Retroscena, accuse e giravolte: il leader M5S sotto la lente.
(Foto: Giuseppe Conte).
In un’intervista al Foglio, fatta alla buvette di Montecitorio, mentre mangiava un’insalata, Giuseppe Conte ha dichiarato che, quando era presidente del Consiglio, Donald Trump faceva quello che lui gli intimava di fare, non come adesso che fa quello che gli pare. E, mentre si toglieva un residuo dell’insalata tra i denti, ha continuato dicendo che «se Trump invade il Venezuela è giusto che Putin continui a bombardare l’Ucraina perché quelli sono territori russofili e russofoni».
A mio giudizio Conte rappresenta oggi la quintessenza dello scadimento della classe politica italiana. Un personaggio venuto dal nulla, issato da Beppe Grillo fino a Palazzo Chigi e, come ogni “parvenu” che si rispetti, mollato con un calcio nei denti dal suo destino. Nel frattempo, perché il personaggio non è stupido, anzi, è furbo e senza nessuna remora né morale né tantomeno politica, si è costruito un partito a sua immagine e somiglianza. Cosa non nuova, visto che lo stesso hanno fatto Berlusconi, Meloni, Salvini e Schlein, tranne che per una “piccola” differenza: lui il partito se l’è preso in liquidazione, quando ormai la stella di Grillo era in caduta libera.
E non è che la sua presa di possesso abbia cambiato le sorti del Movimento 5 Stelle; infatti, elezione dopo elezione, le percentuali di voto diventano sempre più basse. Ma a Conte non interessa. A lui basta amministrare quel 10% che ancora gli assegnano i sondaggi, per far girare la Schlein intorno a sé stesso con la promessa, a giorni alterni, di costruire una sinistra unita in grado di scalzare la Meloni. C’è cascata la Schlein e ne sta pagando le conseguenze, così come prima di lei ci era cascato Salvini con la vicenda dell’Open Arms.
Al processo a Palermo, infatti, Conte, sentito come testimone dai giudici, ha infilato una serie di «non ricordo» che neanche nei processi americani a “Cosa Nostra” visti nei film di Scorsese. Che Salvini si meriti tutto il male politico possibile è dato per scontato, ma il calcio del mulo di Conte proprio no. Come fa un presidente del Consiglio in carica, che riassume in sé tutte le responsabilità politiche del governo, a dire che lui non c’entra nulla e che ha fatto e deciso tutto Salvini? Lui, Conte, che faceva? Dormiva, s’intratteneva a giocare a carte con Rocco Casalino?
Lo dico da tempo: Conte è un uomo cinico, pronto a cavalcare qualsiasi cosa pur di rimanere al comando e di non sparire nell’anonimato di qualche studio legale. Prima o poi se ne accorgeranno anche quegli italiani in buona fede che ancora credono alle balle che racconta in televisione, senza che nessun “giornalista” lo metta di fronte alle sue giravolte lessicali e politiche, come quella che Trump obbediva ai suoi desiderata.