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La prossima crisi? Ripensare la finanza oltre i banchieri

- di: Bruno Coletta
 
La prossima crisi? Ripensare la finanza oltre i banchieri
La prossima crisi? Ripensare la finanza oltre i banchieri
In un mondo in rivoluzione finanziaria, l’Europa prova a disegnare nuove garanzie — sfidando rischi vecchi in forme nuove.

Un allarme che non può restare silenzioso

Con quel punto interrogativo si è presentato a Francoforte il tema “The Next Financial Crisis?”: non la pretesa di prevedere il futuro, ma la volontà di capire come attrezzarsi. La spinta viene dalle trasformazioni tecnologiche della finanza: fintech, stablecoin, piattaforme e un settore non bancario che ridisegna il perimetro del rischio. L’idea di fondo è chiara: rischi antichi possono ripresentarsi con abiti nuovi.

Il boom (silenzioso) delle istituzioni non bancarie

Negli ultimi decenni le istituzioni finanziarie non bancarie (NBFI) sono cresciute fino a rappresentare oltre il 60% del sistema finanziario dell’area euro: fondi d’investimento, assicurazioni, fondi monetari, veicoli di cartolarizzazione. Domande cruciali emergono: chi interviene se un grande fondo entra in crisi? Ha senso un accesso condizionato alle lender of last resort? E con quali nuove regole di vigilanza per evitare azzardi e distorsioni?

Le banche e le sfide della discontinuità tecnologica

Il settore bancario tradizionale è messo alla prova dall’ascesa delle piattaforme: la tecnologia accelera la propagazione dei rischi e amplia le interconnessioni con le NBFI. Nell’eurozona le esposizioni delle banche verso il non bancario pesano in modo non trascurabile sui bilanci. Gli eventi del 2023 hanno mostrato come la dinamica dei social possa trasformare un timore in un bank run digitale in poche ore.

Quantitative easing, dipendenza e bolle: la tentazione dell’effetto collaterale

Gli strumenti espansivi — tassi bassi, acquisti di attività, liquidità abbondante — attenuano gli shock ma, se protratti, rischiano di innescare il ciclo boom and bust. Troppa liquidità alimenta imprese “zombie”, caccia al rendimento e bolle che prima o poi si sgonfiano. Quando i mercati confidano in un salvataggio, fiorisce il moral hazard. E la prossima frenata potrebbe essere troppo grande per finanza pubblica e banche centrali già sotto pressione.

Il nodo delle stablecoin e la sovranità monetaria

Le stablecoin promettono pagamenti veloci e costi ridotti, ma aprono dossier delicati: trasparenza delle riserve, meccanismi di rimborso, ruolo di attori privati nella moneta. Il rischio è una “privatizzazione” del denaro che aggira la cornice pubblica. Per questo in Europa si spinge verso regole chiare e applicabili, in parallelo al lavoro sull’euro digitale.

Trump, la Fed e il confronto trasatlantico

Negli Stati Uniti la discussione sull’autonomia della Federal Reserve e sull’eventuale spinta alle valute digitali private accende il confronto con l’approccio europeo, più ancorato alla stabilità e alla prevenzione del rischio sistemico. Una divergenza che potrebbe segnare il nuovo decennio finanziario.

Verso un modello europeo alternativo?

Dal dibattito emerge una rotta: “same activity, same risk, same rules”, vigilanza estesa agli attori non bancari, cooperazione internazionale e infrastrutture digitali pubbliche. L’obiettivo non è frenare l’innovazione, ma governarla affinché la finanza resti al servizio dell’economia reale.

Non basta reinventare la finanza, bisogna governarla

La domanda non è se arriverà una nuova crisi, ma quanto saremo pronti. Senza regole aggiornate e un perimetro chiaro delle responsabilità, tecnologia e denaro possono amplificare fragilità note. L’Europa ha avviato la discussione: il passo successivo è trasformarla in decisioni operative.

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