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Meloni al vertice Nato: "Il modello è l’Italia, non la Spagna"

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Meloni al vertice Nato: 'Il modello è l’Italia, non la Spagna'

Nessuna apertura alla clausola di salvaguardia, nessuna imitazione del modello spagnolo. Al vertice Nato all’Aja, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha respinto i riferimenti critici dell’opposizione italiana e ha rivendicato la linea scelta dal governo: spese militari crescenti, ma sostenibili. “La Spagna ha fatto come noi”, ha dichiarato.

Meloni al vertice Nato: "Il modello è l’Italia, non la Spagna"

Il riferimento è all’impegno di Madrid, che ha annunciato il raggiungimento del 2,1% del Pil in ambito difesa. Il vertice ha chiuso con un accordo politico: portare tutti i Paesi Nato al 5% del Pil entro il 2035. Una soglia che ridefinisce le priorità di bilancio europee.

La clausola e i dodici Paesi che la vogliono

Dodici Stati membri dell’Unione europea, tra cui Germania, Francia e Paesi Bassi, hanno chiesto di attivare la clausola di salvaguardia prevista nei Trattati per avere maggiore spazio di manovra nel bilancio statale. Meloni ha escluso questa possibilità per l’Italia. Non ci saranno margini di disavanzo supplementari per compensare gli investimenti nella difesa. L’obiettivo dichiarato dal governo è non derogare alle regole, evitando ulteriori aperture sul fronte del debito. Secondo fonti vicine al Mef, la decisione è coerente con una strategia già tracciata nei documenti di finanza pubblica.

Difesa e politica estera, le due facce dell’impegno italiano
Meloni ha parlato anche della crisi in Medio Oriente. “Siamo impegnatissimi per il cessate il fuoco a Gaza”, ha detto. Fonti diplomatiche confermano contatti attivi con Egitto, Giordania e rappresentanze Onu. La posizione ufficiale resta in linea con le risoluzioni internazionali: due popoli, due Stati. L’Italia mantiene la linea di sostegno a Israele, ma spinge per una tregua umanitaria. Nessuna iniziativa autonoma, ma pieno allineamento con il quadro europeo.

L’opposizione e il nodo delle spese
In Italia, la linea del governo ha ricevuto critiche da parte di alcuni esponenti dell’opposizione. La proposta di “seguire la Spagna” non è passata inosservata. Meloni ha risposto senza mediazioni: “L’Italia ha già fatto la sua scelta”. La polemica ruota intorno all’equilibrio tra priorità economiche e obblighi internazionali. A bilancio, i fondi per la difesa sono in aumento, con una crescita stimata anche nel 2026. Secondo i dati del Documento di economia e finanza, il trend è già stato avviato.

L’assenza di cifre, la vaghezza del piano
Il governo non ha ancora comunicato ufficialmente in che modo intende raggiungere il 5% del Pil per la difesa. Non esiste un piano operativo pubblico. Nessun documento spiega tempi, modalità o compensazioni. L’impegno è stato dichiarato ma non dettagliato. Per ora, si parla di “incrementi progressivi” e “razionalizzazione delle spese”. Non sono previsti aumenti delle imposte né tagli espliciti ad altri capitoli di bilancio. Resta il nodo della compatibilità tra spesa militare e politiche sociali, già sollevato in sede parlamentare.

Un’agenda europea, una partita personale
Il vertice all’Aja non è solo un passaggio tecnico. Per Meloni si tratta di una tappa nella costruzione di un profilo europeo. La scelta di tenere il punto sul rigore fiscale la distingue da molti colleghi europei. In vista delle nomine per la nuova Commissione, la presidente del Consiglio punta a un ruolo rilevante. L’Italia si presenta come affidabile, pronta a rispettare i vincoli, anche a costo di rinunciare a margini di flessibilità. Il calcolo è politico: offrire garanzie in cambio di influenza.

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