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Dopo il crollo, la nebbia: cosa aspettarsi ora sui mercati. Le quattro variabili chiave

- di: Giuseppe Castellini
 
Dopo il crollo, la nebbia: cosa aspettarsi ora sui mercati. Le quattro variabili chiave

Analisti divisi tra paura di recessione e speranza di una mossa delle banche centrali. Prossimo snodo: la reazione dell’Europa.

Il doppio tonfo delle Borse di ieri e oggi — 1.241 miliardi di euro bruciati in Europa e 2.000 miliardi a Wall Street — ha fatto calare un silenzio denso sui mercati globali. Ma ora tutti si pongono una domanda sola: e adesso?
In assenza di segnali immediati di distensione tra Washington e Pechino, il futuro appare appeso a quattro variabili chiave: le banche centrali, le scelte dell’Unione Europea, la tenuta della domanda globale e le mosse dei giganti della finanza.
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Le banche centrali alla finestra (ma pronte)
Dopo il sell-off globale, gli operatori scommettono su un ritorno in campo delle banche centrali. La BCE, secondo gli analisti di ING e UniCredit, potrebbe anticipare il taglio dei tassi già a giugno, contro la previsione iniziale di settembre. Lo stesso mercato obbligazionario prezza questa aspettativa: i rendimenti dei Btp a 10 anni sono scesi ieri al 3,68%, mentre quelli tedeschi sono al 2,53%, con lo spread salito a 115 punti base.
Negli Stati Uniti, la Fed per ora tace. Ma secondo Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz, “la Federal Reserve si trova davanti a un dilemma: continuare a combattere l’inflazione o intervenire per evitare il panico. I futures sui Fed Funds prezzano una probabilità del 35% di un taglio a maggio, e del 72% entro luglio.
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L’Unione Europea valuta contromisure
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che “l’Unione Europea non può restare spettatrice mentre il commercio globale viene riscritto con atti unilaterali”.
Sul tavolo, a porte chiuse, una risposta a tre livelli:
1. Ritorsioni mirate contro alcune filiere statunitensi (in discussione: agri-food, aerospazio e big tech).
2. Attivazione di misure difensive nel quadro WTO.
3. Un piano straordinario di supporto per i settori colpiti, in particolare automotive e banche.
Il commissario al Commercio Valdis Dombrovskis ha dichiarato che “entro dieci giorni presenteremo una prima valutazione sull’impatto macroeconomico dei dazi e le opzioni possibili”. Tajani, dal canto suo, ha fatto sapere che “l’Italia non può pagare il prezzo di una guerra economica decisa altrove”.
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La domanda globale in frenata
L’indice PMI manifatturiero globale di J.P. Morgan ha mostrato il primo calo da sei mesi, attestandosi a 49,2 punti, sotto la soglia dei 50 che separa espansione e contrazione. La Cina, principale motore industriale, ha visto calare l’export del 3,9% su base annua a marzo, secondo i dati diffusi dall’Amministrazione Generale delle Dogane di Pechino.
La contrazione della domanda globale impatterà soprattutto sull’Europa, che vive di export. La Germania è in prima linea: secondo Commerzbank, “il PIL tedesco rischia di contrarsi dello 0,6% nel secondo trimestre se la guerra commerciale si prolunga oltre maggio”.
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Le big della finanza e la fuga dagli asset a rischio
Le grandi case di investimento stanno riducendo l’esposizione all’azionario. BlackRock ha tagliato l’allocazione azionaria nei suoi fondi bilanciati di un punto percentuale. Secondo un’analisi di Goldman Sachs diffusa oggi ai clienti, “l’asset allocation ottimale nel breve termine privilegia liquidità, obbligazioni sovrane europee e oro, con underweight su equity USA ed emergenti”.
Intanto, i fondi hedge hanno scaricato in massa titoli ciclici e bancari. Le banche europee, già colpite dai tassi bassi e dalla scarsa redditività, ora sono percepite come ad alta vulnerabilità. Deutsche Bank ha perso il 9% in due giorni, Société Générale oltre il 10%, e Intesa Sanpaolo il 7,8%.
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Il rischio sistemico e le parole che contano
“Questa fase è potenzialmente più pericolosa del 2008, perché non parte da dentro la finanza, ma può colpirla in modo trasversale”, ha affermato Nouriel Roubini a Project Syndicate. E Laurence Boone, chief economist dell’OCSE, ha ammonito: “Senza una rapida de-escalation, l’area euro rischia di entrare in una stagnazione prolungata” .

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Verso il G7: un possibile spartiacque
Gli occhi sono puntati sul prossimo vertice G7 in programma a Bari il 12 aprile, dove l’Europa — sotto la presidenza italiana — cercherà di rimettere al centro la difesa di un commercio multilaterale e regolato, mentre gli Stati Uniti potrebbero giocare la carta dell’ulteriore inasprimento.
Diplomatici francesi e tedeschi hanno già fatto sapere che chiederanno una dichiarazione comune contro “azioni commerciali unilaterali e destabilizzanti”. Ma con Trump alla Casa Bianca, l’unità di facciata rischia di essere solo un ricordo.
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In sintesi: gli scenari possibili
1. Distensione: un accordo USA-Cina entro poche settimane. Improbabile, ma auspicabile.
2. Normalizzazione progressiva: interventi delle banche centrali, risposta UE coordinata, mercati che si stabilizzano.
3. Escalation: nuovi dazi, ulteriore fuga dal rischio, recessione tecnica in Europa e contrazione globale.
Per ora, prevale la terza ipotesi. Ma in finanza, come in geopolitica, basta una frase, o una stretta di mano, per cambiare la direzione del vento.


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