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Meloni, Salvini e Tajani: più scorte, clima teso nei palazzi

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Meloni, Salvini e Tajani: più scorte, clima teso nei palazzi

Roma. Nei corridoi del Viminale e della Farnesina il segnale è chiaro: il clima politico non è dei migliori. L’allerta cresce, e con essa la protezione ai leader di governo. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno visto rafforzarsi la propria scorta. Una misura non sbandierata, comunicata in modo asciutto, ma che dice molto del contesto. «Abbassare i toni», è stato l’appello dello stesso ministro degli Esteri dopo il question time in Senato.

Meloni, Salvini e Tajani: più scorte, clima teso nei palazzi

Dietro le parole istituzionali c’è una preoccupazione concreta: minacce, tensioni, episodi di piazza che alzano il livello di rischio. Non una novità in assoluto, ma un segnale di nervosismo che attraversa maggioranza e opposizione.

Le opposizioni all’attacco
Mentre si rafforzano le misure di sicurezza, in Aula il confronto politico resta rovente. La capogruppo Pd ha criticato gli applausi della maggioranza durante la discussione sulla riforma della giustizia, accusando il governo di occuparsi delle proprie bandiere ideologiche invece che della guerra a Gaza. La polemica si intreccia con i dati reali: manifestazioni e proteste si moltiplicano, il conflitto mediorientale entra nei cortei italiani, alimentando una tensione già alta.

Per la premier, che ha fatto del controllo della scena pubblica un tratto distintivo, l’aumento della protezione è un paradosso: immagine di forza da un lato, vulnerabilità dall’altro.

Il contesto internazionale
Non è un caso che la decisione arrivi proprio mentre il quadro internazionale si fa incandescente. Ucraina, Gaza, Iran: ogni fronte alimenta reazioni, cortei, mobilitazioni. L’Italia, come altri paesi europei, è esposta a ricadute interne. Gli apparati di sicurezza registrano segnali e li trasmettono alla politica. Non solo potenziali minacce dirette, ma anche la possibilità di episodi isolati, di “lupi solitari” galvanizzati dal clima.

La tenuta della maggioranza
Dentro la maggioranza il rafforzamento delle scorte diventa anche occasione di narrazione. Salvini lo legge come conferma della durezza del clima, prova che l’opposizione soffia sul fuoco. Tajani predica equilibrio, ma intanto ribadisce la necessità di abbassare la temperatura del dibattito. Meloni sceglie il silenzio, lasciando che siano i fatti a parlare: più uomini intorno a lei, più auto blindate.

Il governo continua a marciare compatto sulle riforme, ma il nervosismo si avverte. Ogni segnale di allerta diventa occasione di scontro politico.

Una stagione fragile
La storia repubblicana ricorda altre stagioni di allarmi e scorte rafforzate. Oggi lo scenario è diverso, ma la sensazione di fragilità istituzionale resta. Le guerre fuori dai confini diventano moltiplicatori di tensioni dentro casa. La protezione extra per i leader non è solo una misura tecnica: è il riflesso di un paese che vive con il fiato corto, dove politica e piazza rischiano di incrociarsi in modi imprevedibili.

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