il ministro delle Finanze Satsuki Katayama, riportando al centro la parola che fa tremare il forex: “intervento”.

Capitolo India: oggi, 15 gennaio, le Borse indiane (BSE e NSE) risultano chiuse per una giornata di stop alle contrattazioni legata al calendario rivisto delle festività (con impatto su equity e derivati). È un dettaglio operativo, ma importante: toglie un “pezzo” di liquidità dal mosaico asiatico proprio in un giorno in cui i mercati cercano direzione dopo la scossa del tech americano.

La notte Usa ha consegnato un’America che corregge sul tech e sulle banche, ma non rompe la trama (il Russell 2000 lo ricorda). L’Asia, in apertura, recepisce e rimescola: chi ha più esposizione ai semiconduttori soffre di più, chi ha leve cicliche e materie prime prova a reggere. Il copione della giornata — per ora — è quello di un mercato che cambia passo, non necessariamente che cambia storia.

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