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Sciopero generale CGIL-UIL: troppo "politico" per ottenere qualcosa

- di: Redazione
 
Sciopero generale CGIL-UIL: troppo 'politico' per ottenere qualcosa
Di solito si dichiara uno sciopero, con la speranza di ottenere un risultato, seppure minimo o addirittura simbolico. Quello generale attuato oggi da CGIL e UIL ha avuto un altro profilo perché, nel momento stesso in cui è stato indetto, è apparso chiaro a tutti che non avrebbe ottenuto nulla, perché chiedeva, sostanzialmente, che il governo facesse un passo indietro sulla legge di bilancio, quando l'esecutivo ha detto e ripetuto d'avere già fatto il possibile. Quindi, risultati zero, ma solo perché altrimenti non poteva essere.

Sciopero generale CGIL-UIL: troppo "politico" per ottenere qualcosa

E allora, ci sarebbe da chiedere se non si sapesse andare oltre alla parole ed ai fatti, che senso ha avuto questo sciopero che pure ha raccolto molte adesioni?
La verità è che, anche se nessuno lo ammetterà mai, lo sciopero, sebbene motivato da una situazione del Paese molto più grave di quanto una certa narrazione tende ad accreditare, è stato ''politico'', senza volere dare al termine una accezione negativo o addirittura dispregiativa.

La protesta portata avanti da Cgil e Uil è sembrato un modo per ridare al sindacato quella funzione di ''guardiano'' delle azioni del governo che negli anni è sembrata diluendosi per tante ragioni. Anche perché da parte del sindacato è mancato quella capacità propositiva e propulsiva che lo caratterizzava qualche decennio fa e che nel tempo ha perso di forza, vuoi anche per le condizioni generali del Paese che non consentivano azioni eccessivamente muscolari.
Ma politicizzare una protesta, come sembrano avere fatto i promotori dello sciopero di oggi, potrebbe anche essere stata una mossa che, a lungo andare, rischia di dimostrarsi un atto di puro autolesionismo.
Perché, quando uno sciopero è generale, per sua natura riduce, quasi azzerandoli, gli spazi di confronto che il governo non riaprirà mai (almeno nel senso voluto dai due sindacati) perché non può certo dare l'impressione di essere impaurito da una protesta da cui, peraltro, si è sfilata la Cisl, che qualcosa conta.

L'impressione è che, sul tavolo di un confronto che s'è bruscamente interrotto, Cgil e Uil abbiano messo una posta molto più alta di quella di cui dispongono.
Le stesse parole pronunciate durante la protesta - "a dividere il Paese è l'evasione è l'evasione non lo sciopero" - sembrano essere state tirate fuori da un antico libriccino, di quelle che ricordano vecchie liturgie ormai dimenticate non per mancanza di ''sostanza'', quanto perché, dagli anni delle manifestazioni veramente oceaniche, anche la comunicazione verbale è cambiata.

Non sembrano essersene accorti Landini e Bombardieri che hanno deciso di andare fino in fondo, rendendo quindi solo ipotetico un gesto di buona volontà del governo.
Né, sul fronte padronale, sembra essersene accorto il presidente di Confindustria, Bonomi, le cui espressioni sembrano riportare indietro l'orologio delle relazioni industriali all'epoca dei sindacati gialli.
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