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Da non credere, gli Usa mettono i dazi anche ai pinguini e ai propri militari

- di: Bruno Coletta
 
Da non credere, gli Usa mettono i dazi anche ai pinguini e ai propri militari
L’America dei dazi secondo Donald Trump: “Nessuno è al sicuro”. Nemmeno le isole disabitate, i territori francesi e i propri militari.
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Se il nuovo protezionismo di Trump fosse una pièce teatrale, sarebbe scritta da Ionesco, diretta da Quentin Tarantino e sponsorizzata da Fox News. In quello che il presidente ha battezzato con enfasi biblica “Liberation Day”, gli Stati Uniti hanno imposto dazi a tutto e a tutti. E quando diciamo “tutto”, intendiamo proprio tutto: anche ai pinguini.
Sì, avete letto bene: i pinguini. Quelli delle isole Heard e McDonald, territorio australiano disabitato nel bel mezzo dell’Oceano Indiano Meridionale, sono finiti nella lista nera del Dipartimento del Commercio. Tariffa del 10%. Nessuna impresa, nessuna esportazione, solo ghiaccio e fauna selvatica. Ma tant’è: nella guerra commerciale totale di Trump, persino le colonie di pinguini imperiali sono un problema per la “greatness” americana.
“Nessun posto sulla Terra è sicuro”, ha ironizzato il premier australiano Antony Albanese. Ma non era solo una battuta.
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Dati taroccati e geografie da cartone animato
Fonti interne alla Casa Bianca – che hanno parlato a condizione di anonimato per evitare l’esilio a Jan Mayen – raccontano di un database economico elaborato “in fretta e furia”, con l’AI addestrata su mappe scolastiche del 1957 e articoli di Wikipedia in modalità casuale.
Risultato? L’isola di Norfolk (2.188 abitanti, 1.600 km da Sydney) colpita da una tariffa del 29%, cioè 19 punti percentuali in più del resto dell’Australia. E non è tutto: La Réunion, territorio d’oltremare francese, dunque UE, tassata fino al 37%. A Bruxelles sono cadute le brioches.
“Abbiamo riscontrato gravi pratiche sleali nel settore dell’export dei paesi europei e loro derivati insulari”, ha dichiarato il portavoce commerciale della Casa Bianca, con tono accigliato e una cartina del Risiko come supporto visivo.
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Jan Mayen: il nulla tassato al 10%
In Norvegia ridono amaro. Jan Mayen – isola rocciosa e disabitata, ex stazione baleniera oggi presidiata solo da militari norvegesi – ha ricevuto da Trump il “premio fedeltà” del 10% di dazi. Nessuno ci vive. Nessuno esporta nulla. Ma la logica è chiara: se c’è una bandiera straniera su una roccia, c’è un dazio.
E poi c'è Diego Garcia, base militare congiunta angloamericana. Anche lì, 10% di tariffa. Il paradosso? Trump ha messo i dazi sul suo stesso esercito.
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Perché?
Perché no, verrebbe da rispondere. Ma ufficialmente, secondo la Casa Bianca, la lista di territori sanzionati si basa su “analisi multilivello dei flussi commerciali critici in aree geoeconomiche sensibili”. Tradotto: hanno usato un generatore automatico di nomi a caso e poi dato tutto in pasto a un algoritmo ubriaco.
Intanto, Fox Business mostra grafici che dimostrano il successo dell’iniziativa: una freccia che sale, sopra la scritta “American dominance”, mentre sotto, in piccolo, si legge: “Fonte: dati forniti dalla campagna Trump 2020, versione aggiornata”.
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L’arte dell’improvvisazione
È il metodo Trump: si annuncia una guerra commerciale globale, poi si correggono i dati, poi si attacca chi corregge i dati, infine si accusa i pinguini di dumping.
Del resto, nel nuovo ordine mondiale made in Mar-a-Lago, la realtà è un dettaglio, la coerenza una debolezza, la geografia un’opinione. Non resta che aspettarsi i prossimi bersagli: le Isole Galápagos, il Mare della Tranquillità, forse anche la Luna.
E intanto, da un igloo delle isole Heard, un pinguino guarda verso ovest. Forse si sta chiedendo anche lui: “Ma che cavolo sta facendo l’America?”

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