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Mps incassa il controllo di Mediobanca: un colpo audace per Siena

- di: Giuseppe Castellini
 
Mps incassa il controllo di Mediobanca: un colpo audace per Siena
Mps incassa il controllo di Mediobanca: un colpo audace per Siena
Dopo anni travagliati, Monte dei Paschi rinasce e si prepara a rivoluzionare la scena bancaria italiana.

Banca Monte dei Paschi di Siena supera la soglia del 60% in Mediobanca e conquista il controllo di diritto della storica banca di piazzetta Cuccia. È una svolta che chiude simbolicamente la stagione degli errori e apre una fase nuova per il credito italiano.

Cosa è successo (e quando)

L’operazione era partita a fine gennaio con un impegno complessivo di 13,5 miliardi: 12,8 miliardi in azioni Mps e 750 milioni in contanti. La risposta del mercato ha consolidato la presa di Siena, che ha varcato la soglia decisiva portandosi a una quota idonea a imprimere il cambio di passo in governance, strategia e modello di business.

Il rafforzamento azionario ha una logica precisa: integrare la forte base retail di Mps con il perimetro investment & wealth di Mediobanca, costruendo un attore più solido e diversificato nel panorama nazionale.

Una vittoria strategica per Mps

Per Siena, che ha attraversato una crisi profonda culminata nel salvataggio pubblico, il passaggio di controllo è la consacrazione del progetto di polo aggregante. L’obiettivo è usare la piattaforma di piazzetta Cuccia per migliorare la redditività ricorrente, aumentare la qualità del capitale e irrobustire la capacità di collocamento verso imprese e famiglie.

La memoria degli anni bui resta un monito – dall’acquisto di Antonveneta alle perdite reputazionali – ma oggi la banca si presenta con processi più rigorosi, una disciplina del rischio più stringente e una visione industriale che mira a crescita e resilienza.

Le reazioni e gli scenari

La presa di controllo cambia la geografia del potere a Milano. Gli assetti apicali sono destinati a rinnovarsi: il nuovo azionista guida potrà incidere su consiglio, linee operative e priorità di business. In questa fase, la parola d’ordine è integrazione ordinata, evitando frizioni sul perimetro dell’investment banking e preservando le relazioni storiche di piazzetta Cuccia con il grande capitalismo italiano.

“Offerta inadeguata e priva di ragion d’essere industriale”, aveva sostenuto Mediobanca in una nota del consiglio nelle settimane della contesa. Oggi quella posizione lascia spazio alla necessità di definire una coabitazione funzionale e di allineare obiettivi e incentivi in chiave di lungo periodo.

Il governo, i grandi soci e le implicazioni fiscali

Il disegno è coerente con la spinta a un terzo polo bancario capace di competere con i campioni nazionali. Sul tavolo ci sono anche leve tecniche: al superamento delle soglie rilevanti, possono attivarsi benefici come i crediti d’imposta su poste pregresse, utili a sostenere capex, investimenti digitali e rafforzamento patrimoniale.

Il dialogo con i grandi azionisti e con le autorità di vigilanza ruoterà intorno a tre assi: stabilità dei conti, tutela della clientela, competitività del mercato. Tutto, con una regia che eviti sovrapposizioni operative e garantisca continuità ai team chiave.

Mps passa da simbolo di fragilità a protagonista 

Mps passa da simbolo di fragilità a protagonista della nuova stagione di consolidamento. La vera sfida, adesso, è tradurre la conquista del controllo in creazione di valore per azionisti e clienti, con sinergie misurabili, riduzione del costo del capitale e crescita organica nei segmenti a maggiore marginalità.

Il percorso si giocherà nei prossimi mesi, tra governance, esecuzione industriale e narrativa verso il mercato. Se l’integrazione sarà disciplinata e ambiziosa, la finanza italiana potrebbe ritrovarsi con un attore più forte e meglio attrezzato a reggere il confronto europeo.

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