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La Camera approva la separazione delle carriere: un passo storico per la giustizia italiana

- di: Bruno Coletta
 
La Camera approva la separazione delle carriere: un passo storico per la giustizia italiana
La Camera dei Deputati ha approvato oggi, in prima lettura, il disegno di legge costituzionale che prevede la separazione delle carriere nella magistratura italiana. Il provvedimento ha ottenuto 174 voti a favore, 92 contrari e 5 astenuti, segnando un passo importante nel dibattito sulla riforma della giustizia. La proposta, fortemente voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio (nella foto), punta a separare i percorsi professionali di giudici e pubblici ministeri, considerati due ruoli essenziali ma distinti nel sistema giudiziario.

Le reazioni politiche
Il ministro Nordio ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto: “È una giornata storica per la giustizia italiana. La separazione delle carriere non è solo il sogno di Silvio Berlusconi, ma anche il mio, da oltre trent’anni. Oggi iniziamo a scrivere una nuova pagina per il nostro sistema giudiziario.” Nordio ha ribadito che la riforma si ispira ai modelli delle democrazie anglosassoni, come Gran Bretagna e Stati Uniti, dove la separazione tra giudici e pubblici ministeri è una prassi consolidata.
Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia e sottosegretario di Stato alla Giustizia, ha sottolineato l’importanza del provvedimento: “Il voto di oggi sulla separazione delle carriere, il sorteggio al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’istituzione dell’Alta Corte rappresentano uno snodo epocale. Con questa riforma garantiamo maggiore indipendenza e imparzialità nel nostro sistema giudiziario.”

Il dibattito in Aula

Durante il dibattito in Aula, i sostenitori della riforma hanno argomentato che la separazione delle carriere è necessaria per evitare conflitti d’interesse e garantire un giudizio equo e imparziale. “È un atto di modernizzazione necessario,” ha dichiarato Pierantonio Zanettin di Forza Italia. “Abbiamo il dovere di allinearci agli standard europei e internazionali per una giustizia più efficiente e giusta.
Di parere opposto, i partiti di opposizione hanno espresso forti critiche. Federico Fornaro (PD) ha avvertito che la riforma potrebbe indebolire il ruolo della magistratura: “Stiamo rischiando di politicizzare ancora di più il sistema giudiziario. Questa riforma non garantisce una maggiore indipendenza, ma anzi aumenta il controllo della politica sulla giustizia.
Il Partito Democratico, attraverso le parole della deputata Debora Serracchiani, ha definito la riforma “un attacco all’autonomia della magistratura” e ha sottolineato i rischi di una potenziale deriva autoritaria. “Stiamo minando le basi della nostra democrazia,” ha dichiarato Serracchiani. “La separazione delle carriere non è una priorità per il Paese, che chiede invece una giustizia più veloce ed efficiente.

Le critiche dell’Associazione Nazionale Magistrati
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha espresso preoccupazione riguardo alle implicazioni della riforma. Il presidente dell’ANM, Giuseppe Santalucia, ha dichiarato: “Questa riforma toglie garanzie ai cittadini. Separare le carriere non significa garantire una maggiore indipendenza, ma piuttosto rischia di creare un sistema giudiziario meno equilibrato e più soggetto a pressioni esterne.”
Santalucia ha aggiunto che la riforma potrebbe ridurre la capacità dei magistrati di agire in maniera indipendente, mettendo a rischio il principio di uguaglianza davanti alla legge. “La separazione delle carriere potrebbe portare a una giustizia a due velocità, dove l’accesso alla giustizia equa diventa una questione di risorse e non di diritto.”

Prossimi passaggi legislativi
Il disegno di legge passa ora all’esame del Senato, dove sarà sottoposto a una seconda lettura. Per essere approvata definitivamente, la riforma dovrà superare un totale di quattro letture tra Camera e Senato. Se approvata, la legge costituzionale cambierà radicalmente l’organizzazione del sistema giudiziario italiano, un obiettivo che molti governi hanno perseguito negli ultimi decenni senza successo.

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