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Rottamazione quinquies, decadenza dietro l’angolo: scadenze rigide

- di: Matteo Borrelli
 
Rottamazione quinquies, decadenza dietro l’angolo: scadenze rigide
Sconti sì, “cuscinetto” no: nella sanatoria 2026 il calendario non perdona. E anche chi paga può ritrovarsi fuori gioco per un dettaglio.

 

La rottamazione quinquies nasce con una promessa seducente: chiudere una parte dei debiti affidati alla riscossione pagando molto meno rispetto al totale originario. Il meccanismo, previsto nella manovra 2026 e incardinato nella Legge n. 199/2025, punta a tagliare dal conto finale sanzioni e interessi, lasciando in piedi soprattutto la quota “viva” del debito, cioè il capitale, più le componenti accessorie previste dalla norma.

Il perimetro, però, è tutt’altro che “a pioggia”. Rientrano i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, ma l’accesso è costruito soprattutto attorno agli omessi versamenti su dichiarazioni comunque presentate: in pratica, chi ha dichiarato ma non ha pagato (o ha pagato solo in parte). Nel pacchetto entrano anche gli omessi versamenti contributivi verso INPS, con esclusioni quando il debito nasce da atti di accertamento, non da semplice “mancato pagamento”.

Il vero cambio di passo è la durata del piano: si può pagare in un’unica soluzione oppure spalmare tutto fino a 54 rate bimestrali, cioè circa 9 anni. La prima (o unica) scadenza è fissata al 31 luglio 2026; poi, nel 2026 sono previste altre due finestre al 30 settembre e al 30 novembre. Dal 2027 in avanti il calendario si fa “da metronomo”: sei appuntamenti l’anno (fine gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre) fino al 2034, con il gran finale nel 2035 (31 gennaio, 31 marzo e 31 maggio). Sulle rate successive alla prima, maturano interessi al 3% annuo a decorrere dal 1° agosto 2026.

Fin qui, la parte “luminosa”. Il lato ombra è tutto nella parola che i contribuenti temono più di un estratto conto: decadenza. La regola è netta: si esce dai benefici se non si paga la prima (o unica) rata, oppure se si saltano due rate anche non consecutive. Ma attenzione: non serve nemmeno “saltare” davvero. Anche un versamento insufficiente (pochi euro in meno, un arrotondamento sbagliato, un F24 compilato male) può compromettere l’adesione. Il messaggio è brutale: la quinquies non punisce soltanto chi non paga, può punire anche chi paga “quasi” giusto.

Ed è qui che scatta la differenza più delicata con la precedente definizione. Nella rottamazione quater molti contribuenti hanno imparato a memoria l’“extra time”: quei 5 giorni che, in certe scadenze, rendono comunque tempestivo il pagamento se effettuato poco dopo la data prevista. Nella rottamazione quinquies la musica cambia: il margine di tolleranza non è il paracadute su cui contare. In altre parole, l’idea “se capita un intoppo, recupero in settimana” rischia di trasformarsi in un boomerang.

“Qui non basta essere in buona fede: bisogna essere puntuali al minuto, e soprattutto precisi sull’importo”. È il tipo di avvertimento che ricorre nelle letture operative e nei commenti degli addetti ai lavori in queste settimane, perché il problema non è teorico: basta un disservizio di home banking, un addebito non andato a buon fine o una disponibilità sul conto arrivata in ritardo per trasformare la rata in un errore irreversibile.

Quando si decade, l’effetto è immediato e molto concreto. Si perde lo “sconto” su sanzioni e interessi e si torna nella gestione ordinaria: ripartono i termini sospesi, l’agente può riattivare le azioni di recupero e l’orizzonte torna quello che molti volevano evitare. Le somme già pagate restano valide, ma come acconti sul residuo: aiutano a ridurre il dovuto, senza però mantenere i vantaggi della definizione. Tradotto: si paga comunque, ma si paga peggio.

Cosa fare, quindi, per non inciampare? La prima regola è quasi banale, ma è quella che salva: pagare in anticipo, non “a ridosso”. La seconda è ancora più antipatica: controllare l’importo al centesimo, perché l’errore più piccolo può essere il più costoso. La terza è strategica: scegliere un numero di rate davvero compatibile con entrate e liquidità. Un piano lunghissimo sembra leggero, ma aumenta le occasioni di errore e moltiplica gli appuntamenti critici. E se si usa la domiciliazione, conviene trattare il conto come una pista d’atterraggio: fondi disponibili con anticipo, niente sorprese.

C’è poi un punto spesso sottovalutato: la quinquies, per come è impostata, spinge a fare i conti non solo con il debito “oggi”, ma con la tenuta nel tempo. Nove anni sono tanti: cambiano lavori, famiglie, entrate, perfino le regole. Ecco perché il consiglio più utile, prima ancora della firma digitale, è un check realistico: quanto posso pagare davvero ogni due mesi, senza dover “sperare” che vada tutto bene?

La rottamazione quinquies, insomma, è un’opportunità potente ma non indulgente: premia chi è organizzato e penalizza chi vive di scadenze all’ultimo secondo. In un’epoca in cui tutto sembra negoziabile, questa sanatoria ha una regola non trattabile: o sei preciso, o sei fuori.

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