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Rincaro gasolio da gennaio, stop agli aumenti delle multe

- di: Vittorio Massi
 
Rincaro gasolio da gennaio, stop agli aumenti delle multe

Il punto in tre mosse

  • Multe: niente adeguamento automatico nel 2026, quindi importi invariati.
  • Carburanti: con il riallineamento delle accise, il diesel aumenta e la benzina si alleggerisce della stessa misura.
  • Rc auto: sale l’imposizione su alcune garanzie collegate (infortuni del conducente e assistenza stradale): possibile effetto sui prezzi finali.

Multe ferme: il congelatore si allunga (ancora)

Nel 2026 gli automobilisti non vedranno il classico “ritocchino” di gennaio sulle sanzioni. Il motivo è tecnico ma chiarissimo: viene rinviato l’aggiornamento biennale degli importi previsto dal Codice della strada (adeguamento legato all’inflazione).

Tradotto: divieto di sosta, Ztl, semaforo rosso, cinture e telefono restano con le stesse cifre che conosciamo oggi. La misura prolunga una scelta già ripetuta negli ultimi anni: l’adeguamento viene rimandato, con l’obiettivo dichiarato di evitare rincari automatici in una fase economica ancora delicata.

Dettaglio operativo: nelle ricostruzioni circolate in questi giorni, il rinvio sposta in avanti il momento in cui si ricalcolano gli importi, collegandolo al termine di dicembre 2026 (con effetti, salvo nuove proroghe, successivi).

Accise: diesel più caro, benzina più leggera (sulla carta)

Il cambiamento più immediato lo si vede in colonnina. Dal 1° gennaio scatta il riallineamento delle accise: l’imposta sul gasolio cresce di 4,05 centesimi al litro e, specularmente, quella sulla benzina si riduce della stessa misura.

Qui si apre il capitolo “effetto reale”. Sulla parte diesel l’aumento è semplice: si somma alla fiscalità e, con l’IVA, tende a tradursi in un rincaro percepibile. I calcoli diffusi in queste ore stimano che un pieno da 50 litri di gasolio possa costare circa 2,47 euro in più. Su base annua, ipotizzando due pieni al mese, la maggiore spesa viene quantificata in circa 59 euro per auto.

Per la benzina, invece, il vantaggio potrebbe essere più “timido”: alcune associazioni dei consumatori ricordano che in passato la diminuzione dell’accisa non si è sempre trasformata in un ribasso proporzionale alla pompa, soprattutto nei passaggi di mercato più turbolenti.

Perché si fa? L’allineamento viene presentato come un tassello della riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi: in pratica si riduce il vantaggio fiscale storico del diesel, portando le accise dei due carburanti verso la stessa quota.

Rc auto: la tassa sale su alcune garanzie “accessorie”

La terza leva è meno visibile, ma potrebbe pesare nel portafoglio: una norma collegata alla manovra prevede che l’aliquota per alcune componenti legate alle polizze Rc auto – in particolare infortuni del conducente e assistenza stradale – passi dal 2,5% al 12,5% per i contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026.

È un aumento secco dell’imposta su quei pezzi di copertura che molti automobilisti aggiungono alla Rc “base”. Se e quanto si trasferirà sul cliente finale dipende dalle compagnie e dalla struttura dei pacchetti assicurativi, ma il rischio di rincari è sul tavolo: quando cresce la tassazione, la tentazione di “spalmarla” sul premio è forte.

Il contesto, peraltro, è già caldo. I dati di vigilanza indicano che nel secondo trimestre 2025 il prezzo medio della garanzia Rc auto è stato 415 euro, in aumento su base annua; diverse associazioni sottolineano anche l’accumulo di aumenti rispetto al 2022.

Chi paga di più e chi (forse) respira

Chi usa diesel è il primo a sentire l’effetto: pendolari, flotte familiari, chi macina chilometri. Qui l’aumento è lineare e difficilmente “assorbibile” dal mercato nel breve.

Chi vive di multe (nel senso di chi le prende spesso) non avrà sorprese di listino: gli importi restano fermi. Ma attenzione: il congelamento non cancella i controlli né le sanzioni accessorie (punti, sospensioni, provvedimenti), che dipendono dall’infrazione e non dall’adeguamento all’inflazione.

Chi rinnova l’assicurazione potrebbe incrociare l’aumento d’imposta sulle garanzie accessorie: non è automatico che salga tutto, ma è un fattore in più in una Rc auto già in salita negli ultimi anni.

Cosa guardare nelle prossime settimane

  1. La pompa, non lo slogan: verifica quanto della riduzione benzina e quanto dell’aumento diesel finisce davvero sul prezzo finale.
  2. Il dettaglio in polizza: quando rinnovi, controlla voci e imposte su assistenza stradale e infortuni del conducente (spesso sono “piccole righe” che fanno la differenza).
  3. La data chiave delle sanzioni: il rinvio non è un addio: se l’adeguamento riparte, tornerà a farsi sentire più avanti.

Il quadro: il 2026 parte con un paradosso tutto italiano: le multe restano immobili, mentre il resto si muove. E quando si muovono carburanti e assicurazioni, il volante lo tengono sempre gli stessi: famiglie e pendolari.

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