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Adamuz, strage sull’alta velocità: Sánchez ferma l’agenda

- di: Bruno Coletta
 
Adamuz, strage sull’alta velocità: Sánchez ferma l’agenda

 Due treni coinvolti vicino Adamuz (provincia di Córdoba): almeno 21 morti e oltre 100 feriti, di cui circa 25–30 in condizioni gravi. Soccorsi nella notte e un punto fermo che inquieta tutti. Óscar Puente: “È un incidente tremendamente strano”. Pedro Sánchez: “Notte di profondo dolore per il nostro Paese”. 

È successo ieri sera, e la Spagna si è svegliata con una ferita che brucia: il disastro ferroviario di Adamuz, sulla direttrice AV tra Madrid e l’Andalusia, ha prodotto un bilancio pesantissimo (ancora soggetto ad aggiornamenti). Le autorità parlano di decine di feriti e di un numero di vittime che rende l’evento il più grave incidente ferroviario nel Paese dal 2013, quando la tragedia di Santiago de Compostela segnò il record nero degli ultimi decenni.

La sequenza, per quanto ricostruita finora, è da incubo: un convoglio operato da Iryo (in servizio tra Málaga e Madrid) ha deragliato e ha finito per invadere la linea adiacente, impattando con un treno Renfe (categoria Alvia) in transito nella direzione opposta. In pochi secondi la velocità è diventata violenza pura: carrozze deformate, sedili divelti, passeggeri che cercavano aria e vie d’uscita nel buio, tra sirene e polvere.

Il gestore dell’infrastruttura, Adif, ha descritto l’accaduto in modo netto: "Il treno Iryo 6189 Málaga–(verso Madrid) è deragliato ad Adamuz, schiantandosi sulla linea adiacente. Anche il treno (Madrid)–Huelva, che viaggiava sul binario vicino, è deragliato".

Nelle ore successive, il Paese ha ascoltato la voce del premier. Pedro Sánchez ha sospeso gli impegni istituzionali e ha mandato un messaggio che è insieme lutto e chiamata alla responsabilità: "Oggi è una notte di profondo dolore per il nostro Paese per il tragico incidente ferroviario ad Adamuz". Poi l’abbraccio alle famiglie: "Voglio esprimere le mie più sincere condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime. Nessuna parola può alleviare una sofferenza così grande, ma voglio che sappiano che tutto il Paese è con loro". E infine la linea operativa: "Tutti i servizi di emergenza stanno lavorando in modo coordinato senza sosta".

Anche la Casa del Rey ha seguito la vicenda minuto per minuto, esprimendo "grande preoccupazione" e aggiungendo: "Il nostro più sentito cordoglio ai familiari e agli amici dei deceduti, così come il nostro affetto e l’augurio di pronta guarigione ai feriti".

Sul terreno, la politica regionale ha fatto da cerniera tra soccorsi e gestione dell’emergenza. Il presidente della Junta, Juan Manuel Moreno (conosciuto come Juanma Moreno), ha seguito gli sviluppi e ha fornito un primo quadro sanitario. Ma la frase che fotografa la durezza del punto d’impatto arriva dall’assessore andaluso alla Presidenza e all’Interno, Antonio Sanz: "Ci sono almeno due o tre vagoni precipitati in un terrapieno di cinque metri ai quali è difficile accedere". E ancora, sul lavoro dei pompieri: "Sono riusciti ad accedere al terzo vagone, ci sarebbe un numero indeterminato di vittime".

Il nodo più sensibile, però, è la domanda che rimbalza ovunque: perché? Il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha scelto prudenza e durezza lessicale insieme, perché i dati preliminari non “tornano”. Davanti ai giornalisti ha scandito: "È raro, molto raro, è molto difficile in questo momento da spiegare". E soprattutto: "In questo momento non possiamo nemmeno speculare se sia stato il materiale rotabile o la via. Non lo sappiamo".

Puente ha insistito su un dettaglio che pesa come un macigno nell’inchiesta: "L’incidente è tremendamente strano, è su un rettilineo". E ha aggiunto che si tratta di una tratta rinnovata, con lavori completati nei mesi scorsi, e con investimenti importanti: un contesto che rende l’evento ancora più “anomalo” agli occhi dei tecnici.

Per non trasformare l’urgenza in processo sommario, il governo ha annunciato l’avvio di una verifica strutturata: una commissione d’indagine indipendente incaricata di stabilire cause, eventuali concause e catena decisionale (manutenzione, scambi, segnalamento, protocollo di controllo velocità, condizioni operative). È il passaggio chiave: non solo per attribuire responsabilità, ma per capire se esista un “buco” sistemico in un’infrastruttura considerata, fino a ieri, tra le più affidabili d’Europa.

Dal fronte dei soccorsi, la notte è stata un corpo a corpo con il tempo. Il capo dei vigili del fuoco di Córdoba, Paco Carmona, ha spiegato la differenza tra i due convogli coinvolti: l’evacuazione del treno Iryo è stata più rapida, mentre le carrozze del Renfe hanno presentato criticità estreme. La frase che sintetizza tutto è crudele e limpida: "Ci sono ancora persone intrappolate". E poi: "L’operazione si concentra sull’estrazione dalle aree molto strette… è un compito complicato".

Nel racconto dei passeggeri, emergono dettagli che trasformano la cronaca in pelle: vetri infranti con i martelletti d’emergenza, urla, telefonate spezzate, la sensazione di essere “inermi” in un sistema che promette controllo totale. Una viaggiatrice, María San José, ha descritto lo shock con parole nude: "Ci sono molti feriti. Sto ancora tremando".

La rete AV spagnola è un simbolo nazionale: migliaia di chilometri, velocità elevate, standard di controllo avanzati. Proprio per questo Adamuz ha l’effetto di una scossa: non demolisce la fiducia, ma la mette alla prova. E qui sta il punto giornalistico: questo non è “solo” un incidente. È una sfida aperta alla promessa implicita dell’alta velocità, quella per cui tecnologia e procedure riducono l’imprevedibile a eccezione remota. I dati di ieri sera, però, raccontano che l’eccezione può ancora prendere la forma di tragedia.

Ora la partita si gioca su due piani: il primo è umano (vittime, feriti, famiglie, identificazioni, sostegno psicologico); il secondo è tecnico-giudiziario (rilievi, scatole nere, registri di segnalamento, condizioni della via, manutenzione degli scambi, catena di comunicazioni). La Spagna pretende risposte, e le pretende in fretta. Ma soprattutto le pretende solide: perché, dopo Adamuz, ogni treno che riparte porta con sé una domanda in più.

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