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Giovani: ansia, like e algoritmi, chi comanda davvero nella testa

- di: Vittorio Massi
 
Giovani: ansia, like e algoritmi, chi comanda davvero nella testa
Dai social che premiano l’ansia ai feed che manipolano l’umore: come le piattaforme digitali plasmano la salute mentale dei giovani.
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La trappola invisibile: quando l’algoritmo decide per noi
Nel 2025, la Gen Z vive immersa in un mondo digitale dove gli algoritmi dei social media non si limitano a suggerire contenuti, ma influenzano profondamente emozioni, comportamenti e autostima. Secondo un recente studio del Pew Research Center, il 48% degli adolescenti statunitensi ritiene che i social media abbiano un impatto principalmente negativo sulla loro salute mentale, un aumento significativo rispetto al 32% del 2022. 
Un’indagine condotta nel Regno Unito dalla British Standards Institution rivela che il 46% dei giovani tra i 16 e i 21 anni preferirebbe un mondo senza internet, evidenziando crescenti preoccupazioni per gli effetti negativi della vita online. 
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Il potere del like: una dipendenza emotiva
Il pulsante “like”, presente su quasi tutte le piattaforme social, è progettato per attivare il sistema di ricompensa del cervello, rilasciando dopamina e creando una sensazione di piacere. Tuttavia, la mancanza di “like” può generare ansia e depressione, soprattutto tra gli adolescenti. Uno studio dell’Università di Rochester ha dimostrato che ricevere pochi “like” può causare disagio emotivo e ridurre l’autostima nei giovani. 
In Australia l’introduzione del “like” è stata associata a un aumento del 70% delle ospedalizzazioni per autolesionismo tra le giovani donne tra il 2008-09 e il 2021-22. 
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L’algoritmo che alimenta l’ansia
Gli algoritmi dei social media sono progettati per massimizzare l’engagement, spesso esponendo gli utenti a contenuti estremi o negativi. Un rapporto del Surgeon General degli Stati Uniti evidenzia che i giovani che trascorrono più di tre ore al giorno sui social media hanno il doppio delle probabilità di sviluppare problemi di salute mentale, inclusi sintomi di depressione e ansia. 
Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato un aumento significativo dell’uso problematico dei social media tra gli adolescenti, passando dal 7% nel 2018 all’11% nel 2022. 
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Quando l’algoritmo promuove contenuti dannosi
Nonostante le promesse di protezione, le piattaforme social continuano a raccomandare contenuti inappropriati ai giovani. Un’indagine del Washington Post ha rivelato che gli account “Teen” di Instagram, progettati per offrire protezioni predefinite, hanno comunque mostrato contenuti sessualmente espliciti, problemi di immagine corporea e post relativi a disturbi alimentari. 
Su TikTok contenuti che promuovono disturbi alimentari, noti come “SkinnyTok”, continuano a proliferare, nonostante gli sforzi della piattaforma per rimuoverli. Alcuni creatori stanno cercando di contrastare questa tendenza, ma gli esperti avvertono che tali contenuti possono ancora influenzare negativamente gli utenti vulnerabili. 
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Verso una maggiore consapevolezza digitale
La crescente consapevolezza degli effetti negativi dei social media ha portato molti giovani a desiderare un cambiamento. In Australia, il 60% della Gen Z si sente a disagio nel prendere giorni di riposo per la salute mentale, e il 35% ha difficoltà a esprimere i propri sentimenti, spesso rivolgendosi ai social media o ai partner invece che a professionisti. 
Per affrontare questi problemi, è fondamentale promuovere l’alfabetizzazione digitale, incoraggiare l’uso consapevole dei social media e implementare regolamentazioni più rigorose per proteggere i giovani utenti.
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Gli algoritmi e l’effetto profondo sulla salute mentale dei giovani 
Gli algoritmi dei social media hanno un impatto profondo sulla salute mentale dei giovani, influenzando emozioni, comportamenti e percezioni di sé. È essenziale riconoscere questi effetti e lavorare collettivamente per creare un ambiente digitale più sicuro e sano.

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