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Migranti: il governo sbatte i pugni sul tavolo

- di: Redazione
 
Migranti: il governo sbatte i pugni sul tavolo
Alla fine di una caotica giornata, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto per provare a risolvere il caso del ritorno in Italia dei migranti condotti in Albania: la soluzione è stata approvare un decreto (che ha ovviamente forza di legge) rendendo così norma primaria l'indicazione dei Paesi sicuri per il rimpatrio.
I ''Paesi sicuri'', dagli originari 22, diventano 19, perché sono stati eliminati Nigeria, Camerun e Colombia.
In questo modo un giudice non potrà più disapplicare la norma, ma se la ritiene incostituzionale può fare ricorso alla Consulta. In attesa del vaglio del Quirinale sul provvedimento, nelle prossime settimane sarà messo alla prova dei fatti l'obiettivo dell'esecutivo. La cui strategia, ha chiarito Giorgia Meloni, resta "difendere i confini" e "ristabilire un principio fondamentale: in Italia si entra solo legalmente, seguendo le norme e le procedure previste".

Migranti: il governo sbatte i pugni sul tavolo

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, si è detto ''certo'' che il provvedimento riuscirà a dirimere ''un'annosa questione: serve a cercare un'accelerazione della procedura, per fare in modo che il ricorso alla richiesta di protezione non sia per la gran parte strumentalizzato per eludere il sistema delle espulsioni".
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dal canto suo, è convinto che la sentenza della Corte di giustizia europea citata dalle sentenze di Roma, "molto complessa e articolata e anche scritta in francese, probabilmente non è stata ben compresa o ben letta" dai giudici.
Tutto risolto? Difficile.

Innanzitutto, dal punto di vista tecnico, aver innalzato a primaria una norma che traeva la sua natura dal diritto comunitario – e quindi prevalente – può dare adito ad innumerevoli ricorsi, impantanando ancor di più in una condizione di incertezza le già pesanti procedure per i rimpatri.
Quanto allo scontro tra governo e giudici, questo è ormai una colonna sonora del nostro Paese, con qualsiasi governo e qualsiasi premier. Il potere esecutivo ha certamente preso il sopravvento su quello legislativo, e quindi molti giudici sono convinti, a torto o a ragione, che il potere giudiziario possa rappresentare l’unico argine allo strapotere della politica.

Ogni governo, dunque, ''inciampa'' in magistrati che ritengono i provvedimenti di legge contrastanti con altre norme; più spesso, vengono aperte indagini su esponenti politici o ad essi contigui che in molti casi sfociano nel nulla.
Uno scontro che certamente non fa bene al Paese. Ma, per tornare al caso Albania, che le cose fossero particolarmente complicate era abbastanza chiaro sin dall’inizio. Non solo per le risorse impiegate, o per la gestione dei centri albanesi, ma soprattutto per la congerie di norme che - giustamente - regolano i casi in cui si può concedere o negare l’asilo.

I migranti irregolari, sebbene clandestini, hanno dei diritti da far valere e si deve indagare a fondo se nei Paesi d’origine la loro situazione sia a rischio oppure no. L’operazione Albania ha però avuto degli aspetti propagandistici che hanno fatto premio su valutazioni più approfondite. I centri albanesi sono piaciuti molto fra i partner europei. Il caso italiano può essere non solo un esempio, ma anche un monito per non fare ulteriori pasticci.
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