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Del Vecchio raddoppia nei media: 30% del Giornale e sprint su Qn

- di: Marta Giannoni
 
Del Vecchio raddoppia nei media: 30% del Giornale e sprint su Qn
Del Vecchio raddoppia nei media: 30% del Giornale e sprint su Qn
Dopo l’ingresso nel quotidiano Il Giornale, LMDV apre la pista Monrif: l’idea è un polo editoriale “con capitale italiano” e più digitale.

Leonardo Maria Del Vecchio (foto) alza il volume nel mondo dei giornali e lo fa in due mosse, una dietro l’altra, come in una partita a scacchi giocata con l’orologio: prima l’ingresso in un quotidiano nazionale simbolico, poi l’assalto (in esclusiva) a un gruppo storico della stampa locale e nazionale.

Il punto di partenza è chiaro: LMDV Capital, il veicolo d’investimento di Del Vecchio, ha chiuso un accordo per entrare nel capitale de Il Giornale con una quota del 30%. E quasi in parallelo ha messo in tasca una esclusiva per trattare l’acquisto della maggioranza di un “gruppo editoriale italiano” attivo su quotidiani e piattaforme digitali a diffusione nazionale e locale: secondo diverse ricostruzioni di mercato, il bersaglio è QN/Monrif, cioè Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

La mossa uno: Il Giornale, quota 30% e un messaggio al settore

L’operazione su Il Giornale è più di un biglietto da visita: è un ingresso “con bandiera”, perché avviene al fianco della famiglia Angelucci e porta Del Vecchio dentro un marchio con una storia precisa nell’editoria italiana.

Il ragionamento industriale, almeno nelle dichiarazioni attribuite a Del Vecchio, ruota attorno a due concetti: capitale paziente e centralità del lavoro giornalistico. Il sottotesto è un avvertimento gentile ma fermo: se l’informazione diventa solo un sottoprodotto di feed, algoritmi e piattaforme, l’editore perde la partita a tavolino.

La mossa due: l’esclusiva su Qn/Monrif e il nodo del 60%

Qui la trama si fa più interessante, perché il secondo passo non è una semplice partecipazione: è una trattativa per la maggioranza. Le indiscrezioni più insistenti parlano di un obiettivo vicino al 60%, soglia che in molte architetture societarie equivale a mettere le mani sul volante senza ambiguità.

Il perimetro potenziale è quello di QN (Quotidiano Nazionale) e delle sue tre testate “di territorio” ma con un impatto che supera il campanile: Bologna, Firenze, Milano. A presiederne l’azionariato di riferimento è Andrea Riffeser Monti, che è anche presidente della Fieg. Un dettaglio che rende la partita doppiamente sensibile, perché incrocia business, rappresentanza e dinamiche di filiera.

Se l’esclusiva dovesse trasformarsi in accordo, Del Vecchio si ritroverebbe con un pacchetto di testate capaci di dare massa critica su tre leve decisive: lettori locali, pubblicità territoriale e abbonamenti digitali (dove la sfida è trattenere l’utente, non inseguirlo).

Il retroscena: il tentativo su Gedi e la partita (ancora aperta) con i greci

Questa accelerazione non nasce dal nulla. Solo pochi giorni fa Del Vecchio aveva confermato di aver presentato una proposta nell’ordine di 140 milioni per Gedi (il gruppo che pubblica, tra gli altri, la Repubblica e La Stampa), ma l’offerta non ha portato a un esito positivo.

Nel frattempo, sul dossier Gedi resta sullo sfondo una trattativa che guarda oltreconfine: Exor è data in dialogo con Antenna (gruppo media greco). E proprio questo punto spiega la narrativa “patriottica” di Del Vecchio: costruire un polo editoriale con capitale italiano mentre altri asset informativi rischiano di finire sotto controlli stranieri.

Perché ora: l’editoria tra margini sottili e svolta digitale

In Italia i giornali vivono una tensione permanente: i costi industriali non scompaiono, ma i ricavi si spostano (lentamente) dalla carta al digitale. Il risultato è una transizione che chiede investimenti proprio mentre i bilanci sono più fragili.

Da qui la parola chiave: scala. Un polo editoriale ha senso se porta sinergie vere (tecnologia, abbonamenti, dati, piattaforme) senza trasformarsi in una “fusione di ansie” che taglia qua e là e basta.

Per Del Vecchio, l’idea sembrerebbe essere un mix: testate nazionali per peso e agenda, testate locali per radicamento e fidelizzazione, e un livello digitale che non sia la copia in PDF della carta, ma un prodotto con identità propria.

Chi è LMDV Capital e cosa raccontano le mosse precedenti

LMDV Capital non è un oggetto misterioso apparso ieri. Negli ultimi anni ha collezionato investimenti in settori diversi, dall’hospitality al beverage, e ha fatto incursioni anche nell’audiovisivo.

Il punto, in questa storia, non è tanto l’elenco delle partecipazioni, quanto il metodo: Del Vecchio si muove come un investitore che vuole costruire piattaforme, non solo acquistare “pezzi”. L’editoria, con i suoi archivi, i suoi brand e la sua capacità di produrre contenuti originali ogni giorno, è una piattaforma naturale. Ma è anche una delle più difficili da rimettere in trazione.

Cosa può cambiare: scenari e incognite

Se la trattativa su QN/Monrif dovesse andare in porto, si aprirebbero almeno tre scenari:

  • Scenario industriale: investimenti su digitale, app, paywall, CRM e prodotti verticali locali per aumentare abbonamenti e ricavi pubblicitari qualificati.
  • Scenario politico-editoriale: inevitabili domande su linee, equilibri e indipendenza, perché quando cambia la proprietà cambia anche la percezione del lettore (e spesso del mercato).
  • Scenario di sistema: un polo può spingere altri editori a cercare alleanze o a difendere posizioni, accelerando un consolidamento che in Italia è sempre stato più sussurrato che realizzato.

L’incognita principale resta la più concreta: i conti. L’editoria non perdona i piani generici. Servono soldi, tecnologia, competenze e tempo. Ma soprattutto serve una promessa credibile al lettore: “ti do qualcosa che vale il prezzo”.

Il quadro con il 30% de Il Giornale e l’esclusiva per la maggioranza di Qn/Monrif, Del Vecchio prova a trasformare una serie di mosse finanziarie in un progetto editoriale. Ora la domanda è una sola: diventerà un polo, o resterà un puzzle di quote?

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