• Intesa Nov 24 8501

Morellato nel mirino dell’Antitrust: indagine sui limiti alle vendite online di gioielli e orologi

- di: Jole Rosati
 
Morellato nel mirino dell’Antitrust: indagine sui limiti alle vendite online di gioielli e orologi
L’Autorità garante della concorrenza accusa il gruppo di pratiche restrittive. Coinvolti marchi come Chiara Ferragni, Maserati e Trussardi. L’azienda assicura piena collaborazione.

L’indagine dell’Antitrust
L’Antitrust italiano ha avviato un’istruttoria formale contro Morellato, colosso nel settore della gioielleria e dell’orologeria, per una presunta “intesa restrittiva della concorrenza” legata alla vendita online dei suoi prodotti. Secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), guidata da Roberto Rustichelli, il gruppo avrebbe imposto ai suoi distributori autorizzati divieti stringenti sulla vendita attraverso piattaforme digitali terze, come Amazon o altri marketplace, riservando a sé stesso l’uso esclusivo di questi canali.
L’indagine si basa sull’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che vieta accordi tra imprese in grado di ostacolare la libera concorrenza. Morellato, che gestisce numerosi marchi prestigiosi – tra cui Sector No Limits, Philip Watch, Chiara Ferragni, Maserati e Trussardi – avrebbe incluso nei contratti con i rivenditori clausole che limitano l’accesso ai marketplace, favorendo solo i propri store online.

Le reazioni dei consumatori
Il Codacons, associazione di tutela dei consumatori, ha espresso sostegno all’intervento dell’Antitrust. “Qualsiasi limite alla concorrenza danneggia i consumatori”, ha dichiarato il presidente Carlo Rienzi. “I divieti imposti da Morellato riducono le possibilità di scelta e possono influire negativamente sui prezzi, creando un danno doppio per gli acquirenti.”
Secondo l’associazione, impedire ai distributori indipendenti di vendere su piattaforme terze limita la trasparenza del mercato e riduce le opportunità di confronto tra offerte diverse, con possibili ripercussioni sui costi finali.

La difesa di Morellato
In una nota, Morellato ha assicurato piena collaborazione con l’Agcm, pur difendendo la legittimità delle sue pratiche commerciali. “La società ritiene di aver sempre agito nel pieno rispetto della legge e delle migliori prassi del settore”, si legge nel comunicato. “L’obiettivo è garantire un’esperienza d’acquisto di qualità per i clienti.”
L’azienda ha inoltre precisato che confida in una risoluzione positiva del procedimento, una volta esaminati nel dettaglio i rilievi dell’Antitrust.

Un caso emblematico nel retail digitale
Quello di Morellato non è un caso isolato. Negli ultimi anni, diverse aziende sono state sanzionate per pratiche simili, soprattutto nel settore del lusso e della moda. Nel 2023, ad esempio, la Commissione Europea ha multato un noto brand di abbigliamento per aver impedito ai rivenditori di vendere su Amazon e eBay.
Secondo gli esperti, la crescita dell’e-commerce ha reso sempre più cruciale la regolamentazione delle vendite online. “Le restrizioni imposte dai produttori possono alterare il mercato, soprattutto quando coinvolgono marchi di largo consumo”, spiega Laura Bianchi, docente di diritto della concorrenza all’Università Bocconi. “L’Antitrust sta giustamente intensificando i controlli per garantire parità di condizioni tra i player.”

Cosa succederà ora?
L’istruttoria dell’Agcm potrebbe concludersi con un’assoluzione, una diffida o, in caso di accertate violazioni, con una sanzione. Intanto, il caso riaccende il dibattito sull’equilibrio tra controllo del brand e libertà di commercio nell’era digitale.

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