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Produzione industriale, l’Italia riparte davvero? Istat: +1,5% a novembre 2025

- di: Anna Montanari
 
Produzione industriale, l’Italia riparte davvero? Istat: +1,5% a novembre 2025

Un segnale atteso, e per molti versi decisivo, arriva dai numeri Istat: a novembre 2025 la produzione industriale torna a crescere. L’indice destagionalizzato aumenta dell’1,5% rispetto a ottobre, mentre su base annua – al netto degli effetti di calendario – segna un +1,4%. I giorni lavorativi sono stati 20, gli stessi di novembre 2024, un dettaglio che rende il confronto più pulito e il dato più leggibile.

Produzione industriale, l’Italia riparte davvero? Istat: +1,5% a novembre 2025

È un rimbalzo che conta perché arriva dopo mesi di incertezza e perché tocca l’indicatore più osservato quando si parla di ciclo economico reale. La produzione industriale, infatti, non è solo un numero: è la sintesi di ordini, scorte, export, consumi e investimenti. Se sale, spesso significa che le imprese stanno rimettendo in moto capacità produttiva e domanda.

Il dato mensile: cresce tutto, traina l’energia
Nel confronto congiunturale, l’indice mensile destagionalizzato mostra aumenti in tutti i raggruppamenti principali. A guidare la ripresa è l’energia, con un balzo del +3,9%, seguita dai beni strumentali (+2,1%), dai beni di consumo (+1,1%) e, in modo più contenuto, dai beni intermedi (+0,1%).
Il quadro che emerge è quello di una crescita diffusa, non concentrata su un solo segmento. E questo è un elemento che il mercato legge con attenzione: quando crescono i beni strumentali, spesso significa che c’è un recupero legato a investimenti e produzione; quando crescono i consumi, si accende il termometro della domanda interna.

Il confronto annuo: bene strumentali, energia e intermedi
Guardando al dato tendenziale, cioè rispetto a novembre 2024, la produzione industriale registra un +1,4%. Anche qui il segnale è composito: aumentano i beni strumentali (+3,3%), l’energia (+2%) e i beni intermedi (+1,0%). A frenare sono invece i beni di consumo, che segnano un lieve -0,8%.
È un passaggio importante perché racconta una dinamica non perfettamente simmetrica: la parte più “industriale” e orientata alla produzione tiene e cresce, mentre la componente legata al consumo finale resta più fragile. In sintesi, la macchina produttiva accelera, ma la domanda dei consumatori non corre allo stesso ritmo.

Settori che salgono e settori che scendono: farmaceutica in testa
Nel dettaglio dei comparti, gli incrementi tendenziali maggiori si registrano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+8,7%), nella fabbricazione di computer, elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, misurazione e orologi (+5,8%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+5,1%).
Dall’altra parte, le flessioni più ampie riguardano la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,4%), la fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,1%) e la fabbricazione di prodotti chimici (-2,9%). Un mix che fotografa un’industria a due velocità: alcuni settori tecnologici e ad alto valore aggiunto spingono, altri restano in fase di correzione.
Il dato Istat, nel complesso, rimette al centro una domanda che inizia a circolare di nuovo: la crescita di novembre è un episodio isolato o l’inizio di una traiettoria più solida? La risposta dipenderà dai prossimi mesi, ma intanto l’industria italiana torna a dare un segnale positivo, e non è poco.

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