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Bogotà, Albanese spinge per l’isolamento globale d’Israele

- di: Vittorio Massi
 
Bogotà, Albanese spinge per l’isolamento globale d’Israele

Relatrice Onu dà una scossa: “Tagliare legami diplomatici, economici, militari”; accordi legali in un vertice da 32 nazioni.

(Foto: Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori Palestinesi).

In un contesto internazionale sempre più teso, la Conferenza d’emergenza convocata a Bogotà il 15 e 16 luglio dal presidente Gustavo Petro, sotto l’egida del “Gruppo dell’Aia”, ha visto l’intervento incisivo della relatrice speciale dell’Onu per i Territori Palestinesi, Francesca Albanese. La sua proposta è semplice, ma radicale: tagliare ogni tipo di legame con Israele – diplomatico, militare, economico e commerciale – per contrastare ciò che definisce un “genocidio sistemico” a Gaza.

Una coalizione globale contro l’occupazione israeliana

Il Gruppo dell’Aia, fondato il 31 gennaio 2025, comprende otto Stati del Sud del mondo: Colombia, Sudafrica, Cuba, Bolivia, Honduras, Malesia, Senegal, Namibia. La conferenza ha radunato 32 Paesi, inclusi attori di rilievo come Spagna, Cina, Irlanda e Qatar.

Obiettivi all’ordine del giorno:

  • Applicazione delle ordinanze di arresto del Tribunale Penale Internazionale contro figure israeliane come Netanyahu e Gallant.
  • Embargo sulle armi e blocco delle esportazioni connesse all’apparato militare israeliano.
  • Rafforzamento delle azioni legali basate sul parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, che ha dichiarato “illegale” l’occupazione israeliana.

Le parole dure di Francesca Albanese

Albanese, relatrice speciale Onu dal 2022, ha denunciato lo “smantellamento dell’ultima funzione Onu, l’assistenza umanitaria”, affermando che dietro i raid c’è una volontà di “provocare fame, spostamenti forzati o eliminazione deliberata” della popolazione palestinese.

Nel suo discorso ha criticato l’Europa, definendola “una confraternita di stati … guidati più da una mentalità coloniale… vassalli dell’impero statunitense”.

Dal palco di Bogotà, ha ribadito con forza: “Ogni Stato deve sospendere immediatamente tutti i legami con lo Stato di Israele… anche il settore privato”.

Una richiesta che arriva dopo la sanzione imposta dagli Stati Uniti – blocco dei beni, ritiro del visto e divieto d’ingresso – con l’accusa di antisemitismo e incitamento. Albanese ha risposto definendola “in violazione del diritto internazionale” e un “avvertimento a chi difende il diritto stesso”.

Reazioni e contesto geopolitico

  • Il presidente Petro – che a maggio ha rotto le relazioni diplomatiche con Israele, definendolo “genocida” – ha accolto l’intervento come “cambiamento epocale”, spostando il dibattito dalla condanna alla coesione multilaterale.
  • Il Sudafrica, co-organizzatore, mira a costruire un “nuovo centro morale” nella politica globale, forte dei ricorsi alla Corte dell’Aja per genocidio.
  • Critiche dalla comunità ebraica colombiana, che ha definito il gruppo “un remanente anticristiano” che mira a “lapidare l’unica democrazia del Medio Oriente”.
  • Sul piano umanitario, 58.000 morti palestinesi sono stati registrati da fonti locali. La conferenza chiede l’applicazione rigorosa delle misure provvisorie della CIG contro Israele, attive dal gennaio 2024.

Grande tensione, ma anche svolta diplomatica

Il vertice di Bogotà segna un momento di grande tensione ma anche di svolta diplomatica: una rete del Sud globale si mobilita per imporre strumenti reali al diritto internazionale – ordini di arresto, divieti commerciali, pressioni multilaterali.

Il vero banco di prova sarà la capacità di tradurre le dichiarazioni in leggi e rapporti concreti.

Nei prossimi mesi sarà cruciale monitorare:

  • l’adozione delle ordinanze dell’ICC in tribunali nazionali;
  • l’implementazione di embargo e restrizioni militari;
  • la reazione dell’UE e di altri paesi occidentali all’appello di Albanese.

In tensione tra diritto e geopolitica, Bogotà lancia una sfida al vecchio ordine: resisteremo alla “confraternita coloniale”?

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