Marco Reggiani (Stogit-Aisca): "Italia protagonista della transizione ecologica globale"

- di: Redazione
 
Le grandi trasformazioni in atto nel mondo dell’energia, con l’obiettivo della transizione energetica che porti alla totale decarbonizzazione e all’accettazione piena dei principi Esg, i successi e gli ostacoli, la necessità di un incessante adeguamento della Corporate Governance per imprese sempre più sostenibili ed efficienti. Di questo ed altro parliamo con l’Avv. Marco Reggiani, Presidente di Stogit (Gruppo Snam) e di Aisca (Associazione italiana segretari del consiglio di amministrazione).

Intervista a Marco Reggiani, Presidente Stogit e Aisca


Dottor Reggiani, Stogit, di cui lei è Presidente, fa parte del Gruppo Snam, una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo, tra le maggiori aziende quotate italiane per capitalizzazione e in prima linea nella transizione energetica con obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione totale. Partiamo da qui, da questo snodo cruciale per il futuro del pianeta: quale è la trasformazione in atto nel mondo dell’energia, quali le leve di Snam per un modello di crescita sostenibile a tutto tondo, sia dal punto di vista economico che ambientale e sociale? Quale l’impegno per il cambiamento delle infrastrutture energetiche?
Il settore energetico determina circa i tre quarti delle emissioni globali di CO2 dipendenti dall’attività dell’uomo. Infatti, le aziende di tutto il mondo stanno cambiando il loro modo di produrre e distribuire energia, dandosi obiettivi chiari di decarbonizzazione. In questo percorso Snam contribuisce alla riduzione delle emissioni del sistema - 600mila tonnellate di CO2 evitate in Italia al 2024 - tramite i propri nuovi business (bio-metano, idrogeno, efficienza energetica, mobilità sostenibile) e, ancor più, si è data l’obiettivo delle zero emissioni nette di CO2 dirette e indirette al 2040.

L’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, ha affermato che l’Italia vuole essere in “prima fila nelle nuove tecnologie sostenibili a livello globale”. È un obiettivo davvero alla portata? In questo quadro, quali scelte compie il Piano industriale 2020-2024 di Snam, che prevede investimenti per 7,4miliardi di euro?

L’Italia ha davvero tutto per essere protagonista della transizione ecologica a livello globale. Siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa, abbiamo diverse aziende energetiche di eccellenza e un importante potenziale di generazione di rinnovabili, con una posizione geografica da naturale ponte infrastrutturale tra Europa, Nord Africa e East-Med. Penso che le competenze, le infrastrutture e gli investimenti di aziende come Snam saranno essenziali.

Stogit è il maggior player italiano ed europeo nell’attività di stoccaggio del gas, in cui opera in regime di concessione. Un ruolo cruciale, perché consente di compensare le differenze tra offerta e domanda di gas e quindi di garantire continuità di fornitura. Nello scenario della transizione energetica di cui abbiamo parlato, quale sarà il ruolo di Stogit. In altre parole, cosa sta cambiando e cosa cambierà per Stogit?
Lo stoccaggio è fondamentale per garantire la sicurezza energetica. Grazie alla più elevata capacità di riserve in Europa e al regime regolato, l’Italia è in condizioni migliori rispetto ai vicini del Nord per resistere a shock di prezzo o a problemi nelle forniture. Stogit svolge un compito prezioso per le famiglie e le industrie e potrà essere in prima linea nella transizione energetica. Tra l’altro, siamo al lavoro con primarie università per studiare la compatibilità dei nostri giacimenti con l’idrogeno.

Un processo ambizioso come quello della transizione energetica non si fa da soli, né a livello nazionale, né europeo, né mondiale. L’importanza degli accordi è cruciale. Quanto è importante la collaborazione strategica nel percorso verso la decarbonizzazione?
La collaborazione tra paesi e aziende è fondamentale per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette. In tal senso l’Europa può esercitare una vera e propria leadership climatica, ingaggiando altre aree del mondo nelle scelte strategiche per accelerare la decarbonizzazione, mentre le aziende devono mettere a fattor comune esperienze e competenze per accelerare lo sviluppo delle tecnologie e dei progetti.

Capitolo idrogeno. Se ne parla molto come ‘game changer’ della transizione energetica. Secondo un recente studio di Bloomberg New Energy Finance, i costi di produzione dell’idrogeno verde potranno scendere di oltre il 70% nei prossimi dieci anni. Come rimarcato dalla Iea (International Energy Agency) nel suo studio elaborato per il G20 in Giappone, non vi è mai stato un momento tanto opportuno per sfruttare il potenziale dell’idrogeno nella costruzione di un futuro mix energetico sicuro, pulito e sostenibile per tutti i consumatori. A suo parere, quali reali speranze si possono nutrire nel medio periodo sull’idrogeno e quali i progetti di Snam su questo fronte?
L’idrogeno era visto come il vettore energetico di un futuro che non sarebbe mai arrivato. In realtà, i progressi tecnologici e lo sviluppo delle rinnovabili come solare ed eolico stanno rimuovendo l’ostacolo principale: il costo. Varie strategie nazionali, ad esempio quella degli Stati Uniti di pochi mesi fa, affermano che l’idrogeno verde diventerà competitivo con le fonti fossili nel giro di pochi anni. L’impegno e i progetti di aziende come Snam -coinvolta anche nell’iniziativa Green Hydrogen Catapult insieme ad altre sei aziende di rilievo mondiale- saranno fondamentali.

Lei dal 2018 è Presidente di Aisca, l’Associazione italiana segretari del consiglio di amministrazione nata con l’obiettivo di promuovere le buone pratiche di governo societario tra le aziende italiane, sia nelle quotate in Borsa sia nelle realtà imprenditoriali medio-piccole o locali, valorizzando il presente e il futuro di un ruolo molto importante nel facilitare la semplificazione e la trasparenza nella corporate governance. Ci può presentare l’importanza del ruolo di Aisca e come l’Associazione lo concretizza nell’ottica degli obiettivi Esg?
Credo che il mercato premierà sempre più le società capaci di integrare, in modo concreto, i valori sociali e ambientali in un nuovo modello di business volto al successo sostenibile. In tale scenario, AISCA garantisce anzitutto un forum in grado di riunire e formare professionisti ed esperti che operano in differenti realtà. D’altro lato, promuove le best practice di una governance virtuosa e trasparente che sia fattore chiave di successo dell’impresa anche nel medio lungo periodo.

Collegandoci alla domanda precedente, lei ha parlato spesso dell’importanza del ruolo associativo per promuovere un’evoluzione volontaria dei modelli di governance che favorisca il corretto funzionamento dei processi decisionali e sia in grado di attrarre investimenti anche dall’estero, posizionandosi sempre più correttamente in linea con gli obiettivi Esg. Quali segnali stanno giungendo su questo fronte?
L’imminente revisione della direttiva europea sulla rendicontazione non finanziaria costituisce un passaggio ineludibile che rafforzerà le basi per gli investimenti sostenibili. I principi ESG diventano sempre più un faro per la normativa internazionale e consentono alle imprese maggiori opportunità di attrarre investitori e di accesso a risorse finanziarie. In definitiva, le aziende più avanzate nello sviluppare e rendicontare la dimensione della sostenibilità si riveleranno anche le più competitive.

Qual è, più in generale, l’attuale situazione italiana nella corporate governance? Cosa manca per raggiungere le best practices? Quale, in questo quadro, l’impatto del nuovo Codice di Corporate Governance?
Le novità introdotte dal Codice di Corporate Governance rappresentano uno stimolo di non poco conto. La sistematizzazione del tema della sostenibilità nella governance delle società quotate inquadra la creazione di valore a beneficio degli azionisti nella definizione delle strategie a lungo termine. In parallelo, penso che la formalizzazione del dialogo con i portatori di interessi rilevanti faciliterà un costante confronto sulle strate-gie d’impresa e sulla loro realizzazione.

Rispetto agli scenari di cui abbiamo parlato, cosa a suo parere ha cambiato strutturalmente l’emergenza da Covid-19?
Cominciamo col dire che non possiamo combattere la crisi climatica fermando tutto: avremmo una riduzione delle emissioni ma anche una crisi economica insostenibile se prolungata. La migliore risposta viene dalle soluzioni strutturali abilitate dalle tecnologie; al momento, le vie più praticabili sono un aumento delle rinnovabili e lo sviluppo delle cosiddette molecole verdi (idrogeno e biocarburanti). Si intravede una maggiore coesione internazionale: paesi che rappresentano circa il 70% delle emissioni globali di CO2, inclusi USA e Cina, si sono dati degli obiettivi net zero. E’ di buon auspicio per il futuro.

Un altro punto cruciale verso un mondo guidato dai criteri Esg: da oltre vent’anni la Convenzione dell’Ocse sulla lotta contro la corruzione, firmata da 44 Paesi, guida l’impegno internazionale per instaurare regole di concorrenza eque e paritarie per la prosperità delle imprese e dei cittadini. La Convenzione ha permesso di sanzionare circa 800 persone giuridiche e fisiche per corruzione estera, con almeno 125 arresti e oltre 500 indagini in corso in 30 Paesi. Qual è la situazione attuale e quale, in quest’ambito, l’impegno di Aisca?

L’impatto della Convenzione OCSE è sotto i nostri occhi e, in questo scenario, la legislazione italiana è all’avanguardia. Una riflessione è imposta dalla percezione della corruzione: come evidenziato da un sondaggio di Eurobarometro del 2020, secondo l’88% degli italiani la corruzione è un fenomeno diffuso nel Paese (contro una media Ue del 71%) e il 35% se ne sente danneggiato nella vita quotidiana, contro una media europea del 26%. Va raggiunto il più alto livello di trasparenza e controllo sulla spesa pubblica. A questo andrebbe affiancato un forte investimento nella cultura della legalità e del merito. A partire dal promuovere collaborazioni tra pubblico e privato, incluse associazioni come AISCA, ad esempio in materia di etica di impresa, e sinergie in grado di coinvolgere la società civile sin dal mondo scolastico e universitario. Penso debba essere un nostro lascito alle generazioni future.
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