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Hamaui / Mediobanca: addio a Generali, ora la giungla è tutta sua

- di: Matteo Borrelli
 
Hamaui / Mediobanca: addio a Generali, ora la giungla è tutta sua
Il professore su lavoce.info smonta i miti del risiko bancario: “Altro che polo, qui si gioca a scambi di figurine”.
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Il risiko bancario? Un groviglio di potere e carta, non una strategia
Nel suo brillante intervento pubblicato sul prestigioso network economico lavoce.info, il professor Rony Hamaui (foto) – docente all’Università Cattolica di Milano e presidente di Intesa Sanpaolo ForValue – mette ordine nel caos apparente del risiko bancario italiano. L’offerta pubblica di scambio lanciata da Mediobanca su Banca Generali, in cambio del 13,1% detenuto in Assicurazioni Generali, non è solo una mossa finanziaria: è, come evidenzia il prof. Hamaui, “una liberazione da una partecipazione divenuta scomoda e sempre più ingombrante”.

Come cambia Mediobanca, cosa rischia Generali
Mediobanca punta a reinventarsi nel private banking, uscendo da un’era di potere incrociato che l’aveva vista a lungo al timone della compagnia triestina. Come afferma il prof. Hamaui, “l’istituto di Piazzetta Cuccia vuole diventare leader nel wealth management, con 210 miliardi di attivi e 2 miliardi di ricavi”. Un obiettivo ambizioso, ma fondato su una strategia chiara: abbandonare il ruolo ingombrante di grande regista e diventare specialista.
L’operazione – del valore di 6,3 miliardi di euro – prevede uno scambio azionario non ostile: “è probabile che sia stata concordata o almeno discussa preventivamente fra gli amministratori delle due società”, puntualizza il report su lavoce.info. Ma se Mediobanca può gioire, Generali rischia di ritrovarsi senza un azionista di riferimento, in balìa di equilibri instabili fra Del Vecchio, Caltagirone, Benetton e perfino Unicredit.

Una public company senza bussola
La fotografia offerta dal prof. Hamaui è impietosa: “Generali perderebbe il suo azionista di riferimento e diventerebbe sempre di più una public company con alcuni azionisti rilevanti, ma senza guida”. Un rischio per un gruppo già sotto pressione, che ora deve anche valutare come gestire il possibile incasso di 3,4 miliardi derivante dalla cessione di Banca Generali: “potrebbe fare un buyback o cercarsi un nuovo azionista”.
E mentre Generali tenta una complicata joint venture con Natixis nel campo del risparmio gestito – da cui Banca Generali è rimasta “provvidenzialmente fuori” – il mercato inizia a voltare le spalle. “Sembra punire il management, forse perché incapace di opporre una credibile resistenza all’offerta di Mediobanca”, scrive il prof. Hamaui con ironia pungente.

Un terzo polo? Ancora sulla carta (letteralmente)
“Carta contro carta”: così il professore descrive lo scambio azionario, smontando l’idea che ci sia una vera strategia industriale dietro queste mosse. Come sottolinea su lavoce.info, “un vero terzo polo bancario è ancora tutto da costruire”: Mediobanca e Monte dei Paschi non bastano. Servono fondamenta solide, non solo sinergie teoriche.
E l’assetto di Generali resta un rebus, mentre lo Stato mostra di volerci mettere sempre più il naso. “L’utilizzo garibaldino della golden power sull’operazione Unicredit-Banco Bpm ne è una prova”, ammonisce il prof. Hamaui.

Dalla foresta pietrificata alla giungla selvaggia
Il sistema bancario italiano – una volta una “foresta pietrificata” fatta di relazioni di potere consolidate – si è trasformato in una giungla. Una giungla, osserva il report su lavoce.info, dove “certezza e visione sono state sostituite da improvvisazione e istinto di sopravvivenza”.
Il monito finale del professor Hamaui suona come un appello alla razionalità: “Speriamo solo che il pragmatismo e il buon senso prevalgano. O, come dicevano i latini: consilio et prudentia vincitur”.

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